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SCUOLA/ Troppo Gentile fa danno all'istruzione professionale. E al paese...

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Una cosa è certa: la nuova offerta formativa proposta dal Riordino non ha sortito l’effetto desiderato. Come mai? Su quale direzione lavorare? Se ci limitiamo ai Professionali, come già diverse voci hanno rilevato, la crisi va ricercata in una molteplicità di fattori, tutti già iniziati in passato e confermati dall’attuale Riordino. Si è iniziato col Progetto ’92, confermato nel 2002: il progressivo calo delle attività laboratoriali; il corrispondente aumento di discipline teoriche specie nel biennio; la progressiva rigidezza organizzativa e di gestione, che ha influito soprattutto sul rapporto con le aziende e sullo spazio per le esperienze di lavoro. A questo va aggiunta l’assenza cronica di un sistema di istruzione superiore, quindi di un effetto di “traino” che sarebbe derivato da un’offerta formativa di figure professionali ad avanzata specializzazione.

 

I Regolamenti attuali, poi, attraverso una rigida interpretazione del comma 622 della finanziaria 2006 (attuata in Regolamento sul nuovo obbligo con il DM 22.08.2007) hanno generalizzato i fattori sopra ricordati. In tutti i curricoli dei bienni tecnici e professionali si sono inserite le stesse materie: è, ad esempio, il caso di diritto-economia, fisica e chimica. Questo a prescindere dall’invito dello stesso DM del 2007 al “rispetto dell’identità dell’offerta formativa e degli obiettivi che caratterizzano i curricoli dei diversi ordini, tipi e indirizzi di studio”.

Come quindi escludere, nelle scelte delle famiglie, la difficoltà a capire la differenza tra un biennio nei tecnici da quello dei professionali? In presenza poi dell’aumento di attenzione (per fortuna!) da parte di giovani e famiglie verso i percorsi triennali di Formazione Professionale regionali.

 

3. Una considerazione a parte va ripresa sul mancato avvio di un sistema di Istruzione Tecnica Superiore, pur essendo tutto già delineato sulla carta. Infatti, mentre ad esempio in Germania o Francia, questo data ormai da un trentennio, da noi le indicazioni sono state emanate con il DPCM 25 gennaio 2008. Il Decreto (che attua l’art. 13 della finanziaria 2007, in accordo con le Regioni) contiene le Linee guida per la riorganizzazione (che strano: come si fa a ri-organizzare un sistema che non esiste?) del Sistema di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore e la costituzione degli I.T.S. Si tratta di uno degli ultimi atti del ministro Fioroni. Per sua natura giuridica purtroppo il Decreto manca a tutt’oggi di strumenti operativi e di specifici stanziamenti di bilancio.

La creazione in Italia di una seria Formazione Tecnico-Professionale di livello terziario non universitario, si sa, ha diversi nemici, a cominciare dalle lobby universitarie, oltre al dominio italico della cultura umanistico-gentiliana che ha sempre guardato al lavoro come dimensione opposta alla cultura.

 

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COMMENTI
22/09/2010 - Grazie d'averlo detto, cominciavo a preoccuparmi (Umberta Mesina)

Mi riferisco a "[...] oltre al dominio italico della cultura umanistico-gentiliana che ha sempre guardato al lavoro come dimensione opposta alla cultura". Già, il problema del lavoro in Italia è un problema culturale. Questo fa anche capire perché gli appelli di Confindustria cadano nel vuoto. Perché a un quattordicenne o ai suoi genitori dovrebbe importar qualcosa degli appelli di Confindustria, se dall'altra parte - e con frequenza assai maggiore - vedono gli imprenditori dipinti come dei Mangiafuoco sfruttatori e ammazzatori di povera gente? Quanto a fare l'artigiano o l'operaio o, Dio non voglia, l'agricoltore, è quanto di meno figo si possa trovare, no? (No: ma ai ragazzi nessuno glielo racconta). In qualche anno che mi interesso di orientamento, avendo bene in mente quello che don Giussani diceva del lavoro, per me è diventato chiaro che il problema è culturale ma che sia chiaro a me conta poco. Sono contenta che qualcuno "del mestiere" cominci a scriverlo e a lavorarci! Bisogna non dimenticarsi che si parte dal singolo ragazzo o ragazza, dalla persona, insomma: e di questo "partire da" fa parte anche il racconto di quello che è il lavoro. Oggigiorno i ragazzi è difficile che possano vedere coi loro occhi come si lavora e chi lavora e dove, se la scuola non li aiuta.

 
22/09/2010 - Per guidare ci vuole la patente (enrico maranzana)

Le famiglie non capiscono "la differenza tra un biennio nei tecnici da quello dei professionali" in quanto "In tutti i curricoli dei bienni tecnici e professionali si sono inserite le stesse materie". E’ proprio vero! Chi è in grado di concepire l’immagine del mosaico se le tessere sono osservate separatamente? Sono i traguardi formativi a qualificare l’offerta, le materie sono gli strumenti, gli spazi operativi: le vernici servono sia per colorare le pareti, sia per realizzare opere d’arte. Ma è la riflessione sulle finalità formative degli istituti professionali che consente di cogliere il nodo critico dello scritto: esse non coincidono con l’integrazione nel mondo del lavoro a cui i giovani devono uniformarsi. L’orientamento del sistema scolastico, ITP compresi, è la "promozione dell’apprendimento", lo sviluppo integrale dell’uomo. Per cui, i "continui contatti tra teoria e pratica" devono essere l’occasione per il giovane per conoscere se stesso. "Passare dalla collegialità alla cooperazione professionale" è un postulato errato e fuorviante: le occasioni fornite dalla cooperazione professionale sono da sfruttare per concretizzata le strategie formative/educative CHE DEVONO ESSERE collegialmente prefigurate.