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SCUOLA/ Cosa succede quando gli insegnanti diventano “pazzi per la scuola”?

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Il disagio mentale professionale degli insegnanti: fantasia o realtà?

Al termine dei seminari c’è sempre qualcuno che mi chiede con sarcasmo: “Ma è vero che a insegnare si diventa matti, oppure solo i matti fanno gli insegnanti?”. La mia risposta riporta l’interlocutore alla realtà: “Sono vere entrambe le cose, ma il problema è che non sono risapute”.

 

Alcuni docenti stremati scoppiano per esaurimento delle risorse psicofisiche, altri vedono slatentizzarsi una psicopatologia magari a origine eredofamiliare.
Entrambi i casi chiedono di essere gestiti adeguatamente da terzi: il dirigente scolastico, schiacciato tra i rischi di denunce per mobbing e i contenziosi legali con l’utenza.

 

A comprovare i fatti vi sono le 125 storie e testimonianze, accuratamente raccolte in questo libro, che narrano della ventennale esperienza trascorsa fianco a fianco con docenti in crisi e presidi impreparati. Un volume che vuole far riflettere tutti: i docenti perché non si sentano soli nel loro disagio e imparino a condividerlo; i genitori affinché comprendano le corrette modalità per affrontare situazioni delicate; i dirigenti per fare tesoro di esperienze utili a gestire i casi più gravi nella loro vita professionale.

 

Sono tante le vicissitudini di coloro che, pur affetti da gravi psicopatologie, hanno portato a termine la carriera docente con danno per se stessi e per gli altri (colleghi, studenti, genitori, dirigente). Non si può che provare estrema pena per quei docenti senza più capacità critica e di giudizio, ma altrettanto imbarazzo ci sovviene per i loro alunni, traumatizzati in tenera età, e totalmente indifesi.

 

Chi se ne occupa? Possibile che una persona psichicamente ammalata resti in cattedra, per numerosi lustri, peggiorando la prognosi della patologia da cui è affetta e costituendo un pericolo per l’utenza?

 

A perpetuare quotidianamente il ripetersi di questi episodi concorrono almeno tre fattori: l’impreparazione dei dirigenti scolastici in materia di gestione del Disagio Mentale Professionale; l’ostinazione delle istituzioni nel non formare i capi d’istituto in proposito; il mancato riconoscimento agli insegnanti dell’immane dispendio di energia psicofisica necessario per adempiere al compito educativo (negando al contempo dignità e prestigio a chi lo esercita).

 

Il nuovo Testo Unico sulla tutela della salute dei lavoratori vuole la prevenzione dello stress-lavoro correlato, ma il timore è che, per le istituzioni scolastiche e sanitarie, resti ancora una volta lettera morta a danno della helping profession degli insegnanti.

Devo ammettere che talvolta prevale lo sconforto e vorrei gettare la spugna, ma poi mi viene subito da dire: “Sono comunque … pazzi nostri”.

 

Allora accenno un sorriso, mi lascio travolgere dalla stessa passione che hanno gli insegnanti per i nostri figli, e riprendo con impegno la battaglia a favore della nostra bistrattata scuola.

 

Breve profilo professionale dell’autore

Vittorio Lodolo D’Oria, medico specialista, si occupa del Disagio Mentale Professionale (DMP) del corpo docente dal 1998, sviluppandone gli aspetti della prevenzione, dell’orientamento alla cura e della gestione sociale nonché medico-legale. Dal 1992 è componente del Collegio Medico della ASL di Milano per il riconoscimento dell’inabilità al lavoro per causa di salute. E’ autore di pubblicazioni scientifiche (La Medicina del Lavoro N° 5/2004 e N° 3/2009) e due libri (Scuola di Follia nel 2005 e La Scuola Paziente nel 2009) sul DMP degli insegnanti. Sull’argomento ha formato migliaia di docenti e dirigenti scolastici di tutte le scuole della Penisola e all’estero.



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