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SCUOLA/ Lezioni ai più bravi? L’Italia si guardi dal "modello Zapatero"

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Da quindici anni la scuola primaria dura sei anni e la scuola dell’obbligo prevede altri quattro anni fino ai sedici anni. All’età corrispondente alla prima media italiana i bambini spagnoli ancora sono alle prese con manuali che sembrano fumetti, mentre nella Educazione Secondaria Obbligatoria (ESO, dai 12 ai 16 anni) quegli stessi bambini si ritrovano nelle aule un buon numero di quindicenni ripetenti insofferenti - mentre in Italia i contratti di apprendistato introdotti dai ministri Gelmini e Sacconi per facilitare la transizione al lavoro rappresentano un’innovazione efficace, pur rilanciando il contatto con la scuola dei giovani ragazzi.

 

In Spagna, inoltre, da quarant’anni il latino si studia per un solo anno e la conoscenza della lingua e della cultura greca è scomparsa dalla scuola, tranne che per una nicchia quasi inesistente di studenti. Da quindici anni il “bachillerato” (la scuola secondaria superiore) è ridotto a due anni in cui le scuole migliori tentano di portare gli studenti a livelli in matematica e in padronanza della lingua - la filosofia è un fantasma che non trova più una collocazione in tale scuola - non troppo lontani da quelli di un tempo, compito reso molto difficile dall’abbassamento generale del livello della ESO per “non lasciare nessuno indietro”.

 

D’altra parte, i regolamenti più recenti garantiscono a tutti il diritto al bachillerato, ossia il diritto ad avere un programma personalizzato per arrivare al titolo di studio che un tempo permetteva di essere chiamati Don o Doña … e, come è stato rilevato, la tendenza è quella di far diventare il primo anno all’università ultimo anno della scuola dell’obbligo, una scuola dell’obbligo che ha rinunciato a trasmettere un’eredità culturale e a formare le nuove generazione e assomiglia a qualcosa a mezza strada tra il sanatorio, l’oratorio laico e l’asilo.

 

A questa evoluzione il Partito Popolare non è stato capace di opporsi in alcun modo, tranne che per alcuni interventi dovuti alla spinta di Esperanza Aguirre - considerata tuttora nel partito una estremista antimoderna - nel suo periodo come ministro di Educazione. Siamo qui di fronte all’ennesimo esempio di incapacità della destra spagnola di offrire un’alternativa politico culturale conservatrice, invece di tirare avanti tra un triste pragmatismo e la soggezione culturale aggravata dalla continua paura di essere tacciati di fascismo. Poiché in Spagna vi è una gigantesca rete di scuole private paritarie sostenute dallo Stato, alcune tentano di resistere eroicamente a questo andazzo, ma molte scuole cattoliche si accodano al buonismo della “scuola che accoglie tutti” e insegnano senza fiatare l’Educazione per la cittadinanza in versione catechistica.

 

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COMMENTI
30/09/2010 - Linea inglese II (Giacomo Zagardo)

Sul modello inglese sarà possibile discutere, ed eventualmente fare delle critiche puntuali, solo dopo che si sarà realizzato l’ampio disegno sul quale ormai convergono pezzi di politiche conservatrici e laburiste. Sia il governo Blair, nel manifesto programmatico e ancor più attraverso l’azione dell’allora Ministro dell’istruzione Kelly, che l’attuale compagine liberal-conservatrice si pongono sullo stesso asse di cambiamento radicale. Già nel White Paper del 2005 "Higher Standards, Better Schools For All, More Choice for Parents and Pupils" si avvertiva che il cambiamento di rotta è innanzitutto un fatto culturale, prima ancora che organizzativo. Nuove politiche educative sono possibili se viene coinvolta la società civile, responsabilizzata nelle persone che la compongono, nelle famiglie e nei corpi sociali. Il Regno Unito è l’ultima tessera dell’effetto domino che sta cominciando ad investire il Nord Europa e persino gli Stati Uniti (ricordiamo l’enfasi di Obama sulle Charter Schools). E’ un nuovo approccio che si attua attraverso sussidiarietà e corresponsabilizzazione. Su questi temi l’Isfol pubblicherà tra un mese un volume: "La punta di diamante: scenari di scolarizzazione e formazione in Europa".

