Educazione
venerdì 3 settembre 2010
Per risolvere il problema dei precari bisogna rimettere al centro la questione dell’offerta formativa nella scuola. E’ la proposta dell’ex ministro dell’Istruzione, Luigi Berlinguer, di fronte allo sciopero della fame degli insegnanti senza un’occupazione sicura. Ma nella ricetta di Berlinguer c’è anche l’idea che le graduatorie vadano sostituite con nuove forme di reclutamento, trasferendo inoltre alle Regioni le risorse per contribuire a migliorare la formazione e sottraendo il problema educativo al dominio incontrastato del ministero dell’Economia.
Quanto è effettivamente grave la situazione dei precari della scuola e dove inizia invece la «strumentalizzazione» denunciata dal ministro Gelmini?
Innanzitutto, bisogna avere rispetto per tutte le persone che soffrono per problemi legati al loro lavoro: di sicuro lo sciopero della fame non è una scelta che si fa per ragioni strumentali. Il dato di fatto è che la piaga del precariato nel mondo della scuola esiste da noi, ma non in altri Paesi europei. E quindi il problema va affrontato in modo deciso per trovare una soluzione.
E in che modo è possibile farlo?
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Sarà che insegno Economia ma vorrei far notare che le scelte non dovrebbero essere irreversibili o basate sul pregiudizio ideologico, gentile Cariboni, ma dovrebbero essere frutto di valutazioni preliminari. Investire nel capitale umano....le dice niente? Si ponga, se vuole, gentile Cariboni, una domanda semplice: come mai, visto che la crisi morde in tutta Europa, solo in Italia ci sono i tagli all'istruzione e questo è un dato che nessuna Gelmini o nessun Abravanel possono smentire? Manco la Grecia, nonostante la crisi, ha tagliato. Se l'istruzione è un costo, provate l'ignoranza. E' uno slogan, perfino becero. Ma è la risposta semplice alla sua domanda. Se poi il Sussidiario e lo stesso Cominelli che ne è uno dei redattori volessero avviare qualcosa di simile ad una tavola rotonda magari col Ministro ed i suoi esperti (Abravanel compreso), sarò lieto, pur nella mia pochezza argomentativa, di parteciparvi. Per parte nostra (del Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia) stiamo provando ad organizzare un Convegno su "Cittadinanza e Costituzione". il Labella di turno (ma non pare ce ne siano altri in giro, di Labella intendo)
I duecentomila precari della scuola di cui ha parlato il ministro Gelmini pongono un problema serio e dal punto di vista dell'occupazione dei giovani e da quello del reclutamento dentro la scuola. La scuola in questi anni è stata una valvola di sfogo dell'occupazione giovanile, quanti sono diventati insegnanti perchè non hanno trovato altro! Oggi questo non è più possibile, gli spazi si sono ristretti, urge una politica e un impegno sociale che creino più e diverse possibilità di lavoro. E' una questione di tutta la società il lavoro dei giovani, ci vuole un impegno a tutto campo in questa direzione. Alla scuola compete una responsabilità più specifica, quella di chiedersi che cosa comporti un numero così elevato di precari. Si può eludere la questione come si sta facendo, scorrendo le graduatorie e ad un certo punto, quando tutte le cattedre sono coperte, chiudere. Oppure si può prendere sul serio questo esercito di precari e chiedersi se sia giusto il modello di reclutamento oggi adottato. Che non sia giusto me lo dice una constatazione molto semplice, che sono rimasti senza lavoro tanti giovani che ho conosciuto e che sono validi come insegnanti. Il sistema di reclutamento in atto fa fuori giovani di qualità e tiene in cattedra insegnanti che valgono poco o nulla, questo è il dramma. La grave questione dei precari urge un cambiamento radicale nel reclutamento degli insegnanti. Sarebbe ora di dare libertà alle scuole, così che assumano chi vale!
