BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Dai saperi alle competenze: troppi malintesi, pochi risultati

Pubblicazione:

cubo_rubikR375.jpg

Nella scuola l’interpretazione delle norme di legge avviene a partire da una  professionalità docente  intesa come “il far lezione”, con il confezionare le conoscenze disciplinari in modo da renderle gradite e assimilabili. L’assunzione di un tale il punto di vista ha condotto al fraintendimento della volontà del legislatore: non a caso l’istituzione è stata denominata sistema educativo d’istruzione e di formazione, non è casuale che ai singoli istituti scolastici sia stata data autonomia, autonomia che “si sostanzia nella progettazione e realizzazione d’interventi di educazione, di formazione e d’istruzione”.

È di capitale importanza  trovare una terminologia comune e chiedersi: cosa esprimono e quale rapporto esiste tra le tre funzioni citate che rappresentano i caratteri fondanti la vita e l’attività delle scuole?

 

La formazione attiene al rapporto scuola-società, ha l’obiettivo di sviluppare le qualità personali dello studente e di dotarlo di comportamenti efficaci, tali da consentirgli di interagire positivamente con l’ambiente socio-culturale del mondo contemporaneo che, come noto, è dinamico e complesso.

L’educazione riguarda la progettazione e la conseguente realizzazione di processi d’apprendimento finalizzati a promuovere e consolidare le qualità necessarie all’esercizio delle competenze generali individuate nella fase di progettazione formativa. A tal fine la scuola, tutta insieme, deve operare per concepire, sviluppare, applicare e controllare adeguati piani educativi.

Formazione e educazione hanno natura strategica mentre quella dell’istruzione è operativa; essa trova la sua significatività negli obiettivi formativi e negli obiettivi educativi deliberati dagli organismi collegiali.

 

La disattenzione riservata alla differenziazione di queste tre responsabilità della scuola è una delle cause del fallimento dei decreti delegati del ’74 che hanno prefigurato un modello organizzativo che gli istituti avrebbero dovuto sviluppare per onorare il mandato loro conferito: il consiglio d’istituto “elabora e adotta gli indirizzi generali” per riconoscere, studiare e risolvere il problema formativo con l’elencazione delle competenze generali; il collegio dei docenti “programma l’azione educativa” e “valuta l’efficacia dell’azione didattica in rapporto agli obiettivi programmati”, adempimenti sistematicamente elusi per l’incapacità di cambiare punto di vista e di concepire la scuola come sistema: la parcellizzazione del servizio non trova più alcuna giustificazione nella legge, nella razionalità e nella cultura contemporanea.

Va superata la concezione della scuola come somministratrice di ciascun sapere disciplinare, nell’intangibile autonomia dei singoli insegnamenti: il lavoro dei docenti sarà valorizzato solo se è “espressione di libertà progettuale, coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e indirizzo di studio”.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

  



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
18/09/2010 - Commento all'articolo (umberto perini)

Vivissimo ed apprezzabile il richiamo agli obiettivi degli organi collegiali relativi al modello introdotto dai decreti delegati del '74. La chiarezza con cui viene esplicitato il concetto di sistema educativo di istruzione e informazione ripropone con forza le definizioni di capacità, competenze, abilità. E' un dato di fatto che molti docenti previlegiano l'abilità a scapito delle capacità e delle competenze. Ci voleva un articolo così per far riflettere il docente sul proprio operato.