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SCUOLA/ L'inizio? Né programmi, né cattedre, ma persone

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Tornano così di grande attualità queste affermazioni che fece don Luigi Giussani sull’insegnante: "se chi insegna fosse veramente cristiano, insegnerebbe con una precisione circa la verità di quel che dice, con un amore alla verità di quel che dice e, perciò, con più poesia (poesia nel senso generale del termine); con più amore a chi ha davanti, perciò con più pazienza, con più adattabilità, pronto a valorizzare osservazioni che venissero dagli scolari, pronto a rispondere a domande insistenti, anche troppo analitiche, che gli scolari facessero: insomma, una disponibilità alle esigenze della scolaresca che si chiama carità".

 

Che la scuola cambi o non cambi, questo è tutto da vedere, è una lotta che urge - ed è da fare senza esitazioni - ma che un insegnante possa riiniziare dal suo desiderio, questo nulla lo può impedire, dipende solo da lui!

 

Quando torna a scuola ogni insegnante deve decidere se partire dai problemi della scuola o dalle analisi sulla sua condizione, e allora non sarà un nuovo inizio ma la messa in scena di una commedia già vista. O se poggiare la ripresa su un pieno, la sua umanità, e allora sarà un nuovo inizio, la bellezza e il fascino di una nuova avventura, segnata dalla certezza di avere tanto da mettere in gioco davanti al bisogno di felicità che ogni studente porta in classe.



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COMMENTI
02/09/2010 - Le persone sorridono? (Sergio Palazzi)

Certo, Gianni, le persone. La voglia di andare loro incontro. Il sorriso nel salire le scale, ieri mattina, vedere tanti colleghi tra cui ci sono persone meravigiose: magari non tutte, vabbé. E stamattina gli scritti di riparazione, e di colpo un velo, appena un velo più cupo (faccio anch'io il poeta, collega Labella, è un bel giorno di fine estate). Certo, il giorno di uno scritto che decide le sorti estreme non è quello in cui ti aspetti frizzi e lazzi. Ma non molti, tra i penitenti, avevano un sorriso di consapevolezza del lavoro fatto per ricominciare; quanti invece con la stessa smorfia ingrugnita di fine maggio. Sono questi che mi spaventano: le persone che io, che noi vogliamo incontrare, cui vogliamo portare la nostra esperienza prima ancora che la nostra competenza, per farli innamorare del sapere o solo per aiutarli a costruirsi un futuro. Ma sorridono poco. Sembrano lì per sbaglio, senza che gli importi di quel che una quindicina di professionisti può offrirgli. Chi siede lì di fronte è una persona unica, in un momento della sua vita irripetibile e fondamentale, cui ho scommesso di dare il meglio di me anche solo due ore alla settimana. Ma hanno voglia di interagire, di farsi accompagnare fuori dal rumore indistinto in cui passiamo i giorni e le sere? Cosa posso inventare per far sì che siano un po' di più i sorrisi di contentezza nell'entrare a scuola: come alcuni che, grazie al cielo, stamattina ho avuto la fortuna di incrociare e spero di avere ben ricambiato?

 
02/09/2010 - Quanta poesia.... (Franco Labella)

Nelle ultime due settimane ho letto gli articoli di Israel, Cominelli ed oggi questo di Mereghetti. Quanta poesia, quanti concetti profondi e nobili parole. Pochi commenti.... ma sarà perchè siamo ancora in estate. Non mi è capitato, però,di trovare in nessuno dei tre articoli un riferimento concreto a scelte di politica scolastica, diciamo così per essere buoni, condotte in assoluta solitudine da un Ministro e dai suoi collaboratori. Il Ministro Gelmini partecipa a "Cortinaincontra" o va in tv a farsi intervistare. Non si ha notizia di un suo tour nelle scuole dove ci sono le "persone" di cui parla anche Mereghetti. Comincia un nuovo anno scolastico caratterizzato dal tornado del riordino delle superiori. Perchè Israel, Cominelli e Mereghetti, oltre che scrivere articoli così densi, non si fanno promotori di un ciclo di incontri, nelle scuole di tutta Italia, con la partecipazione del Ministro? Così uniamo poesia e toni aulici, riflessioni profonde e filosofia pedagogica alla concretezza del dialogo con la scuola. Quella vera dove operano i tanto discussi docenti. Persone, appunto, con le quali non dialoga nessuno per cui le considerazioni di Belardelli sul Corriere acqusitano significato ancor piu' pregnante. Buon anno scolastico a chi lavora nella scuola Prof. Franco Labella Ps: spero che i redattori facciano un regalo ad un insegnante (il sottoscritto):siccome è inizio d'anno, siate buoni e pubblicate (possibilimente senza censure) questo commento. Grazie

 
02/09/2010 - Non chi dice Signore, Signore (enrico maranzana)

"Se chi insegna fosse veramente cristiano, insegnerebbe .. con più pazienza, con più adattabilità, pronto a valorizzare osservazioni che venissero dagli scolari, pronto a rispondere a domande insistenti, anche troppo analitiche, che gli scolari facessero: insomma, una disponibilità alle esigenze della scolaresca che si chiama carità". L’insegnamento per competenze risponde appieno all’enunciato: l’individuo e le sue qualità sono il fondamento del servizio scolastico. L’insegnamento per competenze è stato introdotto nel nostro ordinamento cinquant’anni fa .. ma nessuno se ne è accorto, colpevolmente. Nelle classi si continua a far lezione .. il docente parla, parla e i giovani ripetono. Nelle aule non si FA matematica, non si FA filosofia .. solo nelle palestre si lavora sulle competenze. Quando un docente di educazione fisica prepara una prova di salto in alto non sanziona gli errori ma li utilizza come fonte d’informazione per perfezionare le prestazioni.