Non sono solito fare polemiche personali, ma dato che un Labella di turno mi ha coinvolto dico che è troppo facile accusare di razzismo a vanvera per non entrare nel nocciolo della questione. Io del resto ho parenti e carissimi amici in tutte le parti d'Italia. Gli esperti di economia mi devono invece spiegare dove si possano trovano i soldi per assumere a tempo indeterminato tutti i precari, seguendo, tra l'altro, un progetto pedagogico dissennato che, ripeto, andrebbe solo a scapito dei nostri figli.
fisicamente? Posso provare a chiedere a Cominelli, in attesa del futuribile, quale soluzione darebbe all'attuale problema del precariato? Mi auguro non si iscriva pure lui alla categoria dei "chemanginolebrioches".... Della serie: la politica dovrebbe servire a risolvere i problemi, le utopie e le belle teorie dei maitres a penser vengono dopo.... E lo statalismo vetero-marxista c'entra, a mio modesto parere, come i cavoli a merenda. Perchè qualcuno non fa un giro per scuole elementari per scoprire che con la "pseudopedagogia della bontà del maestro unico" , ci sono classi in cui si arriva, oggi 2010, ad averne anche 5 o 6 di maestri applicando proprio la costruzione teorica pseudopedagogica del maestro unico? E pensare che pure a me sembrava complicato capirlo sto magheggio..... poi è bastato riflettere e considerare che l'orario del tempo scuola degli allievi non coincide con l'orario di servizio di un docente solo..... Base scuola Terra chiama Marte.
La soluzione strutturale è quella di far assumere direttamente alle scuole solo persone dotate di laurea magistrale. La soluzione immediata qui e oggi? Se per soluzione si intende "dare un posto a tutti i precari", questa soluzione esiste solo su Marte. Il vincolo è dato dai posti di lavoro esistenti, che non si possono moltiplicare ad arte. Perciò occorre: a) individuare esattamente i posti da riempire; b) autorizzare le scuole ad assumere direttamente in prova per un anno gli insegnanti sui posti mancanti, con prove e colloqui volti ad accertare conoscenze disciplinari, attitudini e capacità didattiche e relazionali; c) per coloro che non hanno un posto si devono prevedere le misure sociali che si applicano ai disoccupati. Giovanni Cominelli
L’analisi di Luigi Berlinguer giustappone due filoni di ragionamento reciprocamente sfasati. La causa del precariato è individuata nel sistema amministrativo centralistico, strutturalmente incapace di rispondere in tempo reale alla domanda. Per riempire l’intercapedine troppo grande che si crea tra domanda e offerta, si è inventato il precariato: generato dall’Amministrazione, rappresentato, difeso e incrementato dai sindacati, coperto dalla politica con le sanatorie. Ma cosa c’entra con l’altro filone di discorso, quello della quantità attuale di domanda che in un sistema più variegato e personalizzato potrebbe richiedere un maggiore impiego di forza-lavoro intellettuale e dunque assorbire completamente gli attuali precari? Anch’io credo che in un sistema educativo decentrato, flessibile, curvato sulla domanda educativa di ciascuna persona, lifelong e lifewide, avremo bisogno di espandere la quantità del personale addetto, ma anche di articolare il profilo professionale richiesto da tale domanda complessa. Ma certo il profilo non sarà quello degli insegnanti di oggi, stabili o precari. Si tratta di un’osservazione che appiccicata qui alla questione dei precari finisce per rendere poco credibile l’analisi sul precariato e del tutto furbesca e strumentale la soluzione proposta. Nemico dei precari è chi li ha generati: amministrazione, sindacato, politica. La soluzione: costruire un sistema non che assorba i precari, ma che non li sottoproduca.
Forse è il caso di far sapere al presumo nordico sig. Cariboni che la sua "di napoletana memoria" a proposito dei Lavoratori socialmente utili è leggermente fallace. Se vuole posso passargli link relativi a LSU in Toscana o Lombardia. Berlinguer ha ragione: l'istruzione dovrebbe stare a cuore all'intero Paese. Anche perchè solo così si evitano gli svarioni "di razzistica memoria" dei Cariboni di turno. Ma in questo il riordino gelminiano non aiuta: ha eliminato lo studio del Diritto e dell'Economia. E quindi si può bellamente immaginare e non sapere chi sono gli LSU e dove sono presenti.
Il caro ex ministro sembra voler risolvere il dramma vero dei precari, assumendoli come lavoratori "socialmente utili" di napoletana memoria e facendo pagare il conto, in termini culturali e umani, ai nostri figli. Il tutto viene ammantato con la panzana, stile anni Settanta, dell'"auto-apprendimento". Altro che sussidiarietà. Questo è statalismo vetero-marxista.
