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SCUOLA/ Lezioni ai più bravi? L’Italia si guardi dal "modello Zapatero"

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Che lezione si può trarre allora in Italia dall’ultima novità sui corsi fuori orario per gli studenti eccellenti? Si tratta di un tentativo di porre riparo a una degenerazione gravissima, che nel tentativo di considerare la scuola un diritto e non anche un dovere e un’opportunità, e secondo un egualitarismo male inteso, sta portando gravi danni ben visibili ormai al sistema sociale ed economico spagnolo. Quindi, si può intanto pensare che in questo caso l’attaccamento alla tradizione della cultura italiana è stato provvidenziale per la tenuta della scuola, dei licei, degli istituti tecnici, tutti prodotti della grande stagione della fine dell’Ottocento. Si tratta dello stesso meccanismo per cui in Italia non ha avuto gravi conseguenze la febbre della matematica moderna, dell’“insiemistica” che tanti danni ha fatto in Francia, negli Stati Uniti o in Spagna.

 

Tuttavia, alcuni sintomi di questo costruttivismo sociale si ritrovano anche in Italia nella scuola primaria e sono alla base di molte difficoltà attuali. A partire dagli anni ’70 si è progressivamente smontata l’impostazione tradizionale della scuola elementare, per quanto riguarda i fini della scuola (non più la formazione attraverso la trasmissione di un’eredità culturale ma l’accoglienza di tutti, ognuno sempre di più un po’ malato e titolare di “bisogni speciali”), l’organizzazione (sostituzione del maestro o maestra come figura di riferimento culturale e morale con il “team” di “specialisti”) e i contenuti (non più programmi con contenuti ma “indicazioni” di “competenze”).

 

Il progetto spagnolo per gli “studenti brillanti” - anticipato nei corsi di aggiornamento per insegnanti di scuola dell’infanzia e di scuola primaria a Santander - rinvia proprio alla questione dei contenuti, e soprattutto ai contenuti di matematica, la materia che sfida più di qualsiasi altra la scuola buonista, poiché la civiltà tecnologica odierna richiede molte persone con formazione matematica. Proprio il buonismo pedagogico nemico della scuola “borghese”, e il suo ideale, la scuola-sanatorio, ha contribuito decisamente a schiacciare l’insegnamento della matematica sotto una coltre di pregiudizi: i bambini piccoli non possono capire niente di numeri, è inutile tormentare i bambini della scuola dell’infanzia con calcoli e problemi (quando invece vi è qualcosa di innato nell’interesse dei piccoli per la matematica ed è stupefacente come il mondo di oggi abbia aumentato le loro capacità aritmetiche); nella prima classe non si può andare oltre il numero 20 e bisogna colorare innumerevoli insiemi di meno di 20 oggetti; la moltiplicazione si fa solo alla fine della seconda e la divisione tutt’al più in terza (quando l’aritmetica elementare è una rete di concetti e la mente flessibile dei bambini è pronta a coglierla, e anche a capire l’aspetto astratto della matematica).

 

Invece di liberarsi definitivamente di questi pregiudizi la cui matrice ideologica è ormai evidente, e migliorare in tal modo l’insegnamento della matematica nelle nostre scuole, si preferisce individuare presunti disturbi dell’apprendimento, distinguendo tra bambini normali e bambini disturbati. Il “modello spagnolo” fa presagire una scuola-ambulatorio di bisogni speciali, tra bambini brillanti (i piccoli geni), bambini con disfunzioni dell’apprendimento e uno sparuto gruppo, chiamato a scomparire, di bambini “normali”. Un mostruoso laboratorio sociale!

 

 



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COMMENTI
30/09/2010 - Linea inglese II (Giacomo Zagardo)

