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SCUOLA/ C'è un'ideologia di Stato che vuol "gestire" lo stupore

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Il Seicento scientifico, l’illuminismo, il marxismo, il positivismo, il Novecento ideologico del comunismo, del fascismo, del nazismo hanno pensato - in termini molti diversi, si intende - il destino delle generazioni dentro un’ipotesi di signoria progressiva della terra e della storia e di una geometrica potenza dell’uomo nuovo. Lo Stato è di venuto lo strumento di questo progetto. Pertanto si è impadronito, a partire dal Settecento, del rapporto educativo tra le generazioni, ha piegato il tradizionale Trivium/Quadrivium dentro un assetto rigido di discipline, che ha organizzato, compartimentato, “disciplinato” il sapere umano. “Disciplina”: parola quanto mai ambigua, se per tutta una prima fase storica le politiche dell’educazione vennero poste alle dipendenze dei Ministri dell’interno e dell’ordine pubblico. Qui si segnala il passaggio dall’autorità come leadership educativa verso il sapere umano a autorità come costrizione amministrativa.

  

Il progetto di potenza, la riduzione del destino dell’uomo nell’orizzonte della polis, il ruolo decisivo dello Stato hanno generato gli apparati educativi moderni, nei quali il dato antropologico originario è stato manomesso e piegato. Ci interroghiamo, oggi, angosciati e increduli sulle ragioni che portano i ragazzi 0-10 anni all’apertura felice verso gli orizzonti infiniti della conoscenza e i ragazzi 11-19 anni - si intende che la scansione cronologica è del tutto schematica - alla noia; sulle cause che trasformano le scuole da centri di crescita del sapere in fabbriche tayloristiche della noia.


Certo, i saperi ci sono, bene organizzati, somministrati in modo ordinato e consequenziale via curriculum, gestiti nell’ordinamento amministrativo. Ma è troppo evidente che dal punto di vista dei ragazzi - che passano serialmente al cospetto di insegnanti, che a loro volta si avvicendano serialmente sulle cattedre - questo sapere è costituito ormai di materiali intellettuali inerti, che ingombrano la mente, senza nessuna relazione effettiva con la propria apertura al mondo e senza nessi di significato.


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COMMENTI
24/08/2010 - Il fariseo e il pubblicano (enrico maranzana)

Il 22/8 commentando l'intervento del prof. Israel, non pubblicato su questo giornale ma visibile sul forum scuola della stampa.it, ho segnalato l'origine dell'appiattimento del problema educativo e ho identificato nella professionalità dei docenti il nodo principale da sciogliere. Si tratta di una riflessione valida e pertinente anche per questo scritto: si parla di massimi sistemi ma ci si dimentica della quotidianità e non si cercano gli impedimenti che ostacolano l'ammodernamento del servizio. (CFR su la stampa.it il mio commento all'articolo di ieri di Odifreddi). Perché l'articolista non si domanda perché le norme sul'autonomia, che decentrano tutte le responsabilità formative e educative alle singole scuole non hanno trovato significativa applicazione, snaturate a questione di tipo burocratico amministrativo?

RISPOSTA:

Perchè l'autonomia non ha funzionato? Non credo che dobbiamo ripeterlo ad ogni articolo che scriviamo. Per tre ragioni: a) è un'autonomia puramente funzionale, coerentemente con la logica dei Decreti Bassanini; perciò è puro decentramento, a priori bloccato dentro i binari dell'interpretazione e della pratica burocratica che del decentramento fornisce l'apparato ministeriale. b) la cultura del personale amministrativo, delle Direzioni scolastiche, dei dirigenti e dei docenti è centralistica. c) la politica, di centro-sinistra e di centro-destra, salvo lievi eccezioni, si è limitata a prendere atto dello stato di cose. Luigi Berlinguer con il DPR 275 del 1999 ha provato a smuovere le acque, molto audacemente. Ma è stato sopraffatto dall'apparato burocratico, dai sindacati, dalla sinistra reale. Giovanni Cominelli