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SCUOLA/ La “passeggiata a piedi” che aiuta studenti e insegnanti

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Non diversamente Florenskij afferma: “L’essenza della lezione è la vita scientifica in senso proprio, è riflettere insieme agli uditori sugli oggetti della scienza, e non consiste nel tirar fuori dai depositi di un’erudizione astratta delle conclusioni già pronte, in formule stereotipate”. Lo stile argomentativo dunque come il più valido in ordine al fermento dell’intelletto, in quanto l’argomentazione, applicando la ragione alla vita nella sua dimensione pragmatica, sollecitando la libera decisione del destinatario, presupponendo la razionalità ma promuovendo la ragionevolezza dell’azione, verificando nell’esperienza le conquiste del ragionamento, risulta lo strumento più adeguato per interpellare la ragione, rispettare e provocare la libertà, destare l’interesse per gli oggetti della scienza e il desiderio di avventurarsi sempre di più nella conoscenza.

 

Seguendo i suggerimenti di Florenskij e Rigotti, un efficace ripensamento della nostra scuola sofferente dovrebbe avere come criterio di valutazione per ogni suo aspetto (modalità di conduzione delle lezioni, arruolamento e formazione dei docenti, impianto delle discipline, strumenti didattici, scelta dei percorsi curriculari, valutazione degli studenti…) la fermentazione dell’attività intellettuale delle persone in essa coinvolte, docenti e studenti. Perché “l’educazione non può che essere argomentativa. Infatti senza argomentazione non c’è persuasione consapevole, critica, verificabile continuamente. Non c’è cultura”. (Rigotti, p. 154).

 

(Raffaella Paggi)



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COMMENTI
06/08/2010 - Dal sogno all'ordinaria quotidianità (enrico maranzana)

Il "ripensamento della nostra scuola sofferente dovrebbe avere come criterio di valutazione per ogni suo aspetto la fermentazione dell’attività intellettuale delle persone in essa coinvolte": come si può fare se il tempo scuola è interamente fagocitato dalle spiegazioni, dalle interrogazioni e dai compiti in classe? Come si può superare l'unidirezionalità e unidimensionalità della comunicazione scolastica, principio ispiratore dei nuovi regolamenti di riordino?