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SCUOLA/ L'alleanza con le imprese che batte l'idelogia delle competenze

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Credo che una delle ragioni di questa situazione sia proprio legata alla sterilità del dibattito di questi anni. Da un lato una mentalità licealista che contrappone da decenni theoria e techne continua a ritenere, senza alcun rispetto delle diversità di apprendimento delle persone, che i giovani debbano andare a scuola il più a lungo possibile anche quando è evidente che essa risulta essere sostanzialmente un parcheggio.

 

L’esito di questo atteggiamento è sotto gli occhi di tutti, abbiamo il maggior tempo di transizione tra la scuola e il lavoro dei paesi OCSE (il primo inserimento è situato in media al venticinquesimo anno di età e per oltre il 45% delle persone sino a 35 anni esso non ha alcuna attinenza col percorso scolastico svolto in precedenza), la popolazione attiva che ha terminato la scuola secondaria superiore (68%) è di 18 punti più bassa della media Ocse e di 32 rispetto alla Germania, e anche nei più giovani (25-34 anni) resta rispettivamente di 11 punti e di 17 punti, i tassi di dispersione sono altissimi e come detto mancano le figure professionali richieste dalle imprese.

 

Dall’altro si fa largo una concezione che vede nell’impresa l’unico soggetto abilitato ad educare e a facilitare l’acquisizione di competenze. Anche qui non sfugge il tratto ideologico dell’approccio che mostra una debole conoscenza del nostro tessuto produttivo (fatto prevalentmente di imprese piccole) e delle sue capacità di conseguire autonomamente tali risultati.

 

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COMMENTI
23/08/2010 - I sintomi servono per formulare la diagnosi (enrico maranzana)

"Nasce la domanda sul perché dopo 10 anni che si parla di politiche attive esse continuino a ristagnare nel nostro paese". La situazione delineata è una costante del nostro sistema scolastico, un sintomo di un malessere grave e generalizzato. Alcuni esempi: l'orientamento del servizio verso le competenze è entrato nel nostro ordinamento scolastico cinquant'anni fa .. il dibattito in corso su questo giornale indica come la scuola non abbia tenuto in alcuna considerazione la volontà del legislatore, rimanendo ancorata al modello definito all’inizio del novecento. L'organizzazione scientifica del lavoro scolastico, introdotta nel 1974, non ha prodotto alcun cambiamento: tutto è rimasto parcellizzato e scoordinato. L'autonomia delle scuole che postula la progettualità come cardine del servizio è rimasta lettera morta, snaturata. L’ostacolo che si frappone all’adeguamento del servizio al contesto socio-economico contemporaneo è stato individuato: l'inerzia dei dirigenti scolastici che hanno omesso di convocare gli organismi di governo della scuola per deliberare e concretizzare adempimenti obbligatori.