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SCUOLA/ L'inizio? Né programmi, né cattedre, ma persone

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E' un passo ulteriore fatto nella direzione dell'"effetto Chernobyl" che negli anni ottanta don Luigi Giussani aveva identificato come la questione seria dei giovani. Una irradiazione che aveva lacerato l'umano e che rendeva i giovani incapaci di attaccarsi all'ideale che pur vedevano. Oggi il processo è andato avanti, si è creata una sorta di limbo in cui si può lasciarsi trascinare dalle cose senza prendere alcuna decisione.

 

Giovanni Belardelli porta all’attenzione della pubblica opinione la professione docente, ne mostra il colpevole discredito di cui è stata oggetto in questi anni e urge un recupero di quella dignità di cui ha diritto una professione fondamentale nella costruzione della società. Per Belardelli la questione è culturale, e non basterà “introdurre nella retribuzione degli insegnanti una percentuale legata al merito per restituire autorevolezza alla loro professione”, c’è bisogno di qualche cosa in più, ma anche qui l’analisi si indebolisce, si involve perdendosi nelle spire soffocanti dell’impegno e del servizio al bene degli altri.

 

Analisi interessanti queste e altre che tentano di definire la situazione del mondo della scuola, ma come non si può iniziare dai problemi - anche se guai a negarli! - così non è un’analisi giusta che dà la forza di un nuovo inizio.

 

Ricominciare è invece partire dall’unica cosa che non tradisce l’uomo, che non lo inganna, ricominciare è partire dal proprio cuore, dalle esigenze di vero, di buono e di bello e portarle a sfidare una scuola sempre più instabile, dove l'intenzione del nuovo si sovrappone al mantenimento del vecchio, generando un grave status di disorganicità.

 

Questo è il fascino di un autentico riinizio, avvertire che ciò che c'è in gioco quando si rientra tra le mura della scuola non è la scuola, ma è innanzitutto il mio "io", quel punto fragilissimo eppur consistente in cui si forgia la stima per l'umano e che è decisivo rispetto ad ogni mossa che un insegnante compie. Partire dalla stima per l'umano che ogni insegnante ha in sè, solo questo è un riinizio, solo questo porta nella scuola qualcosa di nuovo, un modo di insegnare che comunica qualcosa che c'entra con le proprie esigenze più vere e perciò di ogni studente.

 

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COMMENTI
02/09/2010 - Le persone sorridono? (Sergio Palazzi)

Certo, Gianni, le persone. La voglia di andare loro incontro. Il sorriso nel salire le scale, ieri mattina, vedere tanti colleghi tra cui ci sono persone meravigiose: magari non tutte, vabbé. E stamattina gli scritti di riparazione, e di colpo un velo, appena un velo più cupo (faccio anch'io il poeta, collega Labella, è un bel giorno di fine estate). Certo, il giorno di uno scritto che decide le sorti estreme non è quello in cui ti aspetti frizzi e lazzi. Ma non molti, tra i penitenti, avevano un sorriso di consapevolezza del lavoro fatto per ricominciare; quanti invece con la stessa smorfia ingrugnita di fine maggio. Sono questi che mi spaventano: le persone che io, che noi vogliamo incontrare, cui vogliamo portare la nostra esperienza prima ancora che la nostra competenza, per farli innamorare del sapere o solo per aiutarli a costruirsi un futuro. Ma sorridono poco. Sembrano lì per sbaglio, senza che gli importi di quel che una quindicina di professionisti può offrirgli. Chi siede lì di fronte è una persona unica, in un momento della sua vita irripetibile e fondamentale, cui ho scommesso di dare il meglio di me anche solo due ore alla settimana. Ma hanno voglia di interagire, di farsi accompagnare fuori dal rumore indistinto in cui passiamo i giorni e le sere? Cosa posso inventare per far sì che siano un po' di più i sorrisi di contentezza nell'entrare a scuola: come alcuni che, grazie al cielo, stamattina ho avuto la fortuna di incrociare e spero di avere ben ricambiato?

 
02/09/2010 - Quanta poesia.... (Franco Labella)

Nelle ultime due settimane ho letto gli articoli di Israel, Cominelli ed oggi questo di Mereghetti. Quanta poesia, quanti concetti profondi e nobili parole. Pochi commenti.... ma sarà perchè siamo ancora in estate. Non mi è capitato, però,di trovare in nessuno dei tre articoli un riferimento concreto a scelte di politica scolastica, diciamo così per essere buoni, condotte in assoluta solitudine da un Ministro e dai suoi collaboratori. Il Ministro Gelmini partecipa a "Cortinaincontra" o va in tv a farsi intervistare. Non si ha notizia di un suo tour nelle scuole dove ci sono le "persone" di cui parla anche Mereghetti. Comincia un nuovo anno scolastico caratterizzato dal tornado del riordino delle superiori. Perchè Israel, Cominelli e Mereghetti, oltre che scrivere articoli così densi, non si fanno promotori di un ciclo di incontri, nelle scuole di tutta Italia, con la partecipazione del Ministro? Così uniamo poesia e toni aulici, riflessioni profonde e filosofia pedagogica alla concretezza del dialogo con la scuola. Quella vera dove operano i tanto discussi docenti. Persone, appunto, con le quali non dialoga nessuno per cui le considerazioni di Belardelli sul Corriere acqusitano significato ancor piu' pregnante. Buon anno scolastico a chi lavora nella scuola Prof. Franco Labella Ps: spero che i redattori facciano un regalo ad un insegnante (il sottoscritto):siccome è inizio d'anno, siate buoni e pubblicate (possibilimente senza censure) questo commento. Grazie

 
02/09/2010 - Non chi dice Signore, Signore (enrico maranzana)

"Se chi insegna fosse veramente cristiano, insegnerebbe .. con più pazienza, con più adattabilità, pronto a valorizzare osservazioni che venissero dagli scolari, pronto a rispondere a domande insistenti, anche troppo analitiche, che gli scolari facessero: insomma, una disponibilità alle esigenze della scolaresca che si chiama carità". L’insegnamento per competenze risponde appieno all’enunciato: l’individuo e le sue qualità sono il fondamento del servizio scolastico. L’insegnamento per competenze è stato introdotto nel nostro ordinamento cinquant’anni fa .. ma nessuno se ne è accorto, colpevolmente. Nelle classi si continua a far lezione .. il docente parla, parla e i giovani ripetono. Nelle aule non si FA matematica, non si FA filosofia .. solo nelle palestre si lavora sulle competenze. Quando un docente di educazione fisica prepara una prova di salto in alto non sanziona gli errori ma li utilizza come fonte d’informazione per perfezionare le prestazioni.