BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ La “passeggiata a piedi” che aiuta studenti e insegnanti

Pubblicazione:

Foto Fotolia  Foto Fotolia

Infatti se in un giovane non scatta il “gusto del concreto”, non ha senso pretendere il suo impegno: per quale motivo dovrebbe piegare la testa sulle “sudate carte” se il concreto non lo attirasse, se non fosse in grado di destare la sua tensione conoscitiva, se non offrisse strade per rispondere alla sua sete di significato, alle sue domande esistenziali, se non lo chiamasse a manipolarlo per dare forma al suo desiderio di creazione?

 

Ecco che il compito del docente si rivela altissimo: non colui che travasa contenuti in menti inerti e valuta i risultati dell’apprendimento, bensì colui che per primo desidera la verità e che condivide con i suoi allievi la fatica della ricerca e la gioia della scoperta, consegnando un metodo e testimoniando la possibilità di esiti positivi perché certo della meta già intravista all’orizzonte. E così l’attività intellettuale fermenta. Sia nei docenti che negli studenti.

 

Il “fermento”, non la sazietà, dunque come habitus ecome fine della scuola e dell’educazione. Solo giovani in fermento potranno affrontare le sfide del futuro, essere uomini amanti della scienza, della politica, dell’arte, del commercio… Avrà il desiderio di impegnarsi nella vita solo chi ha intravisto la positività dell’esistenza, ha esperito l’attrattiva del reale (fosse anche un particolare, un’inezia… come una poesia, una scultura, una legge fisica, un fatto storico… un contenuto qualsiasi di una qualsiasi lezione insomma), ha incontrato adulti certi della meta, umili nella ricerca, disposti al sacrificio, incuriositi e mossi dalle domande dei loro allievi (anche quando sembrano divagazioni).

 

La stessa stima per la ragione e la libertà propria ed altrui, unico possibile fondamento di una scuola che abbia senso di esistere, si legge tra le righe del testo di Eddo Rigotti, Conoscenza e significato, Mondadori 2009, trascrizione di quattro lezioni di un corso d’aggiornamento per docenti intorno ai punti nodali di una didattica responsabile proposto dalla Fondazione per la sussidiarietà in collaborazione con alcune associazioni del mondo della scuola.

 

Nell’ultimo capitolo in particolare è descritta e auspicata una modalità di lezione che richiama quella di Florenskij. Viene infatti proposto quale antidoto per l’atrofia del ragionamento la lezione caratterizzata dallo stile argomentativo: “Bisogna dare al ragazzo la dimensione dell’esistenza di un dibattito scientifico; non dobbiamo permettere che si riceva tutto come verità indiscutibile” (p. 124).

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
06/08/2010 - Dal sogno all'ordinaria quotidianità (enrico maranzana)

Il "ripensamento della nostra scuola sofferente dovrebbe avere come criterio di valutazione per ogni suo aspetto la fermentazione dell’attività intellettuale delle persone in essa coinvolte": come si può fare se il tempo scuola è interamente fagocitato dalle spiegazioni, dalle interrogazioni e dai compiti in classe? Come si può superare l'unidirezionalità e unidimensionalità della comunicazione scolastica, principio ispiratore dei nuovi regolamenti di riordino?