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UNIVERSITA’/ È realmente possibile una riforma senza oneri per lo stato?

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Di fatto l’Anvur si inserisce dunque in un meccanismo già avviato lo scorso anno, per cui sul 2009 il 7 per cento dei finanziamenti è stato legato al merito, e la percentuale è arrivata al 10 per cento nel 2010. Lo scorso 24 giugno sono stati nominati i 5 componenti del comitato di selezione dell’Anvur che dovrà stilare una lista di non meno di 10 e non più di 15 nominativi, tra cui il ministro sceglierà i 7 membri effettivi dell’Agenzia che saranno poi nominati con un decreto del presidente della Repubblica.

 

Il controllo dell’autonomia

 

Una trafila lunga, un procedimento complicato per tentare (funzionerà?) di fare quello che il percorso dell’autonomia intrapreso dall’università italiana non è ancora riuscito a fare in dieci anni di riforme. Da “storica” dei cambiamenti in campo accademico la professoressa Potestio osserva: «L’autonomia è legge dal 1989, anche se ha preso il via sotto l’aspetto finanziario solo nel 1993.Le riforme universitarie successive, quella già citata dei concorsi di Berlinguer, e il cosiddetto 3+2 della Moratti, non facevano altro che andare avanti sulla strada dell’autonomia. Quello che è mancato, e purtroppo lo sfacelo è sotto gli occhi di tutti, è stato un sistema di valutazioni, controlli e verifiche. E io onestamente ho molti dubbi che il ddl così com’è sia adatto a questo compito. Speriamo».


Ci riuscirà questa riforma senza oneri per lo Stato? «Di rilievi se ne possono fare tanti – conclude Franzini – ma una legge è enormemente necessaria. Insieme ai finanziamenti, s’intende. Ormai l’università è abituata a non avere un piano economico di fronte, ma a sperare ogni anno nel buon cuore del ministro delle Finanze di turno, che si chiami Padoa-Schioppa o Tremonti».

 

(Laura Borselli)



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