BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Con questi corsi di recupero, tanto vale andarsene al mare...

Pubblicazione:

Foto Fotolia  Foto Fotolia

Il figlio di un’amica (lo chiameremo Luca) si è guadagnato un bell’esame di riparazione in italiano scritto. Alla fine di una prima liceo dello sport, scelto a suo tempo come un liceo meno pesante degli altri. La scuola secondaria di primo grado era stata affrontata con qualche difficoltà ma con il piacere della frequenza. Niente di che. Alunno “medio”, si potrebbe dire. Il rito di passaggio da un ordine di scuola a quello superiore per molti studenti è vissuto come una prova di iniziazione ad un impegno personale ed autonomo, prova che temporalmente accade prima della adeguata maturazione psicocognitiva.

 

Fin qui niente di strano. Come persona competente in materia vengo interpellata per individuare delle strategie per superare l’ostacolo dell’esame di settembre. E qui inizia il mio stupore che rasenta lo sconcerto. Chiedo quale programma di recupero ha indicato la scuola per colmare le lacune in lingua. Mi viene presentato un foglio A4 fotocopiato (quindi uguale per tutti i 6/7 studenti rinviati in italiano) in cui si elencano gli “oggetti” di esame: riassunto, grammatica, epica, come da programma svolto durante l’anno. Interrogato su quali argomenti siano stati affrontati nell’anno scolastico terminato, Luca manifesta profondo imbarazzo da balbuziente mentale, però, aggiunge prontamente, dovrà frequentare un corso di recupero promosso dalla scuola.

 

Mi tranquillizzo un poco: terminato il corso scoprirò come far esercitare Luca e su quali abilità (o competenze) puntare. E qui cade molta della mia pur solida fiducia nell’istituzione scolastica. Qualche sparuta nozione di grammatica, lettura di brani di epica pescati qua e là dal testo integrale e qualche riassunto. Riassunto? Esclamo io. E sì, perché la prova d’esame consisterà nella stesura di un riassunto. Ma “quanti” riassunti avete fatto durante l’anno? Bah, forse due! Mi faccio consegnare il materiale prodotto durante il corso di recupero e il mio cuore di linguista ha un sussulto. Come si possono definire quelle poche (poche!) righe che dovrebbero sintetizzare un racconto, un pezzo di antologia?

 

Mi viene spiegato che la consegna era quella di riassumere il senso del testo in x parole. Poche righe e molti errori: ortografici (e va beh), sintattici (i connettivi vengono usati secondo il criterio della roulette: per caso possono funzionare), di coesione e coerenza. Risultato. Il testo prodotto da Luca dimostra che lui non ha capito quello che ha letto in originale e che il vincolo di utilizzare solo x parole nello svolgere il compito ha istigato a tagliare a macchia di leopardo parti del testo, importanti o meno che siano. Ne ho la conferma sottoponendo il ragazzo ad una serrata raffica di domande degne di un interrogatorio ad un sospettato di un delitto. Ma in fondo gli esiti di quelle esercitazioni sono un delitto inconsapevole verso la lingua italiana. Ciò detto, non posso esimermi da qualche considerazione.

 

CLICCA QUI O SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
04/08/2010 - Il Comitato Precari Liguri della Scuola... (Paolo Fasce)

... è costituito da molte persone e i documenti che si sono sedimentati nel tempo sul blog, ormai molto poco aggiornato, rappresentano tutti i tentativi di approcciare il problema e gli infiniti fallimenti di accesso ad un'interlocuzione. Essendo lo scrivente di grado di molto inferiore al "demonio", a questo punto mi aspetto di essere convocato per discutere di quanto è possibile realizzare delle "cento proposte alla Gelmini" o delle "Sfide sul merito". Assicuro spirito collaborativo. Distinti saluti.

 
04/08/2010 - Caro Fasce (Max Bruschi)

difficile avere una interlocuzione ministeriale seria propagandando il "vademecum del precario non collaborativo" o chiedendo il rispetto del piano di assunzioni di Fioroni che, come sanno anche i sassi, era senza copertura finanziaria... io parlo anche col demonio, se serve a migliorare la scuola, ma io... Comunque, magari il ministro, come asserite, non avrà la lettera a una professoressa sul comodino, ma le graduatorie ad esaurimento le abbiamo ripulite dei docenti già di ruolo...

