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SCUOLA/ Ma chi è il buon insegnante? Un dilemma lungo 30 anni...

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Sulla centralità della “questione insegnante” c’è un diffuso accordo: non è possibile una buona scuola senza buoni insegnanti. Su che cosa significhi “buoni” insegnanti, su come sia possibile selezionarli, formarli, valutarli, incentivarli, l’accordo è assai meno diffuso, e questo è comprensibile: meno comprensibile è che ogni volta se ne parli come se si trattasse di un’emergenza improvvisa, imputabile alle dissennate politiche del ministro attuale, o dei ministri precedenti, a seconda di chi esprime il suo parere. Questo non solo è scorretto, ma è falso: per un lavoro che sto facendo, ho ripreso in mano le sezioni sulla scuola dei rapporti Censis, dal primo che possiedo (l’undicesimo), che costituiscono probabilmente la più completa radiografia della scuola italiana, e da queste pagine emerge con assoluta chiarezza che i temi oggi dibattuti (il precariato, la qualificazione, l’uso della scuola come agenzia di collocamento dei laureati in eccesso…) sono presenti da più di trent’anni, e nessun governo, di nessun colore, pare aver preso coscienza della situazione, o aver manifestato una precisa volontà di affrontarli a partire dalla qualità della scuola, e non a partire dalla tutela dei docenti occupati. La lettura dei testi che seguono mi sembra quindi un utile monito.

 

«Se in termini di politica scolastica e di utilizzo delle risorse appare inevitabile contenere l’assorbimento di nuovo personale entro termini ragionevoli, d’altro canto ci si deve interrogare sulle conseguenze che produce su un’offerta straripante una diminuzione della domanda di 15-20.000 unità all’anno rispetto ai periodi precedenti…. (Gli insegnanti statali erano 654.945, di cui 127.554 non di ruolo (19,4%) in seguito alla massiccia immissione dell’anno precedente: erano il 44,5%, ndr)». (XI Rapporto, 1977)


«Si è andata sviluppando negli ultimi anni una dinamica di consolidamento dei fini secondari, di quelli attribuibili cioè agli addetti piuttosto che agli utenti. La politica scolastica incentrata prevalentemente sulla politica del personale (non bisogna dimenticare che più del 90% della spesa è riservata a quest’ultimo) sembra aver giocato (e giocare) un ruolo prevalente, se si va a verificare il numero e la qualità dei provvedimenti adottati nel corso del tempo». (XII Rapporto, 1978).


«[il governo del complesso deve essere attento] al governo della risorsa più impegnativa e vasta, costituita dal corpo docente, in vita di un’azione a largo raggio diretta non tanto e non solo alla riqualificazione degli insegnanti, quanto alla riqualificazione dell’insegnamento nel suo complesso… in particolare va sottolineata la necessità di sciogliere qualche rigidità nelle modalità di utilizzo del personale (sulla dimensione, spaziotemporale), come pure di “rianimare i profili professionali della scuola, in modo da ottenere… un allargamento a nuove figure professionali, cui anche l’insegnante possa accedere (senza vedersi costretto magari da un futuro surplus ad un pericoloso, acritico raddoppio del tempo scuola generalizzato, per utilizzare la sola figura di operatore oggi disponibile)». (XIII Rapporto, 1979)

 

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COMMENTI
20/02/2011 - Chi è un insegnante? (luisella martin)

