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SCUOLA/ Sfatiamo per favore il grande equivoco sugli insegnanti

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Ma intanto? Ad ogni inizio d’anno viene lanciato l’appello agli insegnanti ad impegnare il proprio Io, ad assumersi le proprie responsabilità, senza attendere gli ingenti mutamenti di sistema, che ogni anno appaiono tanto necessari quanto futuribili. No dunque all’attendismo. Ma c’è un aspetto che rende questo appello controproducente, ingenuo e anche ingiusto nei confronti degli insegnanti. Se davvero tutto dipende, ultimamente, dalla responsabilità degli insegnanti, e se il bilancio educativo del sistema è in perdita, significa, dunque, che alla fine è colpa dell’Io pigro degli insegnanti. Questa conclusione non voluta e paradossale dell’appello alla valorizzazione dell’Io è tuttavia logica.

 

Viceversa, se si parte dal fatto che la responsabilità e la libertà degli insegnanti, anche di quelli dotati di un Io sveglio e generoso, è compressa dentro un sistema istituzionale, ordinamentale, amministrativo, organizzativo che ne impedisce un’efficace messa in gioco, allora le responsabilità sono innanzitutto politiche e amministrative. Se le 18 ore di un insegnante sono frammentate su 4 o 5 o 9 classi - poche ore settimanali per classe - e se questa condizione si deve moltiplicare per gli 819.000 insegnanti in servizio, è l’insegnante responsabile? È anche lui, come i ragazzi, una vittima. Quale spazio gli si apre per la personalizzazione dei percorsi? E che cosa diviene la mente di Francesca se non un magazzino di materiali inerti, impilati secondo logiche illogiche, determinate non dal sapere, ma dalla distribuzione delle cattedre e delle ore?

 

Ne consegue che già ora l’insegnante deve lavorare per équipe - sconfiggendo la pratica dell’insegnante solista, difesa per una malintesa libertà di insegnamento - per Dipartimenti, per competenze, da ora e senza eccessive illusioni, ma da subito si deve anche battere per il cambiamento del sistema. Anche questa battaglia politico-culturale è parte costitutiva della responsabilità del docente in quanto docente. L’importante è eliminare gli alibi: quello del disimpegno professionale, in attesa che la politica cambi il mondo; quello del disimpegno politico, nell’illusione che basti occuparsi della propria classe qualche ora alla settimana.

 

 

 



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COMMENTI
10/09/2010 - silenzio fragoroso (Silvio Restelli)

D'accordo con le conclusioni di GC: occorre cambiare le condizioni organizzative della scuola. Ma questa è una verità nota da decenni, sempre proclamata dalla classe politica all'inizio della sua attività e sempre accantonata di fronte ad altre presunte urgenze. Ma ormai il Re è nudo. L'OCSE dimostra, cifre alla mano, che siamo tra gli ultimi negli investimenti sulla scuola e sulla ricerca. I risultati degli apprendimenti confrontati a livello europeo dimostrano che la scuola italiana non funziona neppure come agenzia di insegnamento/ apprendimento (non parliamo di educazione!). Ogni discorso di tipo pedagogico o metodologico (competenze, personalizzazione, ecc) è solo uno specchietto per le allodole: dobbiamo esigere che si affronti il problema organizzativo! Dobbiamo chiedere che le promesse siano mantenute! Dobbiamo avviare nei fatti quel processo di autonomia che è solo sulla carta! Sono sicuro che una scelta come quella indicata dall'intervento sul "Il Fatto Quotidiano" sia in grado di liberare quelle nuove energie necessarie per il rilancio dell'azione educativa in Italia di fronte all'emergenza che è di fronte agli occhi di tutti.

 
08/09/2010 - Merendina o bistecca? (Daniele Scrignaro)

Per quanto arretrato e burocratico sia il sistema scolastico (e lo è), è proprio la libertà (o coscienza, o "Io diviso") di insegnanti e "dirigenti" ad avere l'ultima parola, a determinare il clima della classe e la qualità educativa. E se ci sono – non rari – casi di sei "politico", assenteismo cronico, impreparazioni gravi e promozioni con debiti non recuperati, questi casi inquinano i ragazzi molto più di quanto le mele non marce li salvino. Questo della libertà è "il" problema principale – irrisolvibile dalla struttura –, e non ci si può nascondere dietro ai genitori più latitanti di prima o agli stipendi inadeguati; il "sistema istituzionale, ordinamentale, amministrativo, organizzativo" rende la vita molto difficile, ma non può impedirla (come i tanti, per provvidenza, insegnanti con "un Io sveglio e generoso" mostrano). Certo è che impostare la riforma "epocale" a partire dal conto economico peggiora le cose, perché non aver chiaro prima di progettare se è più importante la merendina (ops, "snack") vista in tv o la bistecca, dovendo scegliere per ristrettezza, si opterà per la prima (e il figlio sarà pure più contento).

