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SCUOLA/ Clementine, nessuno la "capisce". Ma la patologia è degli adulti

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Clementine ha appena compiuto otto anni, ma per assomigliare a Margaret, la sua amica del cuore sostiene di averne già nove. Eh già, farebbe di tutto per essere uguale a lei e per essere da lei considerata e apprezzata. È disposta persino a tagliarle tutti i capelli quando della colla è finita su una ciocca e a colorarglieli con un pennarello rosso indelebile, con tanto di ricci disegnati sulla fronte per renderla più carina. Arriva anche a farsi tagliare i suoi di capelli e farseli colorare di verde, ovviamente con gli stessi ricci disegnati sulla fronte, in una sorta di rito di riparazione.


Peccato che a scuola gli insegnanti fatichino a capire cosa ci sia dietro queste (e altre) stranezze, soprattutto che non si tratti solo di espressioni irragionevoli di una bambina fuori controllo. «Clementine, devi stare attenta!», sono solamente buoni a ripetere in classe. E non si accorgono che invece lei è attentissima, magari a osservare ciò che le accade intorno piuttosto che guardare alla lavagna: altrimenti come farebbe a notare che la sciarpa della maestra ha una macchia d’uovo che assomiglia a un pellicano (e avrebbe fatto meglio a non dirglielo!) e che la signora della mensa e il bidello si baciano di nascosto?


Clementine di Sara Pennypacker, in libreria per Giunti Junior e destinato a bambini dai sette anni in su è un libro fresco come se ne trovano pochi in questo momento. Fresco nella presentazione di una bambina che i nuovi psico-pedagoghi dal furor-diagnosticandi si precipiterebbero a certificare come patologica (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività? Candidata alla terapia col Ritalin?), mancando di riconoscere che in fondo è solo una bambina che sta chiedendo qualcosa di importante per sé, in modo inefficace e senza essere compresa.

 

Clementine non è affatto Pippi Calzelunghe. Vero ha i capelli rossi e si presenta un po’ monella, ma le somiglianze finiscono davvero qui. Soprattutto non presenta quel senso di estraniazione dalla realtà che il personaggio della Lindgren spesso trasmette e che magari diverte anche, ma lascia un certo senso di amarezza, se non sgomento. Innanzitutto Clementine ha un papà e una mamma, presenti e attenti senza essere ossessivi, e poi ha delle amiche che le stanno molto a cuore e le interessano. Clementine sa bene che insieme agli altri – grandi o piccoli che siano - si sta meglio, si riesce a fare di più. Non si sognerebbe mai di pensare di farne a meno, anzi.

 

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