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SCUOLA/ Aprea: Regolamento al via, ora servono insegnanti più flessibili

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Valentina Aprea  Valentina Aprea

Pensi che quelli che l’Ocse indica come punti di debolezza del nostro sistema, nel nostro paese vengono da alcune parti ancora indicati come punti di forza. Ora con la riforma Gelmini - che fa tesoro delle indicazioni precedenti, dalla Moratti in avanti - abbiamo ottenuto sia un riequilibrio delle ore sia del numero degli insegnanti per corso e per indirizzo, perché un altro grave limite della scuola italiana è stato frammentare eccessivamente i diversi apprendimenti, con troppi insegnanti anche all’interno della stesa area.

 

Può spiegarsi?

 

Gli studenti devono potersi confrontare con un numero congruo di insegnanti, ma se ogni insegnante fa al massimo 2 ore, capisce che il team di docenti diventa troppo variegato. Questo pone problemi di concentrazione dell’alunno e aumenta le difficoltà nel rapporto tra studente e docente. In ogni caso, le criticità segnalate dall’Ocse le abbiamo tenute ben presenti riformando il sistema superiore. Soprattutto con la formazione dei nuovi insegnanti, che devono ora essere formati con competenze sì disciplinari ma essere anche capaci di coprire un’area di insegnamenti più vasta di quella attuale.

 

I dati Ocse dicono che il 92 percento dei fondi dell’istruzione vengono ancora dal pubblico. Nonostante l’alternarsi di governi di segno opposto, non c’è ancora una preponderanza dirimente dell’apparato ministeriale a scapito di una vera autonomia finanziaria?

 

È vero, il finanziamento è ancora soprattutto pubblico e su questo aspetto paghiamo una dazio fortissimo alla storia e all’impostazione centralistica della nostra istruzione. Resto dell’avviso che il vero salto di qualità che ha segnato l’evoluzione dell’autonomia a livello mondiale, e ancora manca alla nostra scuola, sarà finalmente possibile con il federalismo. Quando ci sarà un vero federalismo si potrà procedere ad un’organizzazione dell’istruzione più sussidiaria che statuale, più giocata a livello orizzontale che verticale. Mi auguro che a quel punto sia possibile prevedere la possibilità per le scuole di utilizzare finanziamenti anche privati. Occorre cominciare, come credo sia volontà dello stesso ministro Gelmini, a sperimentare sul serio le nuove forme di governance, con progetti di offerta formativa che siano molto più legati alla domanda che non all’offerta.

 

Una delle novità della riforma è proprio il rapporto con gli stakeholders che sono sul territorio. Come sta procedendo su questo fronte?

 

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COMMENTI
13/09/2010 - Lite in sale parto e il neonato muore (enrico maranzana)

Siamo sicuri che le famiglie vogliano che ai loro figli vengano proposti "percorsi didattici più in linea con le tendenze europee più efficaci di formazione e di preparazione" se fosse loro ricordato che l’Europa non si cura della crescita integrale dei giovani ma soltanto della libera circolazione della manodopera? E cosa devono intendere per formazione? L’affermazione: i docenti saranno "formati con competenze sì disciplinari ma essere anche capaci di coprire un’area di insegnamenti più vasta di quella attuale" propone la relazione formazione = informazione. Esistono tante formazioni quante sono le discipline? Eppure il DPR 275/99, l’architrave del decreto sulla formazione iniziale dei docenti [art. 2], prefigura una scuola unitaria, la cui vitalità nasce dalla PROGETTAZIONE educativa-formativa-dell’istruzione-organizzativa.