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SCUOLA/ Meglio piccoli "leghisti" ad Adro che "devoti" di Giordano Bruno

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Alle solite polemiche che aprono ogni inizio della scuola, quest’anno si è aggiunta quella che riguarda l’inaugurazione del nuovo edificio scolastico di Adro, dedicato a Gianfranco Miglio, già professore di Scienze politiche all’Università Cattolica di Milano e ideologo della Lega nord. Fiore all’occhiello dell’amministrazione comunale leghista di Adro, costruita in tempi brevissimi, vista alla televisione la scuola è veramente bella: luminosa, colorata, elegante nei dettagli.

Ma… forse i progettisti si sono allargati un po’ troppo. Il colore dominante dei muri e degli arredi è il verde e purtroppo quello che è stato per secoli il simbolo della speranza oggi contraddistingue il partito di Bossi. Il logo della scuola, riprodotto sul tetto, sui banchi, su ogni superficie utile allo scopo è il sole a sei punte, certamente simbolo celtico, ma come la verde rosa camuna prescelta per la Regione Lombardia, rimanda alle bandiere più che agli antichi progenitori. L’esagerato puntiglio della realizzazione  presta dunque il fianco a ogni sorta di rilievi critici, provenienti da tutte le parti: il ministro Gelmini ne approva il contenuto, pur con il doveroso distinguo dei numerosi simboli marxisti in auge un po’ dovunque nella scuola pubblica, mentre esponenti del PD chiedono addirittura l’intervento di Napolitano.

Spezzerei una lancia a favore della giunta di Adro, ironizzando più sul campanilismo, sulla provinciale volontà di costruire un’opera firmata in ogni dettaglio per far valere più che la convinzione leghista l’ambizione di avere una scuola modello, simile a un campus. Questo edificio lo è, non c’è niente da dire e gli abitanti di Adro, anche non leghisti, a sentirli in televisione ne sono orgogliosi. Si è esagerato, e questo fa ridere più che indignare.


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COMMENTI
17/09/2010 - (Franco Labella)

Rassicuro la collega Cioni: il livore non c'entra nulla e la citazione di Calamandrei dovrebbe aiutare. C'entra, piuttosto, la voglia di chiarezza e la necessità di andare in profondità quando si ragiona su episodi apparentemente minori o che si vorrebbero derubricare a innocente folklore. Consiglierei, a questo proposito, di leggere l'articolo di Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa, sulla questione, su Repubblica di oggi.

 
15/09/2010 - Imparzialità, non lottizzazione dei segni (Sergio Palazzi)

Come finì tra Miglio e Bossi resterà agli atti finchè un nuovo padrone non riscriverà la storia. Ma per giustificare il fiore esalobato ripetuto in tutti i cantoni non mistifichiamo la scusa che c'è nell'iconografia di qualche stipite autoctono. Nell'emblema civico di Adro, segno super partes di storia ed identità locale, gli adrensi misero i grappoli gialli della Franciacorta (in campo verde-vigna, certo) e non l'esagramma pseudo-celtico. Oggi a scuola quei simboli non li han fatti del grigio dei sassi orobici, né fucsia a pois, ma di quel punto di verde che identifica proprio quel partito lì. Tanti simboli antichi hanno origini nobili, ma una volta obliterati dal sangue delle vittime, per generazioni rievocano i carnefici che li hanno usurpati: il pergamo di S. Ambrogio è pieno di svastiche, ma il sindaco di Milano non ci può tappezzare le sue scuole. Come dice, collega Cioni, quelli "non hanno ancora ucciso nessuno"?! Ci mancherebbe, che facciamo, aspettiamo il morto? Da studente, da insegnante e da amministratore ho sempre rimosso e fatto rimuovere dalle scuole ogni segno di ogni partito, solicheridono, iridi pacifondaie, falciemartelli. Non per cerchiobottismo, ti do' Allende mi dai Moro, ma perchè la legge deve valere erga omnes. Dire che colà legge e decoro non valgono perchè "la scuola è bella e razionale" è come dire che "ai tempi del Duce i treni erano in orario". E il parallelo con il Crocefisso, "avvitato ai muri" per fare pari e patta, è semplicemente blasfemo.

