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SCUOLA/ L'autonomia deve servire gli studenti, non il Sole delle Alpi

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Ma c’è di più. La circolare prevede anche la possibilità di un conflitto di opinioni tra gli enti e i soggetti coinvolti e precisa che “Se le valutazioni del Prefetto e della Giunta comunale o anche una sola di esse, non fossero favorevoli, la deliberazione è rinviata al direttore didattico o preside (oggi dirigente scolastico) per un riesame da parte del consiglio di istituto. Se quest’ultimo conferma la propria deliberazione, il Provveditore agli studi emana il decreto di intitolazione, a meno che, sentiti nuovamente il Prefetto e la Giunta comunale, non ravvisi elementi di particolare gravità (es.: intitolazione a persona che, per fatti compiuti in violazione della legge penale e dell’ordine costituzionale, sia suscettibile di determinare nella scuola, o fuori della scuola, elementi di turbativa per la convivenza civile) tali da consigliare la definitiva restituzione della deliberazione al consiglio di circolo o di istituto per la sostituzione del nominativo”. Val la pena anche di ricordare che è anche possibile modificare una intitolazione precedentemente deliberata, seguendo per intero la procedura descritta dal suo inizio.

 

È del tutto evidente, quindi, se i fatti sono accaduti come raccontato dai giornali, che l’iniziativa della Giunta Comunale di Adro ha prevaricato e leso le competenze del Consiglio di Istituto, del Collegio dei docenti e del direttore generale dell’USRL cui spettano il compito di proporre e quello di decidere la dedicazione della scuola e stupisce il fatto che nessun organo dell’amministrazione pubblica o scolastica abbia eccepito in merito. Ma è necessario riflettere anche sulla natura delle autonomie e sui loro confini. Parafrasando una definizione di libertà, direi che l’autonomia di un ente finisce dove comincia quella di un altro. La scuola non è ancella di nessuna istituzione né teatro di manifestazioni o iniziative che altri impongono, passando sopra la volontà dei docenti, dei genitori e, nei modi rispettosi, anche degli studenti.

 

Sarebbe bello quindi che si ricominciasse daccapo, rispettando le regole. Perché “non è mai troppo tardi”, come direbbe quel grande uomo di scuola che fu Alberto Manzi.

 

 



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COMMENTI
28/09/2010 - intitolazione scuola e norme (AGNESE IVANA SANDRIN)

Sono un dirigente scolastico con decreto n 11.740 del 4 ottobre 2006. La Direzione Regionale delle Marche ha intitolato la Direzione Didattica Statale di Monticelli AP a "don L. Giussani" ad appena un anno dalla sua morte, avvenuta il 22 /02/2005. Evento eccezionale con deroga dai dieci anni! A significare che le ragioni motivazionali espresse dagli organi collegiali della scuola hanno, di fatto, costretto gli organi superiori a prendere atto di una volontà della base e della autonomia scolastica che riconosceva nelle esperienze della propria storia educativa e didattica una identità che naturalmente approdava alla proposta del grande Educatore. Il Prefetto, in virtù della deroga, ha acquisito il Parere favorevole della Sovrintendenza dei beni archivistici e il Parere favorevole della Deputazione per la storia patria delle Marche. Al di là della rigorosa procedura, può sempre accadere che si generino spazi di libertà di proposta quando il criterio eccezionale è la evidente coerenza tra la toponomastica e la realtà che chiede di essere definita.

 
28/09/2010 - Norme e ragionevolezza? Secondo alcuni non servono (Franco Labella)

Gentile Comensoli, sarò sintetico: sono, come mi è già capitato in altre occasioni, assolutamente d'accordo con quanto scrive. Mi corre un obbligo, però, ed è quello di metterla, amichevolmente, in avviso. Parlar di norme e di rispetto delle medesime, di questi tempi di teorizzazione e pratica dell'anomia (non è saltato "auto", volevo scrivere proprio anomia, non è nè agevole nè salutare. E mi permetto di scriverlo in veste di modesto "cultore della materia". Si abbia, perciò, i miei più fervidi auguri e scusi il tono colloquiale, forse inopportuno. Ma è questione solo di sintonia di pensiero.

 
25/09/2010 - Le idee di Miglio, oltretutto... (Sergio Palazzi)

Oltre a quello che si è già detto, anche su queste colonne, sulla inaudita e inconcepibile profusione di un simbolo di partito in una scuola, ed alle opportune osservazioni di Comensoli che riguardano aspetti giuridici prescrittivi (avete mai provato a intitolare uno spazio rispettando le regole? nella burocrazia ci si muore!), dovremmo poi parlare di Miglio stesso. Che sia un grande personaggio della riflessione politica lungo molti decenni, non ci piove. Che abbia una chiara fama così super partes da abbreviare i termini, è da vedere. Ma è tutto da dimostrare che sia un santino cui rendere la devota venerazione dei bimbi. Anche perchè, luciferino com'era e come giocava a mostrarsi, non è detto che ne sarebbe entusiasta. Come siano stati i suoi rapporti con Bossi &C. in chiusura della sua vita, sembrano ignorarlo solo i leghisti, visto che continuano a proporlo come eponimo in ogni sede possibile. Una volta c'era il timore superstizioso di "stuzzicare" i defunti; forse avere la memoria corta aiuta. Però c'è anche il "merito", non solo la forma: con tutto il rispetto per il personaggio ed il suo gagliardo titanismo, pensiamo davvero che una scuola a lui intitolata possa ragionevolmente ospitare dibattiti sulla fratellanza, l'unità fra i popoli, la lotta al razzismo, eccetera? Non ostassero procedure e strumentalizzazione, siamo sicuri che per glorificarlo sia opportuno scegliere proprio una scuola destinata agli anni "dell'obbligo" e della prima formazione dei ragazzi?

 
25/09/2010 - Chi è il responsabile dell'accaduto? (enrico maranzana)

Come le pustole consentono al medico di diagnosticare la varicella, così il fatto che "La Giunta Comunale di Adro abbia prevaricato e leso le competenze del Consiglio di Istituto, del Collegio dei docenti" è sintomo del male profondo che affligge la scuola: nessuno la governa. Il caso descritto ha una precisa origine (desumibile dal testo qui commentato): all'ordine del giorno degli organismi collegiali non è apparso l'argomento in questione! E' prassi ordinaria espropriare gli organismi collegiali delle loro prerogative vitali. L'argomento è stato trattato su questo giornale il 7/3/2010: "Voti, valutazione, insufficienze: parole che offuscano il problema educativo".