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SCUOLA/ Cosa c'entrano le emozioni con docenti, studenti e programmi?

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Quando perciò diciamo, che il processo educativo nei suoi pilastri portanti (il nostro esempio verteva su parte di quello antropologico) fornisce la soluzione alle difficoltà educative di ogni livello e complessità intendiamo dire che esso illumina i problemi, e ce ne mostra la continuità, le connessioni, i rimandi, il significato e quindi ci mette nelle condizioni di trovare le soluzioni. Soluzioni già praticate, delle quali è già stata verificata l’efficacia.

 

Questo non significa avere la bacchetta magica. Le soluzioni sono da declinare più o meno faticosamente nel proprio contesto; sono da precisare; da approfondire; da affinare; sono continuamente da aggiornare. Però la strada all’uomo, che ci riporti l’uomo, oggi esiste ed è percorribile. Nessuna scatola nera.

 

Il secondo ordine di problemi, a nostro avviso, consiste nel fatto che non sarà un sistema a dissotterrare i talenti di ognuno, pochi o tanti che siano, ma che solo un sistema potrà garantire quelle condizioni istituzionali, ordinamentali, organizzative, amministrative, a cominciare da quell’azione originaria neppure prevista, che è proprio lo spazio di conoscenza del processo educativo, senza le quali la maggior parte dei tentativi di istruire, formare, educare dissotterrando i talenti, è semplicemente resa impossibile. E a questo proposito varrebbe la pena di sistematizzare le condizioni già individuate.



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COMMENTI
17/10/2010 - Da un'insegnante gioiosamente in pensione (luisella martin)

L'articolo é troppo difficile da capire per me, la giornalista usa un linguaggio difficile, sembrerebbe non desiderare farsi capire del tutto... Ecco che appare il primo interrogativo: siamo sicuri che gli insegnanti vogliano insegnare?, siamo sicuri che gli educatori vogliano educare? Io dico che la risposta non è ovvia e lo dico pensando alla mia esperienza. Dovendo spiegare cosa fosse il numero irrazionale in un liceo mi preparai con molta cura e feci una lezione ricca di esempi, di notizie storiche nel silenzio generale. Al termine chiesi: avete capito? Il silenzio generale continuò... Ero preoccupata di fare bella figura, non di insegnare! Del resto più volte, nel corso degli anni, i colleghi hanno criticato le mie strategie didattiche facendomi notare che gli alunni, le famiglie, l'istituzione scolastica non meritavano i miei sforzi... evidentemente anche molti di loro erano preoccupati di cose diverse, non di insegnare! Vorrei dire a M. Cervi che noi abbiamo un metodo sicuro per capire cosa pensano gli alunni di qualunque età: basta che ci ricordiamo di quando eravamo seduti noi sui banchi di scuola... Forse, però, bisogna diventare vecchi per tornare bambini.

 
27/09/2010 - In trincea! (enrico maranzana)

Il campo del problema è stato illuminato dai seguenti assunti: 1) "il processo educativo nei suoi pilastri portanti fornisce la soluzione alle difficoltà educative"; 2) "Educare .. condurre fuori la persona, che esiste in nuce, fino alla sua maturità" [dal sito R.E.I.S. dell'articolista]; 3) "Le soluzioni sono da declinare più o meno faticosamente nel proprio contesto". All'indicazione della direzione del cambiamento, però, non segue un'ipotesi di lavoro ma un'idea rinunciataria: "solo un sistema potrà garantire quelle condizioni istituzionali, ordinamentali, organizzative, amministrative" può rendere possibile l'innovazione. Perché sottrarre gli operatori scolastici dalle loro responsabilità? Si potrebbero e dovrebbero affrontare i seguenti nodi: a) gestire la classe (numerosa) abbandonando la stantia lezione cattedratica, sostituendola con nuovi, efficaci e coinvolgenti modalità didattiche; b) percepire e affrontare il problema educativo/formativo come problema dell’intera scuola, utilizzando gli esistenti spazi di collegialità, c) porre la progettualità a fondamento del servizio; d) valorizzare gli errori compiuti dagli studenti come fonte di informazione per governare i processi di apprendimento, apprendimento che non è sinonimo di "imparamento".