BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCUOLA/ Cosa succede quando gli insegnanti diventano “pazzi per la scuola”?

ANNA DI GENNARO ci parla dell’ultimo libro di Vittorio Lodolo D’Oria dedicato al disagio mentale professionale degli insegnanti

Foto Fotolia Foto Fotolia

Vittorio Lodolo D’Oria ha dedicato il suo ultimo libro dal titolo decisamente provocatorio (“Pazzi per la scuola”) “ai docenti di ogni ordine e grado e a coloro che gestiscono l’istituzione scolastica”.

 

È nel sottotitolo del volume (“il burnout degli insegnanti a 360°: prevenzione e gestione in 125 casi”) il nocciolo della spinosa questione, ancora troppo sottostimata o rimossa dagli attori stessi della scuola, ma anche e soprattutto dalle istituzioni preposte a operare per promuovere un clima lavorativo dove l’educazione e le buone pratiche di insegnamento/apprendimento possano svolgersi in condizioni migliori rispetto alle attuali.

 

Ecco quindi la nota “spiritosa” dello specialista quando - nell’introduzione - afferma: “Chiedete ai vostri figli se, una volta esauriti i posti a disposizione per calciatore e velina, da grandi vorranno fare gli insegnanti. Vi risponderanno di no arricciando il naso con ribrezzo, e allora potrete stare tranquilli per loro (assai meno per i vostri nipotini, cioè i loro figli). Ma se la risposta fosse sì, sono guai seri, e vi consiglio di far leggere loro questo libro”.

 

Colpisce favorevolmente la scelta della copertina della novità editoriale Alpes per la tutela della salute dei docenti (D. Lgs. 81/08 e successivi). Mi soffermo quindi incuriosita a osservare i particolari della fotografia in bianco e nero e spezzata a metà. Vi sono immortalati undici bambini maschi, rigorosamente a braccia conserte, in piedi davanti alla lavagna di una classe elementare di Palermo del 1911, mentre il loro attempato maestro posa austero in mezzo a loro.

 

È trascorso un secolo e, nonostante Giovanni Papini auspicasse la chiusura delle scuole, quasi avesse intuito che qualcosa non funzionava più a dovere, stiamo assistendo a un fenomeno quasi impensabile, seppur le avvisaglie ne facessero ipotizzare la presenza dilagante: il disagio mentale professionale (DMP).

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO