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SCUOLA/ La lezione? 60 minuti in cui tutto può accadere

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Così il nuovo anno che è appena partito chiede a tutti almeno di prendere atto di un’inversione di tendenza. La svolta non è tanto la riforma, in primo luogo, ma quella nel modo di guardare finalmente alla realtà della scuola come a un argomento socialmente sensibile, che merita l’attenzione e lo sforzo della collettività, in cui i problemi non possono essere semplicemente passati di mano in mano da un governo all’altro e di fatto ignorati, o esorcizzati “gattopardescamente”. Non sono infatti in questione solo l’efficienza e l’efficacia del sistema.

 

Paradossalmente proprio in questo momento furoreggia il romanzo di Alessandro D’Avenia Bianca come il latte, rossa come il sangue, che ha per contesto la vita scolastica di un ragazzo delle superiori, come a suo tempo fu straletto Diario di scuola di Daniel Pennac, ambientato in scuole della banlieue. Entrambi descrivono esperienze positive a scuola. A dare il polso della situazione non sono le campagne mediatiche, ma le evidenze: se tutti si immedesimano in certi libri è perché il desiderio della autenticità c’è, e forte; il bisogno disperato che fra le quattro mura scolastiche avvenga un’esperienza, che “succeda qualcosa” che rompa il cliché e faccia scattare la novità: e questo avviene attraverso il rapporto con la realtà dei compagni e dei prof. (fa capire D’Avenia), e il “presente di incarnazione” dell’ora di lezione (scriveva Pennac).

 

È per questo che davanti all’articolo di Ballerini sulla “scatola nera” ho pensato che la più grande sfida per il prof. è fare di un non-luogo, dove si trovano per caso individui slegati e indifferenti, un luogo reale di relazioni stabili: ce ne sono talmente pochi! Un luogo è tale perché ha una continuità nel tempo, e in quel tempo avviene qualcosa, per ciascuno, ragazzi e adulti. Quello che avviene è apparentemente solo un rapporto con facce estranee che piano piano diventano familiari, con oggetti scolastici che piano piano aprono mondi, ma alla radice è una sfida con me stesso che da quelle facce e dagli oggetti scolastici mi difendo accanitamente, che cedo solo quando scopro un bene per me, un di più di umanità che mi raggiunge anche durante una lezione sul lessico (come si può ignorare la differenza fra la nostalgia e la malinconia?), o mentre ci scontriamo con una difficoltà e la superiamo.

 

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COMMENTI
22/09/2010 - per chi? (emilio molinari)

Troppe volte ci si dimentica che la scuola è fatta per loro, per quella strana massa che si presenta ai cancelli vivacissima all'inizio della scuola primaria e via via scema nel suo entusiasmo fino alla noia diffusa colta in più occasioni nelle aule delle superiori. Cosa accade per trasformare la curiosità e gli entusiasmi in passiva accettazione di un rituale quotidiano? Il fatto è che la scuola non diventa "una cosa per loro", imparano a viverla come una periodica inflenza tra due estati di falsa libertà non solo per l'influenza delle TIC ma per i nostri linguaggi di adulti poco credibili. Competente, aggiornato, comunicativo, paziente, coerente, autocritico, collaborativo, disponibile, trasparente, professionale... queste le caratteristiche emerse in una recente indagine condotta per l'Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia come qualità ideali per un docente. Mi pare che risulti chiaro cosa si aspettano da noi, non è poco ma è il necessario per parlare davvero con loro.

 
21/09/2010 - Può proprio accadere tutto (Gianni MEREGHETTI)

E' verissimo quanto scrive Daniela Notarbartolo, la lezione sono 60 minuti in cui tutto può accadere! E per me in questo riinizio dell'anno scolastico una cosa è accaduta e continua accadere, che l'ora di lezione cambia me. E' una novità quella che mi sta accadendo, una novità che mi commuove ogni volta che entro in classe e con la lentezza che mi contraddistingue mi rimetto a raccontare di storia e filosofia. E questa novità non sono anzitutto gli studenti, ma sono io che mi muovo verso di loro, sono io che cerco di incontrare il loro sguardo, e per me è ancora più una sfida per le condizioni in cui si trovano i miei occhi. Pensavo che l'ora di lezione fosse la resa degli studenti alla bellezza di ciò che noi insegnamo loro, oggi sto facendo una esperienza ancor più profonda, l'ora di lezione è la mia commozione a ciò che mi accade entrando e stando in classe.