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SCUOLA/ Cipollone (Invalsi): ecco cosa abbiamo scoperto grazie ai test sugli studenti di terza media

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È uscito il rapporto sintetico sui risultati della prova Invalsi di terza media, condotto sul campione statistico e pubblicato il 5agosto sul sito dell’Invalsi. Il rapporto dà una prima lettura su come vanno i nostri 14enni in italiano e matematica; i quesiti dei due test riguardavano per italiano un testo narrativo e uno espositivo, più alcune domande di grammatica, e per matematica Numeri, Spazio e figure, Relazioni e funzioni e Misura, dati e previsioni.

Esso era particolarmente atteso perché quest’anno per la prima volta il test standardizzato contribuiva al risultato d’esame con un punteggio preciso e uguale per tutti. Mentre risulta ormai ben chiaro alla stragrande maggioranza dei protagonisti la presenza e lo scopo della prova, quello del punteggio è un passaggio abbastanza delicato, che il rapporto contribuisce a chiarire.

Il rapporto è positivo, innanzitutto in riferimento all’attendibilità dei dati, alla adeguatezza delle prove in genere e delle singole domande, su cui vengono fornite informazioni dettagliate. Offre poi i primi dati relativi alle percentuali di risposte corrette da parte degli alunni, agli scostamenti delle varie regioni rispetto alla media nazionale e degli stranieri rispetto agli italofoni, nonché alle differenze di genere. Abbiamo chiesto al presidente dell’Invalsi, Piero Cipollone, di commentare questi primi risultati.

 

Professore, sinteticamente, come sono andati quest’anno i ragazzi?

 

Non si possono fare comparazioni da un anno all’altro sul livello assoluto degli apprendimenti, perché le prove non sono collegate dal punto di vista statistico. Si possono invece fare dei confronti tra ogni singola scuola e il dato delle scuole dello stesso territorio e con la regione in cui quella scuola si colloca, e fra una scuola e l’Italia nel suo insieme: lo scopo è avere delle misure comparabili che rompano l’autoreferenzialità dei risultati. È su questo versante che si vedono i cambiamenti. Un risultato importantissimo è che i comportamenti opportunistici (cioè insegnanti che aiutano gli alunni) sono calati nettamente rispetto al passato, il che è indice che le prove vengono prese sul serio. Anche l’attendibilità dei dati quindi ne trae ulteriore vantaggio.

 

Si riferisce al fatto che per alcune regioni italiane del Sud l’anno passato risultavano molto sotto la media nazionale? Ci sono state novità?

 

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COMMENTI
10/08/2010 - le prove dell'Invalsi (luisella martin)

In pensione da più di due anni, dopo aver insegnato nella scuola media dell'obbligo (con entusiasmo e gioia: matematica-con impegno, studio e inventiva:scienze)finalmente sento che le prove oggettive dell'Invalsi sono ritenute cosa seria anche dagli insegnanti! Che gioia per me! Ho lottato tanto per cercare di cambiare la prova d'esame di matematica per la terza media, per dare agli alunni delle verifiche di matematica accessibili a tutti,per cercare di convincere alunni e genitori che l'errore é un modo personale di capire meglio l'argomento; ho frequentato molti corsi di aggiornamento che proponevano le stesse strategie...e non ero sola ad ascoltare le nuove tendenze pedagogiche! Forse la scuola non deve essere salvata(come ho intitolato il mio blog),forse ha solo bisogno di camminare più svelta, di correre, come sanno fare meglio i giovani.

 
10/08/2010 - Spiegare INVALSI al mondo della scuola (Paolo Fasce)

Il contributo che INVALSI sta dando, dopo le riflessioni nate attorno ad OCSE-PISA e a rilevazioni similari, è a mio giudizio significativo in quanto all'interno della scuola si sta sviluppando un dibattito sul concetto di valutazione, con possibili ricadute sulla didattica. Purtroppo sussistono resistenze dovute, a mio giudizio, principalmente ad un filone argomentativo che è il seguente: la cosiddetta premialità del merito sarà collegata alle rilevazioni INVALSI? A me pare che la risposta non possa che essere negativa, giacché dove c'è scuola sofferente, lì occorre concentrare le risorse e gli "insegnanti migliori" (magari premiando quei migliori che accettano di lavorare nel disagio). Altri temono le derive "britanniche" dove scuole disagiate sono state chiuse in virtù dei risultati dei test standardizzati. Ritengo che chiarire questo punto, potrebbe consentire di aprire una seconda fase, scevra da diffidenze, capace di cogliere appieno e diffusamente le opportunità offerte dai test standardizzati. Il dibattito sul tema dovrebbe essere sostenuto da conferenze, seminari, occasioni di incontro, dibattito e discussione, ad esempio con le associazioni di insegnanti (parlo qui nella mia veste di segretario di ANIMat, Ass.ne Italiana Insegnanti di Matematica) che, assieme agli esperti INVALSI, possano promuovere in maniera più capillare le opportunità determinate dal Sistema Nazionale di Valutazione.

 
09/08/2010 - Conoscendo i termini della questione....... (annarita tiberio)

Nel mese di maggio,quando si sono svolte le prove Invalsi per le classi prime medie, proprio attraverso questa testata avevo espresso la mia contrarietà allo svolgimento delle prove, perché avevano creato non poche difficoltà nell’organizzazione della giornata e non poche lamentele tra i colleghi impegnati, propensi a boicottare le prove in futuro. Poi abbiamo fatto anche le altre prove, con ulteriori proteste e sfinimenti dei docenti coinvolti. Per prepararmi ad una prova concorsuale, proprio in questi giorni sto ultimando la lettura del libro del presidente Cipollone intitolato “Il capitale umano” e, la conoscenza dell’attuale situazione del sistema scolastico italiano, nonché del quadro europeo ed internazionale, all’interno del quale esso necessariamente si va a collocare, mi costringe a rivedere la mia posizione! Vero è che le reali motivazioni alla base della valutazione Invalsi, fino ad ora non mi erano state rese note da nessun canale! (il che la dice lunga sulla formazione permanente dei docenti, figuriamoci di altre categorie – almeno nella regione in cui io lavoro). Effettivamente, vista la complessità del sistema scuola, la valutazione è l’unico punto di partenza valido, perché da essa poi discenderanno tutte le modifiche o integrazioni necessarie! Mi auguro solo che, in questo punto del percorso, non intervengano decisioni politiche a far invertire la rotta e a far illudere i nostri figli!

 
09/08/2010 - I fondamenti della cultura della valutazione (enrico maranzana)

Le malattie, come per il morbillo, si diagnosticano dai segnali epidermici, così come l'affermazione "sapere che gli studenti incontrano difficoltà in certi campi fa sì che gli insegnanti si sforzino di approfondirli" esprime un'idea di scuola superata, non al passo con i tempi. Si approfondiscono le conoscenze! Gli apprendimenti evolvono e le capacità si promuovono! Curioso il fatto che le prove non siano state ad esse orientate perché mirano a sollecitare risposte molto più "sottili" come appare evidente dalla guida alla lettura della prova nazionale per la matematica elaborata dall'INVALSI. La confusione non aiuta la scuola .. e il suo controllo. Un altro aspetto critico riguarda la "crescita della cultura della valutazione": l'efficacia del controllo esterno è condizionata dall'esistenza del controllo interno [CFR. TU 297/94 il collegio dei docenti "valuta periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica"]: perché l'INVALSI tace sulla sistematica e generalizzata elusione della legge il cui rispetto è di vitale importanza per la funzionalità dell’istituto?