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Educazione

SCUOLA/ Perché promuoviamo gli studenti ma bocciamo le persone?

Eccellente è innanzitutto l’alunno che sta imparando a coltivare e sviluppare tutti i suoi talenti, in primis la ragione e la libertà. Il ruolo delle discipline. Un commento di ROSARIO MAZZEO

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L’eccellenza, “caso serio” della scuola italiana, fa effettivamente paura, come sostiene Cominelli nel suo articolo di lunedì, e resta nell’angolo buio del dibattito più “infestato dai pregiudizi”. Non si può tuttavia non parlarne. Sarebbe come censurare le ragioni dell’esistenza della scuola e il senso della professione docente.

A che serve, infatti, una scuola se non per affermare fattivamente che ogni bambino, ogni ragazzo, ogni giovane può e deve distinguersi dagli altri, grazie allo sviluppo dei suoi talenti proprio nell’insegnamento-apprendimento delle materie di studio? E che cosa è l’eccellenza se non un “salire oltre”, come suggerisce l’etimologia di eccellere: “spingersi oltre, superare gli altri, distinguersi dagli altri proprio per i suoi talenti”? 

Affermare una distinzione non vuol dire negare l’equità e l’uguaglianza. Vuol dire semplicemente rifiutare l’egalitarismo ovvero la riduzione di se stessi e delle altre persone a quel minimo denominatore comune, la cui essenza è misto di astrazioni e di parzialità dell’idea di uomo, elaborato dall’ ideologia.

Anch’io, per parecchi anni,  mi sono lasciato afferrare dalla paura dell’eccellenza. Il termine mi richiamava il sistema di selezione-bocciatura di quando la scuola veniva considerata ed organizzata, per dirla con Strobel, come luogo della “sopravvivenza dei più dotati”. Nonostante i discorsi e i ri-corsi sul “successo formativo” come “pieno sviluppo della persona umana” secondo l’art. 3 della Costituzione (vedi, tra l’altro, il Regolamento sull’autonomia scolastica), non capivo che eccellente è innanzitutto l’alunno che ha imparato (o sta imparando) a coltivare e sviluppare tutti i suoi talenti, in primis, la ragione e la libertà. Oggi mi è chiara una cosa che, pure essendo elementare, prima non scorgevo. Questa: il punto di partenza dell’insegnamento non è guardare “se di talenti questo alunno ne ha di più e quell’ altro di meno”, ma avere cura del talento dei talenti di ognuno: il suo essere persona, soggetto unico ed irrepetibile, “universo di dignità infinita” (don Milani), sano portatore di talenti da trafficare.

Si capisce allora perché Cominelli opportunamente connette eccellenza a personalizzazione. L’eccellenza a scuola è innanzitutto l’emergenza della propria umanità così come viene riconosciuta e coltivata, in tutte le sue dimensioni, nell’apprendimento insegnato delle discipline, che sono punti di vista sul reale con-segnati e verificati nella mediazione didattica. Non è semplicemente statura di un sapere (che, come, perchè ..) accumulato nelle aule e misurato nelle stanze dei selezionatori dei giocatori destinati alle squadre vincenti.

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COMMENTI
23/09/2010 - “Abbasso l'egualitarismo e il nichilismo" (Marina Fisicaro)

Ho parlato ai miei alunni di una terza liceo classico del senso della vita, anzi, del senso dello studio. Dare senso allo studio per uno studente di quasi diciannove anni non è facile e neanche parlargli di eccellenza lo è, perché la scuola rischia di essere poco credibile agli occhi dei ragazzi, in quanto promette il diritto all’istruzione e poi li pone di fronte a scelte universitarie obbligate, come le facoltà a numero chiuso. La scuola deve preparare, istruire e formare il ragazzo, è vero ci vuole più rigore e impegno sia da parte degli alunni sia da parte degli adulti, che con i ragazzi interagiscono quotidianamente. La scuola di tutti perché la scuola di ciascuno, di questo ho parlato ai miei alunni, i quali ignoravano persino l’esistenza della scuola di Barbiana e di don Milani ma, soprattutto, ho parlato loro dei talenti, dei loro talenti… da spendere e su cui investire per il loro futuro. Un alunno alle mie parole sui talenti ha detto: io non ne ho… eppure secondo il mio modestissimo parere di insegnante egli è uno dei più bravi nella classe, uno per cui lo Stato ha fatto bene ad investire denaro. Forse è questa la paura dell’eccellenza? La paura di una scuola troppo "oppressa" dal desiderio di uguaglianza da finire per mortificare il suo significato più profondo "ognuno di noi è unico e irripetibile", un novum …e quindi una promessa per la società.

