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SCUOLA/ I risultati dell’indagine Adiconsum su diffusione e utilizzo delle nuove tecnologie informatiche e multimediali

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SCUOLA NUOVE TECNOLOGIE –
Anche laddove è presente l’aula informatica (ben attrezzata per il 68%) risulterebbe non funzionante e non accessibile agli studenti. L’indagine si è poi occupata delle azioni per ridurre il caro-scuola. Fra queste: maggiori investimenti da parte del Ministero, il comodato d’uso, il rispetto dei tetti di scuola, l’esigenza di limitazioni ai c.d. “contributi volontari” che le scuole richiedono contestualmente all’iscrizione. Ritenuti alti anche i costi dei viaggi d’istruzione.

Per il 60% dei genitori gli e-book possono contribuire a contenere il caro-scuola, a fronte di un 40% che li ritiene di scarso o nullo contributo. Per Paolo Landi, Segretario Generale Adiconsum: “Il taglio sui precari rischia di rendere più difficile l’utilizzo delle nuove tecnologie per l’insegnamento. Oltre a riformare gli indirizzi è indispensabile investire nella formazione e nell’aggiornamento degli insegnanti”.

Marco Griffa, AD di Loescher, dichiara: “In quanto Case editrici, abbiamo fortemente voluto questa indagine, poiché siamo consapevoli di essere una parte fondamentale della didattica scolastica, e di poter dimostrare, al di là dei luoghi comuni, che non esiste un presunto ostruzionismo da parte nostra. Proponiamo da anni testi con contenuti aggiuntivi multimediali: una volta erano audio e videocassette, ora sono CD, DVD, ed espansioni in internet, a riprova del fatto che siamo sempre stati attenti all’evoluzione della pedagogia e della tecnologia, che solo ora inizia a vedere la diffusione di strumenti adatti alle esigenze dell’insegnamento.”



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COMMENTI
17/09/2010 - Disinvestimenti e mitologia delle nuove tecnologie (Franco Labella)

Insomma le nuove tecnologie avanzano ma con i tempi manzoniani dell’adelante Pedro, cum juicio. E ci sono gli stupidi, come il sottoscritto che pensano persino di acquistare, a proprie spese, oltre ai portatili anche i videoproeiettori. Ma ora, per fortuna, il tempo delle vacche grasse è finito e, finalmente, nelle scuole affollate oltre ogni limite, mancano anche banchi e sedie. Però ci sono le LIM, ben coperte e ben in vista. Magari dove servono, nelle Presidenze.

 
17/09/2010 - Disinvestimenti e mitologia delle nuove tecnologie (Franco Labella)

Prima fase con le scuole finanziate dal Ministero con i fondi UMTS e corsi numerosi ed affollati. Fase successiva senza fondi MIUR con l’invito alle scuole, prive di risorse, a far da sé magari organizzandosi in rete. Fine ovvia dei corsi e perciò programma formativo del tutto monco. Si ritorna all’antico: unico settore della P.A., la scuola chiede ai suoi operatori di continuare a formarsi ma a proprie spese. C’è la parentesi, quasi comica per chi ne chiedeva conto agli ignari negozianti, dei buoni per l’acquisto dei computer riservati ai docenti. Erano come la mitica Chimera. Nelle scuole poi si vede di tutto: aule attrezzate con i fondi di magazzino di rivenditori amici e persino aule o uffici cablati dove invece di esserci una stampante di rete si applica il principio “una stampante per ogni computer” alla faccia delle risorse di rete. Si avvia la fase “eroica” (per le scuole) della centrale unica di acquisti obbligatoria persino per un settore caratterizzato da ricambio ed obsolescenza elevati. Inutile provare a far capire che, forse, conviene il leasing e gli acquisti presso le catene informatiche altro che CONSIP. Si apre infine il capitolo LIM: sono le famose lavagne elettroniche che dovrebbero sostituire quelle di ardesia da libro Cuore. Anche qui fase pionieristica con forniture sperimentali ad un numero limitato di scuole che dovrebbero fungere da volano. Peccato che il volano si fermi quando la fornitura successiva avviene con tempi biblici e defatiganti. (segue)

 
17/09/2010 - Disinvestimenti e mitologia delle nuove tecnologie (Franco Labella)

La vicenda dell'uso delle nuove tecnologie nella scuola italiana meriterebbe ben più di un commento da 1500 caratteri. E' uno di quei casi da manuale di come buone intenzioni poi tradottesi in sprechi improduttivi, disinvestimenti e mitologia delle nuove tecnologie si sono susseguiti negli ultimi 10 anni. In uno con gli slogan: dalla scuola delle tre I fino alle magiche LIM in grado, secondo l'attuale Ministro, di fare la differenza anche nella scuola del maestro unico. La storia può cominciare con i corsi FORTIC, classico esempio di soldi pubblici buttati al vento. I corsi erano finanziati con i proventi provenienti dalla vendita delle licenze di telefonia mobile. Raro esempio, perciò, di risorse destinate ad un utilizzo nel settore della scuola non provenienti dalla fiscalità generale. I Fortic C (corsi per amministratori di rete) erano il preludio alla introduzione di nuove figure di sistema oltre alle Funzioni obiettivo poi diventate funzioni strumentali. Questo all'atto della programmazione dei corsi ma intenzione non più mantenuta a conclusione della prima fase dell'azione formativa. Insomma investo e formo per poi disinvestire. Per carità di patria tralascio i dettagli sui Ministri coinvolti e sui Direttori generali di settore avvicendatisi o sostituiti con lo spoil system. I Fortic A e B dovevano servire a creare la massa critica di docenti necessari ad un uso non sporadico ed episodico delle nuove tecnologie. (segue)