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UNIVERSITA’/ Cara Gelmini, la finta autonomia è peggio dello statalismo

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Si noti che nessuno di questi problemi ha a che fare con la (presunta) mancanza di soldi. La loro vera causa sta infatti nello strano sistema esistente in Italia, per cui in teoria c’è l’autonomia, ma poi il Ministero impone una tale quantità di regole e criteri che questa risulta in pratica quasi completamente svuotata. La cosa strana è che tutti, sia i favorevoli che i contrari, dicono che questa riforma è ispirata a una logica “manageriale”, quando invece è esattamente il contrario. E non cambia le cose il previsto inserimento negli organi direttivi delle università di un 40% di personalità provenienti dal mondo delle imprese (peraltro nominati non si sa bene ancora da chi). Quella di manager infatti non è un’essenza metafisica, ma una funzione: un manager inserito in un contesto che non funziona secondo criteri manageriali semplicemente non è più un manager, e rischia solo di far danni. Contrariamente a quanto previsto dal ddl Gelmini, le industrie scelgono i loro manager liberamente e non in base a criteri ministeriali; fissano loro degli obiettivi ma non il modo in cui devono raggiungerli; li premiano (o li puniscono) in base ai risultati e non all’anzianità; e vengono a loro volta premiate (o punite) dai propri clienti e non dal Ministero. Questo è, dal più al meno, anche il sistema che vige nelle università veramente autonome, cioè in quelle anglosassoni, che secondo me dovrebbero costituire il nostro modello.

 

Ma se questo non si può o non si vuole fare, piuttosto che continuare a tenerci questo sistema ibrido, che finisce inevitabilmente per prendere il peggio degli altri due, allora sarebbe quasi meglio tornare ad uno statalismo integrale. Meglio che sia il Ministro a intervenire direttamente per dire “questa università può assumere e quella no”, “questo corso di laurea non ha senso e va chiuso, mentre là ce ne vuole un altro”, “questa Facoltà può fare determinate cose e quest’altra no”, ecc. Perché è comunque meglio che ci sia un essere umano in carne ed ossa che sceglie col proprio cervello e poi si assume la responsabilità delle scelte compiute, piuttosto che, come oggi, demandare tutto a calcoli basati su algoritmi astratti, che non rispettano mai la specificità delle situazioni e soprattutto permettono a tutti di non prendersi mai la responsabilità di nulla.

 

 



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COMMENTI
17/09/2010 - Comunque il fuori corso è meglio evitarlo (Sergio Palazzi)

Cara Alessandra Fedeli, su alcune cose posso essere d'accordo. Però... io mi sono laureato 4 anni fuori corso, a pieni voti sì, ma a 28 anni compiuti; in mezzo mi ero occupato di politica locale e internazionale, di fotografia e di altro; ci avevo messo un anno (splendido) come alpino; la tesi era durata un anno e mezzo, beh certo a chimica era normale... OK, tutto vero, ma più passa il tempo e più mi viene da pensare che se mi fossi laureato a 23 anni come qualche mio compagno avrei potuto fare molte altre esperienze e il mondo l'avrei visto di più e meglio dopo. Ai miei giovani amici do' il caldo suggerimento di laurearsi alla svelta. Con questo, se il fuori corso è dovuto a cose concrete e non al grattarsi l'ombelico (che però credo sia la ragione principale in gran parte dei casi), penso anch'io che non sia il singolo studente che manda in crisi l'università. Ma quelli dell'ombelico sì, però, anche perchè sono tanti. So cosa significa vedere un candidato che aveva frequentato 4 o 5 anni prima, che viene lì piagnucolando a farti fretta perchè deve laurearsi, e poi si offende se il voto è basso...