Sul modello inglese sarà possibile discutere, ed eventualmente fare delle critiche puntuali, solo dopo che si sarà realizzato l’ampio disegno sul quale ormai convergono pezzi di politiche conservatrici e laburiste. Sia il governo Blair, nel manifesto programmatico e ancor più attraverso l’azione dell’allora Ministro dell’istruzione Kelly, che l’attuale compagine liberal-conservatrice si pongono sullo stesso asse di cambiamento radicale. Già nel White Paper del 2005 "Higher Standards, Better Schools For All, More Choice for Parents and Pupils" si avvertiva che il cambiamento di rotta è innanzitutto un fatto culturale, prima ancora che organizzativo. Nuove politiche educative sono possibili se viene coinvolta la società civile, responsabilizzata nelle persone che la compongono, nelle famiglie e nei corpi sociali. Il Regno Unito è l’ultima tessera dell’effetto domino che sta cominciando ad investire il Nord Europa e persino gli Stati Uniti (ricordiamo l’enfasi di Obama sulle Charter Schools). E’ un nuovo approccio che si attua attraverso sussidiarietà e corresponsabilizzazione. Su questi temi l’Isfol pubblicherà tra un mese un volume: "La punta di diamante: scenari di scolarizzazione e formazione in Europa".

 
27/09/2010 - Linea inglese (Giorgio Israel)

Un piccolo aneddoto. Dopo aver ascoltato in silenzio per più di un'ora dei dotti "esperti scolastici" discettare sul modello inglese e proporlo come toccasana di ogni male, mi sono permesso una domandina: "Ma come va la scuola inglese?". Coro unanime: "Fa letteralmente schifo!! È la peggiore scuola d'Europa!". E poi hanno ricominciato a discettare come se nulla fosse. Di un modello di scuola che più ispirato al costruttivismo sociale non si può.

 
24/09/2010 - L'avventura dell'educazione (Gianni MEREGHETTI)

Lezione agli studenti più bravi, personalizzazione del percorso di studio, promozione delle capacità di ogni studente, si va sempre più al cuore della questione scuola, là dove si gioca la partita decisiva di ogni ora di lezione. Chi governa la scuola le tenta di tutte per poter tenere a galla la nave che sta affondando, ma spesso come in Spagna non sa identificare dove sta il punto non solo per salvare il salvabile, ma per rilanciare l'avventura che rende affascinante la scuola, l'avventura dell'educazione. Questo punto è uno e uno solo, è il rapporto educativo, è il tentativo che ogni giorno un insegnante gioca nella sua ora di lezione di entrare in rapporto con le esigenze di vero, di bene e di bello di cui è fatto il cuore di ogni essere umano. La questione seria della scuola è tutta qui, sta tutta in questo tentativo di abbordare l'umano e di ridestarlo. E il bello di questo, è che il primo umano che si ridesta è quello di me insegnante, sono io insegnante che quando entro in classe mi riscopro più uomo perchè mi lascio toccare dalla domanda, dalla urgenza che mi viene da ogni studente. La scuola è affascinante per questo, perchè ridesta chi vi va per sè, fa rifiorire chi la vive come occasione per trovare qualcosa che valga per la vita. Questo è insegnare, non trasmettere agli studenti ciò che si sa, ma scoprire nei loro sguardi qualcosa per la propria vita.

 
24/09/2010 - Grazie (Guido Cariboni)

Un grande articolo che ha il pregio di non filosofeggiare sulla pelle dei ragazzi e di non partire da sterili statistiche. Lontano da quella "scuola-ambulatorio di bisogni speciali" che molti, anche tra di noi, considerano un modello da perseguire.

 
24/09/2010 - Il mondo cambia .. non si può fermare (enrico maranzana)

La critica mossa al superamento della scuola primaria tradizionale, tesa a formare "attraverso la trasmissione di un’eredità culturale", con la sostituzione dei "programmi con contenuti" con 'indicazioni' di competenze" dimentica che le priorità formative sono funzione del contesto socio-economico-culturale. Nella staticità la trasmissione della conoscenza era il fine della scuola (Homo sapiens), saperi che in un mondo in movimento erano da personalizzare (Homo faber - competenze) e infine "quando si deve correre con tutte le proprie forze solo per stare fermi" la progettualità appare come la chiave di volta, il fondamento e la sostanza dei processi di apprendimento (Homo gubernator). Il giovane d’oggi deve essere in grado di percepire problemi, definirli, analizzare dati, formulare ipotesi, costruire strategie, ottenere risultati e controllarli, controllo derivante dalla capitalizzazione degli scostamenti obiettivi..risultati: una questione squisitamente didattica e organizzativa. Per un assaggio di come si può gestire l’aula rimando al percorso sui numeri naturali e sui sistemi di numerazione che appare nella sezione didattica di matematicamente.it