BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Non sarà la strategia di Lisbona ad occuparsi di chi lascia la scuola

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Io dico che la prima condizione - consapevole o implicita che sia - per poter educare una creatura umana è il senso del distacco, di rispetto, il senso di timore e tremore per il mistero che è dentro quella creatura lì, che è così tua e che non è tua. […] Questo distacco è come il sentimento di non poter esaurire il rapporto col proprio figlio stringendolo fra le proprie braccia, prendendolo per mano o ingiungendogli quello che, a noi, maturi, sembra giusto, più vero, adatto! È un reale distacco, ma non esiste nessuna unità col proprio figlio più profonda di quella vissuta dal padre e dalla madre che cercano di guidare la propria creatura avendo sempre davanti questa cosa tremenda e misteriosa che è il suo destino; avendo sempre davanti questo pensiero, che è un essere in rapporto con Qualcosa di molto più grande di me,a cui lo debbo accompagnare e a cui lui andrà usando, ora per ora, le cose e gli avvenimenti in cui si imbatterà. Perciò io lo debbo aiutare ad usare le cose, a fargli prendere la vita il più possibile in modo tale che il suo cammino, istante per istante, sia teso al suo destino; altrimenti sarebbe inutile e ingiusto l’averlo generato, perché allora sì, sarebbe inutile vivere!” (Luigi Giussani, Il rischio educativo come creazione di personalità e di storia, SEI).

 

Ecco, serve la percezione del Destino. Allora, forse, più che di dispersione, abbandono… occorrerebbe tornare a parlare di quel Destino, grande e infinito, che svetta sull’orizzonte di ogni nostra giornata. Quel Destino che, desiderato, ricercato, rende operoso (quindi carico di frutti benevoli) ogni cammino umano.

 

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
11/09/2010 - Contestualizzare il significato di educazione (enrico maranzana)

"La prima condizione per poter educare una creatura umana è il senso del distacco, di rispetto, il senso di timore e tremore per il mistero che è dentro quella creatura lì, che è così tua e che non è tua" è un'affermazione d'ordine metafisico. La strategia di Lisbona, così come l'ordinamento dello Stato italiano, hanno circoscritto, delimitandolo, il problema educativo, contestualizzando il significato della parola "educazione". In sede europea l'attenzione è stata rivolta alla facilitazione della libera circolazione dei lavoratori, in sede nazionale allo sviluppo e al potenziamento delle capacità e delle competenze dei giovani. Non tener presente la varietà dei significati produce fraintendimenti e confusione. Il dramma dei giovani che "non lasciano tracce, non trovano collocazione, non hanno futuro" coinvolge il sistema scolastico che non è riuscito a motivare, a valorizzare, ad accettare, a incuriosire, a socializzare i ragazzi. Responsabilità confermata dall’affermazione: "La crisi dei giovani è crisi dei maestri", che indica la necessità di rimboccarsi le maniche, d’organizzare il lavoro scolastico in termini progettuali che, unitariamente e non frazionato in materie, faccia percepire agli studenti che si opera per loro, che c’è attenzione per il loro futuro, per il loro successo.

RISPOSTA:

1. Perché contrapporre ciò che non può che essere unito nell’esperienza? Pensiero e azione, ideale e reale! In 'La terra strada del cielo' F. Hadjadj (giovane filosofo francese) osserva che "Il nostro rapporto con la terra (cioè, con il dato naturale, sensibile e complesso che ci circonda) [aggiungerei la materia di cui è fatto il nostro impegno, anche nel lavoro] è imposto all’origine dalle necessità della vita e dal buonsenso contadino; ma in un’epoca di antica civilizzazione come la nostra, tale rapporto è invece determinato da una certa visione del mondo, ideologica o realistica, che lo rende oscuro o lo vivifica. È la nostra metafisica, esplicita o latente a guidare il rapporto che abbiamo con la polvere del suolo, specialmente le nostre teorie della conoscenza". Quindi l’affermazione di don Giussani circa la condizione dell’avventura dell’educazione posta nel senso del Mistero non solo è "metafisica", in senso forte cioè fondativo, ma è anche la sorgente di ogni possibile "organizzazione del lavoro scolastico in termini progettuali che, unitariamente e non frazionato in materie, faccia percepire agli studenti che si opera per loro, che c’è attenzione per il loro futuro, per il loro successo", come richiamato nel commento di Maranzana. 2. Senza senso del Mistero, soprattutto del mistero che è l’altro che mi viene incontro in aula ogni mattina, ci perderemmo dietro l’illusione che una buona organizzazione possa risolvere il problema della scuola. Che non vuol dire non rimboccarsi le maniche per cambiare l’organizzazione, anzi. Io lavoro nella formazione professionale che è uno straordinario laboratorio di sperimentazione, anche organizzativa, di diversi modelli di scuola. Condivido le proposte che Cominelli sostiene da tempo su questo giornale o quelle avanzate da Boldrin su Il Fatto Quotidiano. Ma è tempo di smettere di relegare nell’iperuranio ogni richiamo alla natura del soggetto insegnante, vera risorsa (il soggetto intendo) di un qualsiasi sistema. Lo ricordava tempo fa il Santo Padre: "Anche nella società più giusta la carità sarà sempre necessaria". Stefano Giorgi