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SCUOLA/ Si può “insegnare” a scrivere? Sì, ma la tecnica non basta…

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Nell’età del disordine mentale, quando si ha bisogno di chiarire a se stessi chi si è, scrivere è molto utile di per sé, anche se quello che si scrive non è immediatamente “utile” o “funzionale” (una relazione, un verbale, ecc.). Rileggere quello che si è scritto a distanza di qualche giorno fa capire moltissime cose che non si erano percepite all’inizio.

 

Non si può sapere, fino a che non lo si sperimenta, quale valore di oggettivazione di sé ha l’azione dello scrivere: scrivendo si rimette in ordine la “casa interiore”. Il caos diventa qualcosa d’altro, in ogni caso.

 

Dunque, c’è un profilo antropologico che supporta la scrittura, che non si riduce affatto a una tecnica. L’insegnante, se vuole insegnare a scrivere, deve curare anche questi aspetti: che lo studente si metta in gioco, faccia un’esperienza, impari a guardare e a porre domande, si serva di quello che studia per organizzare i suoi pensieri e riordinare il magma fluido della sua umanità.

 

Poi, come sempre, c’è anche un profilo “tecnico”. Chi scrive maneggia lo strumento linguistico, che deve essere rispettato per quello che è: non tutte le espressioni sono giuste, corrette, funzionali. L’errore di ortografia o di grammatica, prima ancora di essere un difetto “scolastico”, è un fattore di rapporto sconnesso con il dato, e per questo espone a forte esclusione sociale: chi fa errori viene immediatamente sentito come inadeguato nel campo suo proprio.

 

Un medico che sbagliasse gli apostrofi nella ricetta o nel compilare la cartella clinica, sarebbe considerato affidabile? Un tecnico che non fosse in grado di descrivere correttamente i procedimenti che ha applicato, li avrà poi fatti correttamente? Un impiegato di qualunque ufficio che non sta attento alle doppie e alle h, avrà l’attenzione necessaria a svolgere le pratiche che gli sono affidate?

 

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COMMENTI
11/07/2013 - "relativo" (Daniele Guerrieri)

"Tutto è relativo" non vuol dire che niente è importante, ma che ogni cosa, con le sue distinte peculiarità, è riferita a... Altrimenti sarebbe tutto un minestrone indistinto e questo, sì, è un messaggio che passa spesso dai media. Questo a proposito di fedeltà al dato ;-).

 
03/08/2010 - Grazie. (Umberta Mesina)

Questo articolo è bellissimo (mi scuso per la banalità dell'aggettivo) e mi ha esaltato in parecchi punti, soprattutto quando parla di lealtà con il dato, che può essere una reazione di chimica inorganica così come la descrizione del mercato settimanale. Anch'io provo a insegnare a scrivere, quando (raramente) mi càpita, partendo dall'osservazione del dato e non è per niente facile.

 
03/08/2010 - La tecnica è sottordinata alla scienza (enrico maranzana)

"Saper guardare però non è scontato e richiede allo stesso modo una educazione": guardare differisce dall'osservare per l'intenzionalità. Chi osserva ha un problema da risolvere e estrae dalle cose del mondo (dati) le informazioni utili a risolvere le questioni che lo assillano. Leggiamo in quest'ottica il bilancio di Davide al termine del suo percorso liceale (su questo giornale il 31/7): "Il Liceo mi è servito per un aspetto assolutamente fondamentale - durante questi anni ho capito il metodo da utilizzare nello studio, un metodo che porterò e manterrò nel mio futuro da universitario .. ora so quanto ho bisogno di studiare per MEMORIZZARE certi argomenti, ho la consapevolezza di come farlo e in quali tempi". Appare evidente che Davide pensa che la scuola operi per uniformare i giovani all'esistente; si è identificato nelle discipline studiate, importanti, ma se acquisite passivamente non favoriscono"la messa in gioco, il far esperienza e l'imparare a guardare e a porre domande". Anche l'affermazione "Spesso non si riesce a scrivere, tanto è il disordine interiore" contiene un'indicazione per il consiglio di classe che, unitariamente, DEVE orientare la propria progettazione alla promozione di competenze: per mettere ordine al proprio bagaglio culturale lo studente deve "possedere l'origine e il senso del proprio agire", vale a dire percepire i problemi di cui le conoscenze sono soluzione e applicare i metodi delle diverse discipline.