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SCUOLA/ La lezione? 60 minuti in cui tutto può accadere

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La vita di classe può essere molto sfidante. La lezione, i 60 minuti, le 33 settimane dell’anno scolastico, sono il tempo in cui questo può succedere, e forse la classe è ancora uno dei pochi luoghi della società di oggi dove si ha l’occasione di un passaggio dall’insignificanza al significato. Per me insegnante è l’incontro con le domande che gli alunni pongono (da quando non sono più in classe come mi manca lo sguardo disarmante, non ingannabile, di chi pone domande).

 

La riforma delle superiori certamente finalizza la scuola all’incremento della capacità di ciascuno di servirsi degli strumenti culturali indicati dai profili in uscita: “strumenti metodologici, logico-argomentativi, linguistici e comunicativi, culturali”, cioè la pertinenza degli approcci alle cose, la capacità di argomentare, dimostrare e costruire discorsi, la conquista della conoscenza attraverso la pratica e i modelli teorici. Per noi insegnanti la svolta di questa riforma (sembra una banalità!) è tenere presente la meta (le competenze in uscita che coincidono con il grado di investimento che i ragazzi fanno su di sé) durante il percorso (i 60 minuti replicati per l’anno scolastico), e fare il possibile perché questo incremento accada.

 

Ma questo - come proponeva l’associazione professionale Diesse già anni fa con un profetico documento sulle competenze (ripubblicato nel numero di luglio di “Libertà di Educazione” dal titolo Il volto nuovo della Secondaria) - avviene sempre all’interno di una condizione antropologica positiva, così ben descritta da Ballerini, dove si è chiamati personalmente a investire su se stessi e sul rapporto con gli altri, e questo rischio vale per gli studenti e per i professori. È il dinamismo delle relazioni personali, l’incontro con altro-da-sé, il fattore più educativo che esiste. Che tremore, quando a settembre mi presentavo per la prima volta ad una classe, con la speranza che questo avvenisse, cercando poi ogni barlume possibile nel corso della giornata. È una provocazione che all’inizio dell’anno ogni insegnante sente come il banco di prova vero, che lo chiamerà in causa come garante almeno del fatto che questo è possibile, e che lui ci crede totalmente.

 

 



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COMMENTI
22/09/2010 - per chi? (emilio molinari)

Troppe volte ci si dimentica che la scuola è fatta per loro, per quella strana massa che si presenta ai cancelli vivacissima all'inizio della scuola primaria e via via scema nel suo entusiasmo fino alla noia diffusa colta in più occasioni nelle aule delle superiori. Cosa accade per trasformare la curiosità e gli entusiasmi in passiva accettazione di un rituale quotidiano? Il fatto è che la scuola non diventa "una cosa per loro", imparano a viverla come una periodica inflenza tra due estati di falsa libertà non solo per l'influenza delle TIC ma per i nostri linguaggi di adulti poco credibili. Competente, aggiornato, comunicativo, paziente, coerente, autocritico, collaborativo, disponibile, trasparente, professionale... queste le caratteristiche emerse in una recente indagine condotta per l'Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia come qualità ideali per un docente. Mi pare che risulti chiaro cosa si aspettano da noi, non è poco ma è il necessario per parlare davvero con loro.

 
21/09/2010 - Può proprio accadere tutto (Gianni MEREGHETTI)

E' verissimo quanto scrive Daniela Notarbartolo, la lezione sono 60 minuti in cui tutto può accadere! E per me in questo riinizio dell'anno scolastico una cosa è accaduta e continua accadere, che l'ora di lezione cambia me. E' una novità quella che mi sta accadendo, una novità che mi commuove ogni volta che entro in classe e con la lentezza che mi contraddistingue mi rimetto a raccontare di storia e filosofia. E questa novità non sono anzitutto gli studenti, ma sono io che mi muovo verso di loro, sono io che cerco di incontrare il loro sguardo, e per me è ancora più una sfida per le condizioni in cui si trovano i miei occhi. Pensavo che l'ora di lezione fosse la resa degli studenti alla bellezza di ciò che noi insegnamo loro, oggi sto facendo una esperienza ancor più profonda, l'ora di lezione è la mia commozione a ciò che mi accade entrando e stando in classe.