Mi permetto di omettere l'aggettivo "buono". Rispondo: l'insegnante è una persona che ama trasmettere ai giovani le cose importanti che ha imparato, concordando con ciascuno di loro un metodo efficace per un apprendimento che duri oltre gli anni scolastici, per tutta la vita. Mi sono accorta che molte persone non hanno nessuna voglia di insegnare agli altri quello che sanno; d'altra parte, poche persone saprebbero riferire i punti salienti del proprio metodo di ricerca. L'esperienza che ho maturato frequentando come studentessa le scuole in Piemonte e Lombardia mi hanno fornito un'immagine della scuola molto diversa da quella che mi sono formata insegnando al centro e al sud. Il motivo, secondo me, è che al nord c'era varietà di posti di lavoro e faceva l'insegnante solo chi amava farlo. A una collega di Lecce che si stava laureando in matematica e lamentava quanta fatica le costasse preparare la tesi,chiesi: "Non ti piace studiare matematica?" Mi rispose, inaspettatamente: No! "E allora perché hai scelto questa facoltà?" Lei mi rispose che l'aveva fatto perché quella di matematica era l'unica graduatoria che dava possibilità di lavoro. Morì pochi mesi dopo, lasciandomi molta tristezza, ma se fosse vissuta avrebbe faticato molto ad essere una buona insegnante, come meritava, essendo una persona buona e bella dentro. Permettiamo ai nostri giovani di scegliere il loro futuro, creando possibilità per ciascun talento, non riempiendo le scuole di insegnanti ai lavori forzati!

 
29/09/2010 - La MOTIVAZIONE è alla base del FATTORE UMANO (Claudio Cavalieri d'Oro)

Il tema è fondamentale, abbiamo giovani ignoranti, vuoti, annoiati, incoscienti e irresponsabili; cosa faranno da grandi? Quale sarà la qualità di coloro che costruiranno il futuro della nostra Società? Certo la famiglia è fondamentale, ma anche le famiglie sono il prodotto della attuale nostra Società, e la SCUOLA ha una RESPONSABILITA' drammaticamente importante in tutto ciò. Non c'è dubbio che la Scuola sia fatta di "programmi", di "strutture", di "organizzazione", ma non possiamo dimenticare che CHI forma gli esseri umani che saranno gli adulti del futuro della nostra Società sono esseri umani a loro volta, il FATTORE UMANO è (o dovrebbe essere) il Fattore più importante in assoluto in una SCUOLA DEGNA di questo nome. Alla base del Fattore Umano c'è un altro "fattore" che si chiama MOTIVAZIONE. Cosa stiamo facendo per "motivare" gli insegnanti? Non per "incentivarli" bensì per MOTIVARLI, il chè è tutta un'altra cosa. Cosa sanno, e sopratttutto cosa sono "capaci di fare" i nostri insegnanti per "motivare" i propri allievi? Nessun insegnante potrà mai essere esaustivo nel poco tempo dedicato alle lezioni, gli allievi dovranno inevitabilmente STUDIARE, perciò il vero e fondamentale compito di un BUON INSEGNANTE è quello di FAR AMARE LA MATERIA da lui/lei insegnata, far appassionare gli allievi e perciò motivarli allo studio e all'approfondimento. Mi duole dire che nonostante anni di contatti personali, ancora non trovo chi abbia veramente voglia di fare seriamente qualcosa.

 
29/09/2010 - Dopo 30 anni bisognerebbe tirare le somme (enrico maranzana)

"I temi oggi dibattuti sono presenti da più di trent’anni, e nessun governo, di nessun colore, pare aver preso coscienza della situazione, o aver manifestato una precisa volontà di affrontarli a partire dalla qualità della scuola, e non a partire dalla tutela dei docenti occupati". E’ vero, per una ragione ben precisa. Il mandato che il governo riceve ha natura esecutiva, deve garantire, sorvegliando, che l’attività delle scuole fluisca nell’alveo istituzionale. Se i governanti avessero onorato il mandato ricevuto si sarebbero accorti che la finalità della scuola, che il legislatore ha modificato (centralità all’apprendimento = capacità e competenze) non ha prodotto alcun cambiamento nel servizio: evidentemente i POF e, in particolare, il paragrafo valutazione non sono stati letti. Ma c’è di più: i nuovi regolamenti di riordino invece di abbattere gli ostacoli che si sono frapposti all’innovazione, hanno accettano supinamente e confermato la silenziosa, diffusa contestazione all’ammodernamento.