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UNIVERSITA’/ Decleva (Crui): senza risorse aggiuntive "salta" l’autonomia degli atenei

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 
Non credo che sia un problema semplicemente quantitativo. O, per dire meglio, occorre più autonomia, ma anche più responsabilità, in un contesto programmatorio e di risorse definito su un arco pluriennale. La legge individua da questo punto di vista linee di intervento interessanti, che potranno però dare esiti effettivamente positivi solo in un contesto nel quale non ci si limiti a togliere ad alcuni per dare ad altri, ma si prevedano risorse effettivamente aggiuntive legate ai diversi fabbisogni e ai relativi risultati.

 

È vero che il problema della sopravvivenza degli atenei è legato all’ammontare di risorse, o ci sono margini per migliorare l’efficienza delle attività? Nell’uno e nell’altro caso, come la riforma sta affrontando il problema?

 

La contrazione subita dai finanziamenti per il sistema è stata in questi anni molto consistente. Ci sono interi settori di intervento, come quello dell’edilizia, praticamente azzerati. Il taglio sul diritto allo studio sarà, quest’anno, drammatico. In proporzione, gli eventuali recuperi ancora possibili qua e là sono sostanzialmente irrisori. Il che non significa che non vadano fatti. In ogni caso tutto il processo legislativo al quale facciamo riferimento è nato sul presupposto di uno stretto raccordo tra riforme e risorse. Con lo sviluppo della valutazione come garante della “virtuosità” del processo.

 

Un altro nodo è quello della valutazione: meglio un sistema di premi e sanzioni, o un modello che ricerchi le peculiarità di ciascun ateneo, gruppo di ricerca e docente per favorirne lo sviluppo?

 

Mi auguro che si voglia andare e che si vada nella seconda direzione. Fermo restando che la peculiarità che si rivendica deve avere un riscontro in termini di risultati e quindi di risorse per proseguire nella strada intrapresa.

 

Legata a quest’ultima domanda, professore. Quale idea di università deve stare alla base di un modello di valutazione, che la riforma traccia come parola chiave per il cambiamento?

 

Una università che continui ad essere, e sia ancor più, comunità di studio, di formazione, di esperienze umane, luogo di richiamo delle migliori energie intellettuali in una logica di confronto libero ed aperto nella quale risultino più forti e più sentite le responsabilità istituzionali e meno incidenti, per contro, le personalizzazioni e le spinte individualistiche, e tendenzialmente anarchiche, che hanno a lungo caratterizzato il funzionamento del sistema.

 



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