 
27/09/2010 - Linea inglese (Giorgio Israel)

Un piccolo aneddoto. Dopo aver ascoltato in silenzio per più di un'ora dei dotti "esperti scolastici" discettare sul modello inglese e proporlo come toccasana di ogni male, mi sono permesso una domandina: "Ma come va la scuola inglese?". Coro unanime: "Fa letteralmente schifo!! È la peggiore scuola d'Europa!". E poi hanno ricominciato a discettare come se nulla fosse. Di un modello di scuola che più ispirato al costruttivismo sociale non si può.

 
24/09/2010 - L'avventura dell'educazione (Gianni MEREGHETTI)

Lezione agli studenti più bravi, personalizzazione del percorso di studio, promozione delle capacità di ogni studente, si va sempre più al cuore della questione scuola, là dove si gioca la partita decisiva di ogni ora di lezione. Chi governa la scuola le tenta di tutte per poter tenere a galla la nave che sta affondando, ma spesso come in Spagna non sa identificare dove sta il punto non solo per salvare il salvabile, ma per rilanciare l'avventura che rende affascinante la scuola, l'avventura dell'educazione. Questo punto è uno e uno solo, è il rapporto educativo, è il tentativo che ogni giorno un insegnante gioca nella sua ora di lezione di entrare in rapporto con le esigenze di vero, di bene e di bello di cui è fatto il cuore di ogni essere umano. La questione seria della scuola è tutta qui, sta tutta in questo tentativo di abbordare l'umano e di ridestarlo. E il bello di questo, è che il primo umano che si ridesta è quello di me insegnante, sono io insegnante che quando entro in classe mi riscopro più uomo perchè mi lascio toccare dalla domanda, dalla urgenza che mi viene da ogni studente. La scuola è affascinante per questo, perchè ridesta chi vi va per sè, fa rifiorire chi la vive come occasione per trovare qualcosa che valga per la vita. Questo è insegnare, non trasmettere agli studenti ciò che si sa, ma scoprire nei loro sguardi qualcosa per la propria vita.

 
24/09/2010 - Grazie (Guido Cariboni)

Un grande articolo che ha il pregio di non filosofeggiare sulla pelle dei ragazzi e di non partire da sterili statistiche. Lontano da quella "scuola-ambulatorio di bisogni speciali" che molti, anche tra di noi, considerano un modello da perseguire.

 
24/09/2010 - Il mondo cambia .. non si può fermare (enrico maranzana)

La critica mossa al superamento della scuola primaria tradizionale, tesa a formare "attraverso la trasmissione di un’eredità culturale", con la sostituzione dei "programmi con contenuti" con 'indicazioni' di competenze" dimentica che le priorità formative sono funzione del contesto socio-economico-culturale. Nella staticità la trasmissione della conoscenza era il fine della scuola (Homo sapiens), saperi che in un mondo in movimento erano da personalizzare (Homo faber - competenze) e infine "quando si deve correre con tutte le proprie forze solo per stare fermi" la progettualità appare come la chiave di volta, il fondamento e la sostanza dei processi di apprendimento (Homo gubernator). Il giovane d’oggi deve essere in grado di percepire problemi, definirli, analizzare dati, formulare ipotesi, costruire strategie, ottenere risultati e controllarli, controllo derivante dalla capitalizzazione degli scostamenti obiettivi..risultati: una questione squisitamente didattica e organizzativa. Per un assaggio di come si può gestire l’aula rimando al percorso sui numeri naturali e sui sistemi di numerazione che appare nella sezione didattica di matematicamente.it