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SCUOLA/ Si può “insegnare” a scrivere? Sì, ma la tecnica non basta…

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Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

Certe manifestazioni di comunicazione mediatica scoraggiano persino perché sono la fiera del non senso: se tutto è relativo, se la verità non esiste, allora non c’è niente di importante da conquistare e da mostrare ad altri, e domina il non-senso. A che scopo distinguere il bello dal brutto? Invece, ad avere occhi, persino in un oggetto banale la realtà ci sfida continuamente: anche solo nei particolari, ci mostra quante cose si possono vedere diversamente dal solito, tanto da rimanerne stupiti.

 

Se si guarda all’esperienza, se si guarda a ciò che ci circonda, a ciò che immediatamente ci colpisce, anche le cose semplici sono interessanti. La descrizione di oggetti minuti, come una semplice puntina da disegno o il meccanismo di funzionamento delle lancette dell’orologio, è estremamente impegnativa e richiede lealtà con il dato. Qualunque ragazzo, se guarda alla propria esperienza, sa descrivere quello che lo circonda, sa raccontare qualcosa. Naturalmente a patto che ci sia qualcuno interessato a leggere quello che lui scrive.

 

Saper guardare però non è scontato e richiede allo stesso modo una educazione. In ogni caso, è il primo modo di mettere in movimento quella che viene chiamata creatività: reagire di fronte alla realtà, che si pone come fonte inesauribile di scoperta.

 

Spesso non si riesce a scrivere, tanto è il disordine interiore. Non si riesce a mettere in fila le frasi e i pensieri, tanta è l’abitudine a dire “qualsiasi cosa” a ruota libera, e la desuetudine a una qualche “disciplina”, intesa come disciplina sportiva, cioè allenamento richiesto per raggiungere una meta. Dare un significato consiste nel trovare un ordine, collegare le parti perché abbiano un senso, una direzione: il senso è letteralmente la direzione del movimento, dove il percorso di scoperta fa da guida.

 

Per questo non c’è errore peggiore che pensare lo scritto come la versione grafica del parlato: pagine e pagine senza un capoverso, senza una costruzione pensata, come un torrente in piena.

Quando si scrive, le esperienze e i fatti, i pensieri e le osservazioni vengono messe su una linea, e ciò significa che vengono disposte secondo un ordine almeno temporale, prima-poi, e questo già di per sé dà ordine, perché assegna un posto a ciascuna cosa.

 

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COMMENTI
11/07/2013 - "relativo" (Daniele Guerrieri)

"Tutto è relativo" non vuol dire che niente è importante, ma che ogni cosa, con le sue distinte peculiarità, è riferita a... Altrimenti sarebbe tutto un minestrone indistinto e questo, sì, è un messaggio che passa spesso dai media. Questo a proposito di fedeltà al dato ;-).

 
03/08/2010 - Grazie. (Umberta Mesina)

Questo articolo è bellissimo (mi scuso per la banalità dell'aggettivo) e mi ha esaltato in parecchi punti, soprattutto quando parla di lealtà con il dato, che può essere una reazione di chimica inorganica così come la descrizione del mercato settimanale. Anch'io provo a insegnare a scrivere, quando (raramente) mi càpita, partendo dall'osservazione del dato e non è per niente facile.

 
03/08/2010 - La tecnica è sottordinata alla scienza (enrico maranzana)

"Saper guardare però non è scontato e richiede allo stesso modo una educazione": guardare differisce dall'osservare per l'intenzionalità. Chi osserva ha un problema da risolvere e estrae dalle cose del mondo (dati) le informazioni utili a risolvere le questioni che lo assillano. Leggiamo in quest'ottica il bilancio di Davide al termine del suo percorso liceale (su questo giornale il 31/7): "Il Liceo mi è servito per un aspetto assolutamente fondamentale - durante questi anni ho capito il metodo da utilizzare nello studio, un metodo che porterò e manterrò nel mio futuro da universitario .. ora so quanto ho bisogno di studiare per MEMORIZZARE certi argomenti, ho la consapevolezza di come farlo e in quali tempi". Appare evidente che Davide pensa che la scuola operi per uniformare i giovani all'esistente; si è identificato nelle discipline studiate, importanti, ma se acquisite passivamente non favoriscono"la messa in gioco, il far esperienza e l'imparare a guardare e a porre domande". Anche l'affermazione "Spesso non si riesce a scrivere, tanto è il disordine interiore" contiene un'indicazione per il consiglio di classe che, unitariamente, DEVE orientare la propria progettazione alla promozione di competenze: per mettere ordine al proprio bagaglio culturale lo studente deve "possedere l'origine e il senso del proprio agire", vale a dire percepire i problemi di cui le conoscenze sono soluzione e applicare i metodi delle diverse discipline.