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SCUOLA/ Si può “insegnare” a scrivere? Sì, ma la tecnica non basta…

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Peraltro, sono pochi coloro che scrivono di getto una versione già perfetta: di solito si ritorna sulla pagina e la si perfeziona. Purtroppo a scuola si dà poca importanza al processo della stesura, che ha una sua durata e richiede un’attenzione mirata.

 

Uno scritto buono nasce dall’affinamento del gusto. Quello che è veramente difficile infatti è accorgersi che qualcosa non va, dare il nome alle imperfezioni, riconoscerle come tali. All’inizio una frase sconclusionata all’alunno non fa affatto tutta quell’impressione negativa che fa al professore ! Una volta individuata una formulazione che non convince, bisogna essere disposti a manipolarla, trasformarla, osservare l’effetto della modificazione prodotta, provare diverse strategie possibili per la realizzazione dello stesso contenuto, e attraverso la manipolazione diventare flessibili nella produzione.

 

Per questo bisogna avere alle spalle un buon apprendistato, cioè aver imparato a maneggiare le espressioni linguistiche: è il secondo versante, che riguarda specificatamente l’educazione linguistica, come potremo vedere in altra occasione.

 

(Fonte: GrammaticaNuova, ed. Bulgarini)



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COMMENTI
11/07/2013 - "relativo" (Daniele Guerrieri)

"Tutto è relativo" non vuol dire che niente è importante, ma che ogni cosa, con le sue distinte peculiarità, è riferita a... Altrimenti sarebbe tutto un minestrone indistinto e questo, sì, è un messaggio che passa spesso dai media. Questo a proposito di fedeltà al dato ;-).

 
03/08/2010 - Grazie. (Umberta Mesina)

Questo articolo è bellissimo (mi scuso per la banalità dell'aggettivo) e mi ha esaltato in parecchi punti, soprattutto quando parla di lealtà con il dato, che può essere una reazione di chimica inorganica così come la descrizione del mercato settimanale. Anch'io provo a insegnare a scrivere, quando (raramente) mi càpita, partendo dall'osservazione del dato e non è per niente facile.

 
03/08/2010 - La tecnica è sottordinata alla scienza (enrico maranzana)

"Saper guardare però non è scontato e richiede allo stesso modo una educazione": guardare differisce dall'osservare per l'intenzionalità. Chi osserva ha un problema da risolvere e estrae dalle cose del mondo (dati) le informazioni utili a risolvere le questioni che lo assillano. Leggiamo in quest'ottica il bilancio di Davide al termine del suo percorso liceale (su questo giornale il 31/7): "Il Liceo mi è servito per un aspetto assolutamente fondamentale - durante questi anni ho capito il metodo da utilizzare nello studio, un metodo che porterò e manterrò nel mio futuro da universitario .. ora so quanto ho bisogno di studiare per MEMORIZZARE certi argomenti, ho la consapevolezza di come farlo e in quali tempi". Appare evidente che Davide pensa che la scuola operi per uniformare i giovani all'esistente; si è identificato nelle discipline studiate, importanti, ma se acquisite passivamente non favoriscono"la messa in gioco, il far esperienza e l'imparare a guardare e a porre domande". Anche l'affermazione "Spesso non si riesce a scrivere, tanto è il disordine interiore" contiene un'indicazione per il consiglio di classe che, unitariamente, DEVE orientare la propria progettazione alla promozione di competenze: per mettere ordine al proprio bagaglio culturale lo studente deve "possedere l'origine e il senso del proprio agire", vale a dire percepire i problemi di cui le conoscenze sono soluzione e applicare i metodi delle diverse discipline.