Astratto e velleitario. Lo stile non è cambiato da quando era ministro. Meno male che l'abbiamo fermato in tempo.
Sono dedcisamente contario allo "smembramento" della classe proposto dal Ministro Berlinguer per risolvere il problema del precariato scolastico. Il gruppo classe, infatti, e la tanto vituperata "lezione frontale", quel rapporto unico che si viene a creare fra il docente e i suoi alunni, sono a mio avviso a tutt'oggi elementi indispensabili affinché ogni alunno possa imparare e crescere. Solo in un rapporto autorevole infatti (dal latino augeor, che fa crescere) ogni studente ha la possibilità di misurarsi con le proprie potenzialità e di metterle a frutto!
Tutti oggi vogliono dire qualcosa sulla pelle dei precari, ai quali nessuno però riesce a fare delle proposte serie e rassicuranti. Il problema del precariato si è complicato per una cattiva impostazione politica del reclutamento dei docenti che viene da lontano e di cui è responsabile anche(e purtroppo) l'ex ministro Berlinguer. Oggi, certo, la situazione è più grave a causa della cosiddetta "riforma Gelmini", che altro non è se non una operazione di pura contabilità a spese dei docenti precari, mentre altre sarebbero davvero le economie da fare, se il Ministro conoscesse bene la scuola nazionale. Lo dico da ex preside di liceo; ma sarebbero considerazioni abbastanza semplici e facili per chiunque voglia riflettere con mente pura e documentarsi adeguatamente. Viviamo in uno stato di confusione perché al Ministero non si vogliono fare bene i conti, e cioè sistemare subito i docenti che hanno i requisiti per l'ingresso in ruolo, mandare al più presto in pensione quelli che sono stanchi, senza passione e per giunta con una certa età. Né si vuole riattivare il sistema nazionale di reclutamento per concorso. Altro che mettere al centro la questione dell'offerta formativa. Da Pantelleria a Vipiteno sarebbe un pullulare di iniziative formative di nessun interesse didattico e sociale! Il sistema non ha funzionato. Il vecchio vizio riemerge sempre, incurante delle conseguenze pratiche e delle condizioni concrete della molteplicità di contesti e strutture scolastiche del nostro Paese.
Quindi per l'ex ministro la soluzione del problema è facile: cambio la scuola in maniera da essere obbligato ad assumere tutti i precari. A parte il "leggero" aumento della spesa senza certezza alcuna del miglioramento dei risultati, sembra un operazione dettata dai sindacati. Sul ruolo dell'insegnante come supporto all'apprendimento (autonomo?) dello studente, sarebbe davvero cosa buona e giusta guardare la realtà degli studenti: tutti sicuramente bravi ragazzi ma non proprio determinati dalla fame di sapere, a volte nemmeno di sé; e certamente non è spostandoli da un laboratorio ad un dipartimento comunicando via e-mail al professore che risponderà privatamente in chat ad ognuno di loro, magari dopo cena e in video, che aumenterà questo desiderio. Più selezione del personale, che non guardi solo ai titoli, sarebbe un buon inizio ma poi chi li sente i sindacati?
Trovo ragionevole sottolineare il punto di partenza del ragionamento di Berlinguer: la centralità, per un paese che vuole progredire, del sistema scolastico. Se si assume questo punto di partenza poi si può ragionare di tutto. Non posso, dopo aver letto l'articolo di Abravanel sul Corriere di oggi, non sottolineare la differenza. Abravanel scrive testualmente: "Cosa deve preoccupare davvero i genitori italiani? Una sola cosa: la qualità degli insegnanti.. Non la dimensione delle classi. Non le ore di insegnamento. Non quanto si spende per la scuola". Ecco con posizioni come queste del nuovo "guru" dell'istruzione italiana non si va lontano. Di più. Non si parte proprio. E verrebbe voglia di suggerire all'"ingegnere più giovane d'Italia" di ritornare, proficuamente, in McKinsey. E mi fermo qui, a proposito di meritocrazia, perchè potrei scrivere cose "sgradevoli" e sicuramente censurate sull'applicazione del principio nella scelta di chi ci governa. Quando si dice predicare bene e razzolare male.
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