 
04/08/2010 - Dalla critica alla proposta (Paolo Fasce)

I problemi evidenziati da Bruschi vanno affrontati. Non tutti hanno avuto la possibilità di approfondire gli studi di legislazione scolastica che alcuni hanno affrontato nei percorsi SSIS, SOS e nei Master Universitari orientati al tema, tutti percorsi formativi finanziariamente a carico dei docenti. Purtroppo gran parte del lavoro dell'insegnante si basa su prassi e l'esiziale "mi paghi poco, lavoro 18 ore e poi fuggo" provoca questo genere di conseguenze. E' interessnate il comma suggerito, ma evoca la domanda: con quali risorse? E in virtù dell'attuale CCNL, dove inquadrare il "comma 4"? Il Comitato Precari Liguri ha suggerito una soluzione generale al problema delle scuole disabitate: un contratto diverso nel quale i docenti siano valorizzati e coinvolti. Tutti siano impegnati nel lavoro pomeridiano in almeno una sessione settimanale e i "meritevoli" anche due o tre. Lo stipendio più alto corrisposto ai più bravi si tradurrebbe in servizio aggiuntivo nella scuola. La semplice frequenza pomeridiana dei docenti consentirebbe di sviluppare progetti condivisi, di sostenere l'utenza, di favorire il coordinamento tra colleghi, di costruire e di fruire di occasioni di aggiornamento. Gli insegnanti precari hanno competenze didattiche, pedagogiche e tecnologiche di cui la scuola di oggi necessita. Non ci è stata mai data l'opportunità di discutere le "100 proposte concrete alla Gelmini" o il ciclo delle "Sfide sul merito" ad un livello vicino a quello ministeriale.

 
04/08/2010 - Sante parole.... (Max Bruschi)

e in effetti i percorsi delle Indicazioni Nazionali "indicano" le mete da raggiungere e configurano le strade come dovrebbero essere. Se avessimo dovuto semplicemente prendere atto della scuola "come è" (non dappertutto, ovvio) avremmo dovuto risolvere le indicazioni in una riga: "Io speriamo che me la cavo". Seconda considerazione: i corsi di recupero. Ma quanti DS, consigli di classe, docenti si sono letti il 275/1999 (in particolare l'articolo 4 comma 4) e, oltre ad averlo letto, lo applicano? E, ancora, quanti DS riescono a "farsi valere" e a ricordare ai loro docenti che il loro orario di servizio va ben oltre l'inizio e la fine dell'anno scolastico e che dunque, fondi o non fondi, le istituzioni scolastiche sarebbero in grado di allestire corsi di recupero ben più seri delle attuali "pecette"? Infine: come valutare il docente che distribuisce un foglio A4 e che ha impostato una tale didattica della lingua italiana?

 
04/08/2010 - Un problema semantico (enrico maranzana)

"Terminato il corso scoprirò come far ESERCITARE Luca e su quali ABILITA' (o competenze) puntare" inquadra il problema del recupero in termini difensivi: si deve star al passo con l'attività della classe, ad essa uniformarsi. Ben diverso sarebbe stato lo scenario se come indicatore di percorso fossero state scelte le capacità. Le capacità appartengono a una classe sovra ordinata a quella delle abilità. Le capacità (argomentativa, critica, organizzativa, comunicativa ..) focalizzano qualità della persona umana, astrattamente. Le capacità si manifestano sotto forma di processi di cui le abilità sono gli stati, il momento operativo. Se al concetto "capacità" fosse data la dovuta rilevanza, lo spazio formativo/educativo diventerebbe tridimensionale e il servizio scolastico assumerebbe forma piramidale: al vertice l'attività strategica volta alla promozione integrale degli individui (copetenze generali/capacità), nella parte intermedia l'attività di coordinamento e di controllo, alla base gli insegnamenti che mixano abilità e conoscenze (competenze specifiche).