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SCUOLA/ La lezione? 60 minuti in cui tutto può accadere

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Sorprese settembrine. All’argomento “scuola” vengono riservate le prime pagine dei quotidiani. Incredibile visu! Una ricerca, con la sola parola-chiave “scuola”, nella rassegna stampa della Camera su alcune testate di spicco (Corriere, Repubblica, Stampa, Sole 24 ore, Foglio, Avvenire, Messaggero, Libero) tra il 2 e il 16 settembre dà come risultato una quarantina di articoli, di cui 4 in prima pagina. Ho avuto un sobbalzo quando il 13 settembre ho visto sul Corriere della Sera addirittura le pagine 2 e 3, a tutto campo, quelle delle notizie cruciali per la politica, presentare le novità dell’anno scolastico appena iniziato. Il 15 settembre trovo sul Foglio, in prima pagina un apprezzamento al ministro Gelmini per aver messo insieme, pragmaticamente, il meglio delle idee sulla scuola presenti nella società (un buon “compromesso scolastico”), valorizzando l’importante Quaderno bianco del governo precedente sul rapporto fra istruzione e economia, e per aver portato a casa una riforma sostanzialmente condivisa. A parte quindi le notizie di cronaca (per esempio il caso della scuola leghista di Adro), la scuola sembra un argomento “caldo”, complice anche la pubblicazione del rapporto 2010 dell’Ocse Education at a Glance e il contemporaneo varo del Regolamento sulla formazione iniziale degli insegnanti.

 

Paradossalmente una conferma di questa attenzione sono anche le proteste, i veti, lo stracciamento di vesti per i tagli, le accuse di restaurazione. Anche il problema dei precari, che grava su persone vere, che hanno famiglia e devono sbarcare il lunario, è stato creato colpevolmente, in passato, per disinteresse alle conseguenze e incapacità di fare della vera politica (quella che pensa alle generazioni future e non all’immediato), e va ora risolto.

 

Ma il punto è che il mondo della scuola sente scricchiolare la sua statica autoreferenzialità. Sono 20 anni che si danno voti arrotondati al limite del “falso in atto pubblico”, e ora si è scoperto che per fare realisticamente il punto sulla nostra situazione sono necessarie le misurazioni comparabili. Sono 20 anni che si è badato più a parcheggiare una generazione che non ha bisogno di lavorare per vivere che a educarla, anche se questo è oggi platealmente insostenibile. Sono 20 anni che gli insegnanti entrano in ruolo con leggi e leggine, e ora si scopre che il fattore che più influisce sui risultati degli studenti è la qualità degli insegnamenti. Insomma, qualcuno ha detto ripetutamente “il re è nudo” (non c’è più l’ingenuo arrendersi all’evidenza, si lotta col coltello fra i denti per dire che a primavera gli alberi mettono le foglie). Del resto: il mondo adulto si è finalmente reso conto che i giovani senza né arte né parte di cui scrive Ballerini sono nelle nostre case, o sono figli di amici, fratelli di alunni, nipoti di colleghi, e cominciano ad essere una folla, spaesati, tristi, soli.

 

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COMMENTI
22/09/2010 - per chi? (emilio molinari)

Troppe volte ci si dimentica che la scuola è fatta per loro, per quella strana massa che si presenta ai cancelli vivacissima all'inizio della scuola primaria e via via scema nel suo entusiasmo fino alla noia diffusa colta in più occasioni nelle aule delle superiori. Cosa accade per trasformare la curiosità e gli entusiasmi in passiva accettazione di un rituale quotidiano? Il fatto è che la scuola non diventa "una cosa per loro", imparano a viverla come una periodica inflenza tra due estati di falsa libertà non solo per l'influenza delle TIC ma per i nostri linguaggi di adulti poco credibili. Competente, aggiornato, comunicativo, paziente, coerente, autocritico, collaborativo, disponibile, trasparente, professionale... queste le caratteristiche emerse in una recente indagine condotta per l'Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia come qualità ideali per un docente. Mi pare che risulti chiaro cosa si aspettano da noi, non è poco ma è il necessario per parlare davvero con loro.

 
21/09/2010 - Può proprio accadere tutto (Gianni MEREGHETTI)

E' verissimo quanto scrive Daniela Notarbartolo, la lezione sono 60 minuti in cui tutto può accadere! E per me in questo riinizio dell'anno scolastico una cosa è accaduta e continua accadere, che l'ora di lezione cambia me. E' una novità quella che mi sta accadendo, una novità che mi commuove ogni volta che entro in classe e con la lentezza che mi contraddistingue mi rimetto a raccontare di storia e filosofia. E questa novità non sono anzitutto gli studenti, ma sono io che mi muovo verso di loro, sono io che cerco di incontrare il loro sguardo, e per me è ancora più una sfida per le condizioni in cui si trovano i miei occhi. Pensavo che l'ora di lezione fosse la resa degli studenti alla bellezza di ciò che noi insegnamo loro, oggi sto facendo una esperienza ancor più profonda, l'ora di lezione è la mia commozione a ciò che mi accade entrando e stando in classe.