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SCUOLA/ Israel: nessuna alchimia didattica può sostituire l'incontro di maestro e allievo

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Per questo, il motto del Meeting evoca in me la necessità di un riequilibrio a favore del bistrattato cuore, dei suoi diritti, del sentimento, dell’intuizione, della spiritualità, che pure sono forme di ragione, in quanto essa non si riduce a mera razionalità di tipo scientifico. Forse è una mia personale interpretazione, ma non riesco a cogliere il senso di questo motto altro che in questa direzione e trovo particolarmente importante il richiamo all’idea che non basta la ragione ristretta del positivismo a condurci verso azioni veramente grandi e significative: ci vuole una visione più larga della ragione, che comprende una spinta che viene dal profondo della nostra anima e rappresenta quel che ci fa toccare, come uomini, la soglia della trascendenza.

 

C’è una dimensione fondamentale di questa spinta che può condurci a cose grandi, ed è la dimensione del rapporto interpersonale, del rapporto tra “me” e “l’altro”, così profondamente esplorato da Lévinas. Non è una cosa straordinariamente grande che, per un’intuizione del cuore, si possa incontrare un’altra persona, e con questa persona istituire un rapporto profondo, talora di amicizia, oppure anche un matrimonio da cui nascono dei figli? Non è soltanto una cosa grande. È un autentico miracolo, uno degli innumerevoli miracoli che disseminano la nostra vita quotidiana e che un eccesso di razionalismo positivo ci induce a considerare come eventi comuni al pari dell’acquisto di un giornale. L’incontro tra persone è l’occasione di eventi straordinariamente grandi. È l’occasione in cui, nello slancio reciproco, nel guardarsi negli occhi e capirsi, si stabilisce un terreno di intesa su cui poi la ragione può costruire poderosi edifici, mattone su mattone. Ma è necessario quell’incontro iniziale generoso e disinteressato, guidato soltanto dal cuore. Di tutto ciò dicono mille volte di più la tradizione filosofica, la letteratura, il romanzo, le riflessioni dei moralisti che non qualche balbettamento sui neuroni a specchio.

 

Ma non è di questo che voglio parlare, bensì di una delle manifestazioni più importanti dell’incontro tra persone: e cioè il processo educativo. I frequentatori del Meeting di Rimini conoscono bene l’importanza di questo processo, perché questo tema - sintetizzato nella nota formula del “rischio educativo” - è al centro del pensiero di don Giussani. A me il pensiero di don Giussani è sempre apparso come convincente e consonante con quel che penso, e in particolare, con le riflessioni di Hannah Arendt che considero un punto di riferimento. Per don Giussani, come per Hannah Arendt, l’educazione è in primo luogo un incontro tra persone in cui viene trasfusa al giovane una tradizione, un’immagine della società e della sua cultura, affinché egli acquisisca gli strumenti per agire liberamente. Perciò è un incontro tra un maestro e un allievo. La scuola non è autoformazione: come dice don Giussani, senza elevarci sulle spalle dei nostri predecessori non potremmo fare un solo passo. Il maestro non è un mero “facilitatore” o “animatore” come pretendono taluni oggi, bensì un rappresentante della società e delle sue tradizioni che si presenta come tale, con tutta l’autorità culturale e morale che ne deriva. In quanto “incontro” tra persone l’educazione è, in primo luogo, uno slancio del cuore.

 

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COMMENTI
22/08/2010 - Appiattire la scuola sul rapporto interpersonale (enrico maranzana)

La legge Moratti del 2003 ha dato al sistema scolastico una duplice finalizzazione: razionale, concepita come sviluppo di capacità e competenze; spirituale e morale "ispirata ai principi della Costituzione, e lo sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità locale, alla comunità nazionale ed alla civiltà europea". Perché filosofeggiare se il campo del problema è stato puntualmente circoscritto? Perché non puntare il dito verso coloro che non hanno onorato il mandato ricevuto? Perché non stigmatizzare la definizione degli obiettivi dell'apprendimento in termini di abilità e di conoscenze (CFR regolamenti di riordino) che disegna la scuola come una sartoria in cui la preparazione dei giovani si funda sul misurare e sul tagliare (abilità) trascurando l'attività progettuale (capacità)? La gestione scientifica del SISTEMA educativo di formazione e di istruzione e il rapporto interpersonale docente..discente si devono affrontare e risolvere su due piani differenti: il primo è stato chiuso nel 1974 con l'introduzione dei principi delle scienze dell'organizzazione (disposizioni che le scuole hanno sistematicamente eluso); il secondo, di natura affettiva, implica la credibilità, l'autenticità, la disponibilità, l'empatia del docente: questioni di dimensione smisurata.