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SCUOLA/ L'alleanza con le imprese che batte l'idelogia delle competenze

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A fronte di questi 2 atteggiamenti poco realisti è cresciuta negli ultimi 2 anni un’ostilità verso il sistema formativo descritto ripetutamente nella migliore delle ipotesi come un mondo autoreferenziale avente come solo scopo quello del proprio mantenimento e nella peggiore come un covo di banditi dediti a tangenti e truffe (si veda per esempio l’articolo comparso giovedì scorso su Repubblica).

 

Occorre uscire dalla sterilità di queste contrapposizioni tra scuola e sistemi formativi, e tra sistema educativo e sistema imprenditoriale. Occorre lavorare per una grande alleanza tra i sistemi educativi (scolastici e della formazione professionale) e il sistema delle imprese. Ma per farlo ci vuole coraggio, perché è vero che a fianco di tanti enti (soprattutto del privato sociale) e tante persone (che sono la maggioranza) competenti, appassionate desiderose di educare e trasmettere saperi, ci sono numerose mele marce. Ci sono prassi nell’attribuzione delle risorse pubbliche che non premiano il merito, ma nel migliore dei casi si basano solo sul passato, nel peggiore dipendono da clientele di vario tipo. Se non si affronta questo nodo le eccellenze non potranno mai emergere e il livellamento verso il basso sarà inevitabile.

 

Ma cari politici, funzionari, intellettuali, etc, pare difficile pensare che molti di voi non conoscano queste situazioni e allora se non si agisce e perché non si ha il coraggio di governare, si teme la piazza o la reazione dei garanti dei diritti di pochi rispetto a quelli di tutti o si ha paura di perdere fette di consenso a dir poco opaco. Il mondo della formazione si deve mettere in discussione, ma per farlo ha bisogno di una prospettiva chiara, di sapere che i suoi sforzi saranno riconosciuti se saprà portare i risultati che da esso ci si attende. E non si trovi la scusa delle risorse scarse, essa è debole per almeno 2 ordini di motivi. Il primo è che se si intraprende la strada di premiare il merito e di penalizzare chi non produce risultati i risparmi saranno ingentissimi e tali da garantire le risorse per lo sviluppo di un sistema adeguato. Il secondo più di natura culturale risiede nella capacità di distinguere un investimento (qual è quello sull’educazione) da un costo.



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COMMENTI
23/08/2010 - I sintomi servono per formulare la diagnosi (enrico maranzana)

"Nasce la domanda sul perché dopo 10 anni che si parla di politiche attive esse continuino a ristagnare nel nostro paese". La situazione delineata è una costante del nostro sistema scolastico, un sintomo di un malessere grave e generalizzato. Alcuni esempi: l'orientamento del servizio verso le competenze è entrato nel nostro ordinamento scolastico cinquant'anni fa .. il dibattito in corso su questo giornale indica come la scuola non abbia tenuto in alcuna considerazione la volontà del legislatore, rimanendo ancorata al modello definito all’inizio del novecento. L'organizzazione scientifica del lavoro scolastico, introdotta nel 1974, non ha prodotto alcun cambiamento: tutto è rimasto parcellizzato e scoordinato. L'autonomia delle scuole che postula la progettualità come cardine del servizio è rimasta lettera morta, snaturata. L’ostacolo che si frappone all’adeguamento del servizio al contesto socio-economico contemporaneo è stato individuato: l'inerzia dei dirigenti scolastici che hanno omesso di convocare gli organismi di governo della scuola per deliberare e concretizzare adempimenti obbligatori.