RISPOSTA:

Forse i grappoli gialli della Franciacorta precedono la giunta leghista. Ma scusi, non mi faccia dire ciò che neanche lontanamente penso, non aspettiamo nessun morto. Mi pare ingeneroso il paragone tra fascismo e Lega, tra orari dei treni e simboli di quel partito. Quanto ai Crocefissi, veramente blasfema fu la parodia della Via Crucis avvenuta tempo fa nei corridoi della scuola in cui ho insegnato negli ultimi dieci anni. E non per goliardia. LC

 
15/09/2010 - La storia della Repubblica comincia con i Celti? (Franco Labella)

Quando una risposta non risponde. Veramente non c'è limite. Riporto la risposta della prof.ssa Cioni che ignora, evidentemente, la differenza tra essere antifascisti e perciò Italiani ed essere leghisti: "Quanti indottrinamenti ho dovuto subire nelle ore di compresenza da parte di colleghi antifascisti!". I colleghi antifascisti (come li chiama lei) appartengono alla specie degli Italiani che non dimenticano come è nata la Repubblica. Che certo non è nata sull'idea artefatta della Padania e delle divisioni ideologiche a quest'idea collegate. Siamo veramente ad un punto di non ritorno, temo. Posso consigliare alla prof.ssa Cioni la lettura di un collega antifascista? Si chiamava Piero Calamandrei, era pure lui un pericoloso indottrinatore. Se legge le sue riflessioni sulla possibile deriva della scuola pubblica avrà, credo, più chiaro il quadro attuale. Quello nel quale i simboli si coniugano col passato recente di Adro. Senza scomodare i Celti.... Franco Labella, collega antifascista

RISPOSTA:

Caro collega, mi spiace che non abbia compreso che l'aggettivo "antifascista" è stato usato come eufemismo, per non entrare in particolari seccanti. Le assicuro che l'indottrinamento era pesante, fatto con mezzucci di scarso valore culturale, nemmeno comparabile con la finezza intellettuale e morale di Calamandrei, che conosco e che ho spesso usato in classe. Nonostante mi sia occupata dopo la mia laurea di storia medievale, non credo proprio di essere del tutto ignorante sul Novecento. Non fosse altro per il fatto che mio nonno venne ucciso a Milano da una mano tuttora sconosciuta nella guerra fratricida seguita all'8 settembre 1943 e che in quello stesso 8 settembre 1943 mio padre, ufficiale dei Granatieri di Sardegna a Roma, vide l'esercito squagliarsi e subì l'umiliazione di non aver alcun ordine da dare. Questo solo per dirle che la Repubblica è nata, come tutto ciò che è umano, non dalla purezza ideologica, ma più spesso dal dolore e dalla fermezza dei propositi di tanti uomini di più schieramenti, dalla resistenza e dal perdono di tante donne. Oggi come allora, più di allora, non crede che ci dobbiamo rispetto, pur nella diversità delle nostre idee, che sono per nostra fortuna non macchiate di sangue? Anche quelle della Lega, che sono ben lontana dall'apprezzare, ma che non hanno ancora ucciso nessuno. Scusi la franchezza, ma perchè tanto livore? Laura Cioni

 
15/09/2010 - simboli e quotidianità (emilio molinari)

Perfettamente d'accordo: sarebbe ora di smetterla con divisioni di principio nella scuola, simboli di ogni genere e colore non spostano di un centimetro i veri problemi del momento educativo. A prima vista la scuola di Adro è bella e razionale, in 36 anni d'insegnamento ho conoscuito edifici orribili e tetri in cui la depressione sembrava un elemento costitutivo. In altre scuole la bellezza dei locali aveva la durata dello spazio di qualche mese: i frequentatori riuscivano a trasformare il tutto in luoghi devastati più simili a fabbriche dismesse ospitanti un centro sociale dei più degradati. Che cosa si muove negli spazi da rispettare, chi ci insegna e cosa insegna, come si utilizano tempi e strutture per far nascere curiosità, senso di appartenenza e di responsabilità, una comunità che pensa e prova emozioni: questo sta dentro ad una scuola (o dovrebbe starci) magari senza preoccuparsi di simboli e nomi e tanta retorica inutile tipica della nostra classe politica.

 
15/09/2010 - I COLORI DELLE SCUOLE (Fabiana Cestari)

Il punto è, signora Cioni, che non mi risulta ci siano scuole, intitolate a Salvador Allende, con le pareti e i mobili di colore rosso e con il simbolo del partito socialista cileno evidenziato all'interno degli edifici medesimi. Cordiali saluti

RISPOSTA:

Meno male! Ma il liceo scientifico in cui ho fatto la mia prima supplenza nel 1975, ora Salvador Allende, era in quei mesi occupato dai concerti degli Inti Illimani, da assemblee di ogni tipo in cui poteva intervenire solo un certo colore e le bandiere erano di quello stesso colore; il tutto approvato dal Collegio Docenti. Penso proprio che quella stagione sia finita, ma per dovere di cronaca mi permetto di precisare. Laura Cioni