 
16/09/2010 - quiz (alessandra fedeli)

Non concordo affatto sulla presunta superiorità delle università anglosassoni, a mio avviso fondata più sui parametri di valutazione angloamericani che non sulla portata effettiva della formazione impartita. Stando a quanto vedo, a medicina in particolare, mi sembra che l'università italiana sia peggiorata proprio nel momemto in cui qualche genio ha proposto di ispirarsi al mondo anglosassone, per esempio, introducendo esami a quiz, ossia nozionismo puro. Vuoi mettere i nostri terribili esami orali e scritti sui trattati di patologia medica?

 
16/09/2010 - PS (alessandro giudici)

Sarà "interessante" (e per chi ci è nel mezzo, come me, forse pure "doloroso") capire cosa succederà in Gran Bretagna una volta che i tagli del Governo Cameron al budget delle Università e della ricerca entreranno in vigore da gennaio. Già altre politiche molto decantate e inseguite in Italia, come quelle sostegno ai prestiti d'onone per gli studenti, hanno iniziato a mostrare il loro lato oscuro, troppo spesso ignorato da certa retorica.

 
16/09/2010 - mondo anglosassone... (alessandro giudici)

E' veramente sicuro che il mondo anglosassone sia una buona pietra di paragone? A parte che i punti 1 e 5 e pure la presenza di managers nei boards sono caratteristiche forti (fino, forse, anche all'estremo) proprio del sistema anglosassone, se parliamo di ricerca e altra educazione (post graduate) allora siamo d'accordo. Ma, a parte alcune eccellenze (che esistono anche in Italia), è veramente sicuro che la qualità media a livello undergraduate sia cosi superiore a quella italiana? Secondo me, pur con tutti i suoi problemi burocratici, baronali etc., l'università italiana è, in media, ben al di sopra di come la si dipinge retoricamente in termini di qualità'. Si è iniziato a distruggerla (dall'alto MA anche dall'interno) proprio quando si è iniziato a inseguire il modello anglosassone in quanto tale, invece di prenderne solo ciò che vale. Detto questo, sulla forma della protesta, secondo me è sbagliata per due ragioni: a) non si cambiano le regole in corso agli studenti iscritti perchè ci si è presa una responsabilità quando si è approvata la programmazione; b) tanto poi alla fine pochi sono veramente disponibili a cambiare i problemi strutturali. La vera protesta sarebbe che, dall'anno prossimo e per sempre, si attivassero sempre e solo tanti corsi quanti permessi dalle risorse disponibili (cioè i professori) e che i ricercatori tornassero a fare ricerca. Si possonon fare solo 50 corsi invece di 200? Beh, sono già abbastanza per una buona laurea.

 
16/09/2010 - fuoricorso (alessandra fedeli)

Sono una fuoricorso e francamente sono stufa di essere additata, insieme ad altri, come il male assoluto dell'università italiana. Mi assumo sicuramente la responsabilità della condotta degli studi ma devo dire che essa è stata anche, paradossalmente, il frutto anche di un eccesso di serietà dei miei studi, eccesso che mi ha impedito e contro il quale tutt'ora combatto, di dare esami a vanvera come vedo fare troppe volte da gente che si butta sperando di cavarsela alla meno peggio, ma che è, solo apparentemente, più valida perchè laureata prima di me. Non ho mai pensato di attribuire la colpa del fuoricorso ai docenti anche se un po' di confusione in meno circa testi di studio, le lezioni, gli esami, sicuramente avrebbe semplificato le cose e comunque sarebbero servite regole, ma sin dall'inizio, non come si pretenderebbe di fare ora, cambiando le condizioni durante il proseguimento degli studi creando non pochi motivi di ansia!

 
16/09/2010 - riforme radicali (rosario giuliano)

L'interessante e concreto intervento del professor Musso rimanda ad un approccio radicale alla riforma del sistema universitario italiano: credo che non possa esistere reale autonomia senza l'abolizione del valore legale del titolo di studio e senza introdurre l'inquadramento dei docenti come liberi professionisti. Ma esiste un legislatore dotato di coraggio e indipendenza dalle varie corporazioni?