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SCUOLA/ Dai saperi alle competenze: troppi malintesi, pochi risultati

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Le competenze non possono essere insegnate, si acquisiscono praticandole. I nuovi regolamenti di riordino ribadiscono tale principio. Per i licei, ad esempio, fissano “alcuni punti fondamentali e imprescindibili” a cui i docenti dovranno attenersi: lo studio delle discipline in una prospettiva sistemica, storica e critica; la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari.

I documenti di riforma, inoltre, indicano la via per la transizione dalla scuola delle conoscenze a quella delle competenze: orientano gli insegnamenti a “l’uso costante del laboratorio per l’insegnamento delle discipline scientifiche”.

 

Le implicazioni di tale assunto, che orienta i lavoro dei lavoratori della scuola verso la didattica della ricerca, si riflettono sul concetto di disciplina che si dilata inglobando sia i problemi che hanno caratterizzato la sua evoluzione, sia i metodi utilizzati per la ricerca delle relative soluzioni. Facendo tesoro dell’ammonimento di Albert Einstein “le conoscenze sono cosa morta, la scuola invece serve per vivere”, si può proporre la seguente immagine: “Come i gabbiani lasciano le loro orme sulla sabbia così le discipline imprimono le loro tracce sulla carta”.

 

La nuova situazione ridisegna le responsabilità dei docenti: elaborare e perseguire gli obiettivi formativi e gli obiettivi educativi e, al contempo, trasmettere una fedele immagine delle discipline, che ne esalti la vitalità; risultato che può essere conquistato sfruttando la sovrapponibilità del metodo disciplinare col metodo didattico, coincidenza su cui si fonda l’attività laboratoriale.

 

La progettualità diventa l’essenza della funzione docente. Essa non è più strutturata sui saperi, ma è proiettata verso la valorizzazione delle potenzialità dei giovani. L’attività di classe risulta essere il banco di prova delle congetture fatte nella fase ideativa: gli studenti hanno manifestato i comportamenti e sono giunti alle conclusioni a cui le proposte di lavoro erano finalizzate? Alcune esemplificazioni sono visibili su matematicamente.it, nella sezione didattica.

 

Corollario finale: il concetto di competenza è stato introdotto nel nostro ordinamento da cinquant’anni. In tutto questo tempo non ha mai inciso sul modo di concepire il servizio scolastico e non ne ha modificato l’orientamento. L’interesse che in questi tempi è riservato alla definizione dei traguardi della scuola in termini comportamentali deriva esclusivamente dalle sollecitazioni europee, tese a garantire la mobilità della mano d’opera e l’equiparazione dei titoli di studio. 

La formazione, l’educazione e l’istruzione sono relegate sullo sfondo, non illuminate, quasi fossero comparse.

 

 



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COMMENTI
18/09/2010 - Commento all'articolo (umberto perini)

Vivissimo ed apprezzabile il richiamo agli obiettivi degli organi collegiali relativi al modello introdotto dai decreti delegati del '74. La chiarezza con cui viene esplicitato il concetto di sistema educativo di istruzione e informazione ripropone con forza le definizioni di capacità, competenze, abilità. E' un dato di fatto che molti docenti previlegiano l'abilità a scapito delle capacità e delle competenze. Ci voleva un articolo così per far riflettere il docente sul proprio operato.