BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Chi dice agli studenti che la virgola e il punto servono a capire la realtà?

Pubblicazione:

studentessa_scriveR375.jpg

Tra i mezzi meno complicati e che i secoli hanno dimostrato utili allo scopo, si può ricorrere all’antica retorica, che prescriveva l’inventio e la dispositio come le due prime operazioni per costruire una orazione. Di esse per i compiti scritti viene indicata normalmente solo la seconda, tradotta con il termine di “scaletta”, ovvero una sorta di ordine dei pensieri. La prima viene di solito trascurata, come se le cose da dire venissero da sole, senza alcuna educazione alla lettura corretta della traccia e a trovare materiale utile alle diverse possibilità per svolgerla in base al proprio punto di vista e alle informazioni di cui si dispone.


E’ così che tanti temi iniziano nel modo peggiore, con la definizione della parola centrale della traccia desunta dal vocabolario, per coprire malamente l’assenza di contenuti rielaborati personalmente. Può essere utile passare qualche ora in classe nell’esercizio individuale e comune, nel confronto e nella correzione di queste due prime fasi, alle quali si deve aggiungere poi la stesura vera e propria. La maggior parte delle tipologie proposte dall’esame di Stato, che orienta i compiti in classe dell’intero triennio, non facilita a parere di molti l’insegnamento e l’apprendimento di una modalità di scrittura corretta e argomentata. Ma con esse, e non con altre, occorre misurarsi, se si vuole dare al lavoro proprio e degli studenti un obiettivo pratico.


Con la loro introduzione il compito si è fatto più complesso e insieme più superficiale: le facoltà dell’intuizione e della sintesi sono quasi del tutto rese inattive, le capacità critiche vengono appiattite da citazioni di cui perlopiù si ignora l’origine storica e ideologica. Il mondo in cui viviamo è descritto anche da una cosa risibile come le prove di italiano dell’esame di Stato, cui è stato persino tolto il nome di esame di maturità. I rimpianti sono inutili ma, se le parole sono cose, non sarebbe inutile pensarci su un po’.
 

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
19/08/2010 - Le citazioni (sabina moscatelli)

Quanto ha ragione, Laura, nel Suo intervento. Io insegno inglese e quindi sono toccata solo indirettamente dal problema della produzione scritta. Tuttavia quando mi trovo a correggere le prove d'italiano, in sede d'esame di Stato, inorridisco di fronte all'incapacità manifesta dei nostri studenti di articolare un discorso e di esporre le proprie idee in maniera chiara. Del resto i colleghi di italiano non hanno certamente tutto il tempo che vorrebbero per coltivare anche tale competenza. Il dilagare delle citazioni a proposito e a sproposito è una piaga prodotta da internet, che ho più volte stigmatizzato anche in classe. Anche gli scrittori più felici si trovano declassati al ruolo di Baci Perugina, ormai avulsi da qualsiasi contesto. Resto fermamente convinta del valore di percorsi di lettura, sin dalla scuola primaria. Se non serve, almeno non nuoce.