 
23/09/2010 - Un nuovo modello di scuola (Paolo Fasce)

Credo che ci si affanni dietro obiettivi sacrosanti, senza tuttavia intaccare quello che, a mio modesto giudizio, è il principale ostacolo alla vera realizzazione della scuola di tutti. L'ostacolo principale è il modello organizzativo implicito che sta dietro al contratto collettivo nazionale di lavoro. In soldoni: "ti pago poco, pretendo poco". Io immagino una scuola nella quale al pomeriggio gli insegnanti sono a scuola, la scuola è quindi abitata e vitale, dove è possibile personalizzare e individualizzare (essendomi chiare le differenze) perché ce n'è il tempo. Operativamente avanzo queste due proposte: 1) 4 ore pomeridiane obbligatorie per gli insegnanti a scuola, espandibili (secondo il merito) a 8 o 12 (si veda la "Sfida sul merito" del Comitato Precari Liguri della Scuola: http://precariliguria.blog.kataweb.it/2009/07/23/sfida-sul-merito-e-4/). 2) Il passaggio alla classe successiva anche con debiti formativi che restino sulla carta e che contribuiscano a formare il credito dell'Esame di Stato (se ti interessa il pezzo di carta, evitiamo la farsa del 6 regalato; se ti interessa la tua promozione, si preveda, per i casi più gravi, un "anno integrativo" dove colmare le lacune pregresse e si prevedano percorsi di rientro in itinere per sanare ciò che si è perso per strada (onde evitare l'"anno integrativo"), anche con collegi di esame ampi, che evitino battaglie fra quello studente e quell'insegnante).

 
23/09/2010 - Parole, parole, parole ..soltanto parole (enrico maranzana)

Tante, tante belle parole - ma come si fa? Guardiamo in faccia alla realtà: a) "Si ritiene di avere a che fare o con teste di legno vuote": i regolamenti di riordino e, in particolare, gli obiettivi dell’apprendimento (il cui significato dottrinale viene stravolto nei documenti ministeriali) grondano di conoscenza; b) "La classe viene guidata a pensarsi ed agire da équipe impegnata in un lavoro culturale": è l’enunciazione del fondamento dei decreti delegati del 74 e dall’art. 1 del DPR sull’autonomia. Se effettivamente si vuole personalizzare il servizio scolastico si devono abbandonare le enunciazioni teoriche e additare, smascherandolo, l’anarchico; c) "L’eccellenza non si promuove con la bocciatura": è sufficiente leggere il paragrafo valutazione dei POF per apprezzare il livello dell’utopia. Anche in questo caso tacere è colposo; d) "une demande de signification e d’information de plus en plus riche": perché non ci si ricerca il motivo per cui i bambini, che fino a sei anni sono curiosi di tutto e continuano a porre domande, spengono piano piano la luce dei loro occhi e perdono ogni l’interesse? Sarebbe necessario non dimenticare che la personalizzazione dell’insegnamento richiede un capovolgimento della gestione della classe. La didattica di Gesù, che sollecitava la riflessione ponendo gli interlocutori di fronte a situazioni loro familiari, stimoli opportunamente mirati, potrebbe essere un’adeguata risposta.

RISPOSTA:

Sì, parole, ma che attestano un’esperienza contro le analisi elaborate nell’ufficio degli scettici. Parole che documentano una speranza per poter di nuovo riaprire le aule anche stamattina. Segni che indicano che è possibile una gestione diversa della classe secondo l’arte della personalizzazione. Ecco le mie parole: appunti di un modo di fare scuola in atto. Almeno in certe parti. Venga sig. Maranzana a vedere nella mia scuola e, se ha tempo, venga con me in certe scuole, in certi corsi. Vedrà anche persone che sanno imparare e praticare quella che lei chiama “didattica di Gesù”. Così come possono, senza appellarsi al già detto dagli ordinamenti, al già sperimentato, ma fallito. Certo, non è tutta la scuola. Ma vogliamo riconoscere che c’è gente che nella scuola italiana guarda in faccia tutta la realtà (non solo i foruncoli e le brutture) e tira su le maniche perché l’eccellenza sia di tutti e di ciascuno? Rosario Mazzeo