 
15/09/2010 - Ma la prof.ssa Cioni valuta le differenze? (Franco Labella)

E' incredibile come su una vicenda come quella di Adro si riescano a dire e a scrivere cose assolutamente non consistenti. Ha cominciato il Ministro parlando di simboli della sinistra nelle scuole. Si riferiva alle scuole dell'ex Unione Sovietica dell'amico Putin evidentemente. Perchè nelle scuole italiane, al massimo, ci si troverà magari i fasci littori e non le falci e martello. La prof. Cioni prova a metterla sul ridicolo ma poi riesce a scrivere: "Questa mi sembra la questione sostanziale, il resto facilmente scade a pretesto per un ennesimo litigio. Forse che gli studenti usciti da licei intitolati a Giordano Bruno o a Salvador Allende (notoriamente molto importante per la cultura italiana) si sentono per ciò stesso appartenenti al pensiero della giunta comunale che ha voluto ricordare due figure del passato, dando il loro nome a un liceo piuttosto che a una via?" E che c'entra la intitolazione con i simboli? Sono due cose assolutamente non paragonabili. Se poi la prof. Cioni avesse anche ricordato che Adro ha già avuto le prime pagine dei giornali per la vicenda dell'altro Lancini (non il sindaco, l'imprenditore autore di una lettera che andrebbe letta quando ci sarà la famosa "Cittadinanza e Costituzione", altro che il Mike Buongiorno del Ministro), forse la vicenda dei simboli leghisti cesserebbe di essere "folklore" (secondo la primitiva definizione del Ministro Gelmini) e sarebbe valutata per quella che è: una operazione "culturale" di indottrinamento.

RISPOSTA:

L'intitolazione non c'entra con i simboli, se non per il fatto che entrambi indicano una preferenza culturale e politica. Che poi essa coincida con l'indottrinamento, questo mi pare azzardato: lo lascerei dire ai colleghi che insegnano. Quanti indottrinamenti ho dovuto subire nelle ore di compresenza da parte di colleghi antifascisti! Laura Cioni

 
15/09/2010 - Nessun simbolo di partito in nessuna scuola, mai! (Sergio Palazzi)

Non sono affatto d'accordo. Mi pare si venga meno a tutti i principi che da queste colonne si riaffermano sulla libertà d'insegnamento ed apprendimento ed sul riconoscimento della personalità di chi frequenta quei locali (studenti e docenti). E' come minimo irrispettoso per tutti coloro che, anche limitandosi alla nostra storia patria, hanno pagato duramente perchè nelle scuole non ci fossero indottrinamenti politici. Cioni, credo, è sufficientemente giovane da non aver vissuto in pieno gli anni '70, quando per difendere il diritto di non avere simboli politici nelle aule molti di noi hanno avuto vita dura. Alcuni ne portano ancora i segni, e quanti sono morti vittime di quell'odio? Ma pensiamo anche solo alle più recenti proteste, per fortuna non fisiche, per far togliere dalle scuole le bandiere con scritto "pace": anche quelle erano solo folklore? Il paragone tra Miglio, Bruno o Allende non regge. Oltretutto, Miglio dovrebbe essere il primo a ritenersi usurpato, per come da vivo chiuse i suoi rapporti con la Lega. Bruno mi sta molto antipatico, a prescindere dall'uso ideologico, ma non sarò io a spiegare a Cioni che non è esattamente una nullità nella nostra storia culturale. Ma il fatto di fondo è che io credo in una scuola "pubblica", ed imparziale, anche e soprattutto se non gestita dal monopolista statale. Il che sta diametralmente all'opposto di una scuola statale che diventa propaganda di un partito. E il verde è il mio colore preferito: ma non quel verde lì.

RISPOSTA:

Mi risulta che Miglio sostenesse il federalismo da quando era Preside di Facoltà in Cattolica; non ho scritto di ritenere Bruno una nullità, ma solo Allende, e limitatamente alla storia culturale italiana. Ho insegnato in un edificio del ventennio e non mi sono mai sentita non rispettata per il fatto che le aule fossero intitolate a militari, che le lapidi in latino fossero piene di retorica, che la pianta stessa della scuola avesse la forma dell'aquila romana. Mi sono sentita molto meno rispettata dalle caratteristiche di centralismo democratico che allora vigeva nella direzione della scuola. Il mio colore preferito è l'azzurro, quello del mare e del cielo. Laura Cioni