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SCUOLA/ Con questi corsi di recupero, tanto vale andarsene al mare...

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Punto primo. Premesso che sono condivisibili le preoccupazioni economiche ed organizzative che accompagnano e determinano la strutturazione dei corsi di recupero, vogliamo essere onesti e riconoscere che, così impostati, detti corsi non raggiungono un’efficacia nella sollecitazione e nel riordino delle abilità (evidentemente deboli e confuse) degli studenti? Rischiano di essere una sorta di punizione simbolica che i ragazzi vivono come sottrazione di tempo alla spensieratezza e alle gioie estive. Se la scuola, come viene gridato da ogni angolo, deve diventare più seria, deve anche mettere in atto occasioni (in questo caso suppletive) di sviluppo di apprendimento che, attraverso la fatica, portino i ragazzi a fare un passo in più rispetto ad un traguardo minimo per vari motivi non raggiunto durante l’anno.

 

Seconda considerazione. Si parla ormai da tempo di “valutazione per l’apprendimento”. Ora, anche una valutazione negativa può e deve avere questo scopo. Certo, lo scopo non si raggiunge se la valutazione negativa attesta il basso livello raggiunto senza indicare quali sono i fattori che inchiodano al palo dell’insufficienza lo studente.

 

Terza considerazione. Ma l’educazione alla lingua italiana nella scuola a quali must si ispira? Le “Indicazioni” per i licei propongono delle traiettorie interessanti, ma rispecchiano la scuola reale? E’ un problema di obiettivi, ma anche di percorsi didattici. In buona sostanza. A scrivere si può imparare (e si deve), anche se si diventa dubbiosi su tale asserzione leggendo gli esiti della ricerca svolta dall’Accademia della Crusca sui materiali della prima prova dell’esame di maturità del 2008/2009. Nel terzo millennio non si può pensare che saper scrivere sia una dote “naturale”. Certo, conta anche un talento naturale, ma anche il talento naturale non coltivato appassisce. E, sorge la domanda: chi (e in quali luoghi) può aiutare i ragazzi ad imparare a scrivere? Solo a scuola? E a quali condizioni?

 

Ultima riflessione. Concordo pienamente con Luca Serianni (in un’intervista su queste pagine) che molto importante come potenziale educativo è il riassunto «che mette in gioco la comprensione di un testo dato, la sua corretta gerarchizzazione informativa, la capacità di dire l’essenziale in uno spazio predefinito oltre che di controllare tutti i livelli di scrittura».

 

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COMMENTI
04/08/2010 - Il Comitato Precari Liguri della Scuola... (Paolo Fasce)

... è costituito da molte persone e i documenti che si sono sedimentati nel tempo sul blog, ormai molto poco aggiornato, rappresentano tutti i tentativi di approcciare il problema e gli infiniti fallimenti di accesso ad un'interlocuzione. Essendo lo scrivente di grado di molto inferiore al "demonio", a questo punto mi aspetto di essere convocato per discutere di quanto è possibile realizzare delle "cento proposte alla Gelmini" o delle "Sfide sul merito". Assicuro spirito collaborativo. Distinti saluti.

 
04/08/2010 - Caro Fasce (Max Bruschi)

difficile avere una interlocuzione ministeriale seria propagandando il "vademecum del precario non collaborativo" o chiedendo il rispetto del piano di assunzioni di Fioroni che, come sanno anche i sassi, era senza copertura finanziaria... io parlo anche col demonio, se serve a migliorare la scuola, ma io... Comunque, magari il ministro, come asserite, non avrà la lettera a una professoressa sul comodino, ma le graduatorie ad esaurimento le abbiamo ripulite dei docenti già di ruolo...

 
04/08/2010 - Dalla critica alla proposta (Paolo Fasce)

I problemi evidenziati da Bruschi vanno affrontati. Non tutti hanno avuto la possibilità di approfondire gli studi di legislazione scolastica che alcuni hanno affrontato nei percorsi SSIS, SOS e nei Master Universitari orientati al tema, tutti percorsi formativi finanziariamente a carico dei docenti. Purtroppo gran parte del lavoro dell'insegnante si basa su prassi e l'esiziale "mi paghi poco, lavoro 18 ore e poi fuggo" provoca questo genere di conseguenze. E' interessnate il comma suggerito, ma evoca la domanda: con quali risorse? E in virtù dell'attuale CCNL, dove inquadrare il "comma 4"? Il Comitato Precari Liguri ha suggerito una soluzione generale al problema delle scuole disabitate: un contratto diverso nel quale i docenti siano valorizzati e coinvolti. Tutti siano impegnati nel lavoro pomeridiano in almeno una sessione settimanale e i "meritevoli" anche due o tre. Lo stipendio più alto corrisposto ai più bravi si tradurrebbe in servizio aggiuntivo nella scuola. La semplice frequenza pomeridiana dei docenti consentirebbe di sviluppare progetti condivisi, di sostenere l'utenza, di favorire il coordinamento tra colleghi, di costruire e di fruire di occasioni di aggiornamento. Gli insegnanti precari hanno competenze didattiche, pedagogiche e tecnologiche di cui la scuola di oggi necessita. Non ci è stata mai data l'opportunità di discutere le "100 proposte concrete alla Gelmini" o il ciclo delle "Sfide sul merito" ad un livello vicino a quello ministeriale.

 
04/08/2010 - Sante parole.... (Max Bruschi)

e in effetti i percorsi delle Indicazioni Nazionali "indicano" le mete da raggiungere e configurano le strade come dovrebbero essere. Se avessimo dovuto semplicemente prendere atto della scuola "come è" (non dappertutto, ovvio) avremmo dovuto risolvere le indicazioni in una riga: "Io speriamo che me la cavo". Seconda considerazione: i corsi di recupero. Ma quanti DS, consigli di classe, docenti si sono letti il 275/1999 (in particolare l'articolo 4 comma 4) e, oltre ad averlo letto, lo applicano? E, ancora, quanti DS riescono a "farsi valere" e a ricordare ai loro docenti che il loro orario di servizio va ben oltre l'inizio e la fine dell'anno scolastico e che dunque, fondi o non fondi, le istituzioni scolastiche sarebbero in grado di allestire corsi di recupero ben più seri delle attuali "pecette"? Infine: come valutare il docente che distribuisce un foglio A4 e che ha impostato una tale didattica della lingua italiana?

 
04/08/2010 - Un problema semantico (enrico maranzana)

"Terminato il corso scoprirò come far ESERCITARE Luca e su quali ABILITA' (o competenze) puntare" inquadra il problema del recupero in termini difensivi: si deve star al passo con l'attività della classe, ad essa uniformarsi. Ben diverso sarebbe stato lo scenario se come indicatore di percorso fossero state scelte le capacità. Le capacità appartengono a una classe sovra ordinata a quella delle abilità. Le capacità (argomentativa, critica, organizzativa, comunicativa ..) focalizzano qualità della persona umana, astrattamente. Le capacità si manifestano sotto forma di processi di cui le abilità sono gli stati, il momento operativo. Se al concetto "capacità" fosse data la dovuta rilevanza, lo spazio formativo/educativo diventerebbe tridimensionale e il servizio scolastico assumerebbe forma piramidale: al vertice l'attività strategica volta alla promozione integrale degli individui (copetenze generali/capacità), nella parte intermedia l'attività di coordinamento e di controllo, alla base gli insegnamenti che mixano abilità e conoscenze (competenze specifiche).