 
08/09/2010 - Dopo di che traiamo le conclusioni (Franco Labella)

Dopo attenta lettura della risposta chiara ed inequivocabile di Cominelli, anche un bambino deduce che, con i dati di sistema messi in luce e con l'approccio ordinamentale che si sta avviando, la personalizzazione è tema del tutto futuribile e marziano di cui, evidentemente, non mette conto nè parlare nè, meno che mai, evocare come possibile soluzione ai mali della scuola italiana.

 
06/09/2010 - Ma la personalizzazione è legata solo ai principi (Franco Labella)

dei massimi sistemi? Una domanda a Cominelli. Sempre della serie: nell'ambito dei commenti c'è spazio solo per considerazioni elementari. Ma posso chiedere se, con chiarezza e senza invocare i"sindacati contrari" ed altre amenità da dimostrare con esempi puntuali e non con i soliti riferimenti generici, la personalizzazione dei percorsi passa anche, banalmente, attraverso il rapporto numero degli allievi per docente/classe? Perchè le classi aperte le puoi pure fare ma due classi di 30 allievi fanno due classi aperte sempre di 30 allievi. O la Costituzione la commento con dieci e ai venti propino il giochino del Quirinale? E per favore, citando le statistiche, facciamolo con completezza e precisione. Ho letto recentemente che il Liceo paritario varesino della signora Marrone Bossi mena vanto di non superare 15 studenti per classe. C'entra qualcosa? Grazie per la risposta.

RISPOSTA:

La personalizzazione non si può fare né con 15 né con 30 alunni in classe. Deve sparire la classe come forma di assemblaggio degli alunni in base all'età, e non in base alle caratteristiche personali. La corrispondenza biunivoca tra classe di età e classe ordinamentale sta alla base del sistema ottocentesco, molto simile a quello della leva militare. Dopo di che, anche un bambino capisce che, in ogni caso, lavorare con una classe di 15 è più facile che con una di 30! I numeri grossi (30, 60, 100) vanno bene per una conferenza, un evento, ma non funzionano per la didattica normale. Che deve essere su misura. Si deve procedere per piccoli gruppi, non necessariamente dello stesso livello, la cui dimensione può variare a seconda delle esigenze dei ragazzi, del giudizio dell'insegnante, delle strutture edilizie a disposizione. Con gli edifici attuali costruiti come caserme, ospedali e carceri, è molto difficile personalizzare, anche se in classe stanno solo in 10. Ciò detto, mi sembrava che fosse in questo e in altri articoli piuttosto chiaro il concetto! GC

 
06/09/2010 - Sono stanca anche di dirlo (PAOLA CORRADI)

Se un alunno costa allo stato 6000 euro, e le famiglie ne pagano 200 mi pare evidente che il budget non quadra. Affrontiamo prego al più presto questo baco. Ci sono famiglie che possono pagare il servizio, facciamolo pagare! Credo che la gratuità debba essere concessa solo a quelle famiglie che veramente hanno problemi. Non è più possibile concedere i servizi gratuiti e poi darli di bassa qualità. Se la costituzione lo vieta, facciamolo per le scuole superiori ma vi prego abbiamo un debito pubblico esorbitante, cerchiamo di arginarlo. Ovviamente quanto sopra sarà vero solo quando l'evasione fiscale sarà debellata altrimenti pagheranno sempre e solo gli stessi!

RISPOSTA:

In attesa di un sistema fiscale - quale quello americano o tedesco - che renda impossibile o troppo onerosa l'evasione fiscale; in attesa di una graduazione degli oneri familiari per l'istruzione proporzionali al reddito; in attesa... qualcosa si potrebbe fare subito: dare tutti i soldi direttamente alle famiglie-ragazzi (è la quota capitaria o il per-pupil funding level) e favorire il massimo di libertà di scelta delle famiglie, con l'informazione sulla qualità delle scuole. E chiudere le scuole che non garantiscono la qualità sufficiente. "Per troppo tempo molti genitori sono stati privati della possibilità di scegliere una buona scuola sul loro territorio. Un sistema antiquato ha relegato i ragazzi più poveri ad avere un’istruzione di serie B" (parola di Michael Gove, neo-ministro del governo Cameron!). G. Cominelli

 
06/09/2010 - Non so quale "Io" abbia.... (Franco Labella)

Sarò breve, spero icastico e, sicuramente, con l'accetta: personalizzazione dei percorsi, conoscenza ecc. ecc. Ma di che parliamo? Con una classe di 30 alunni mi ci vuole un quadrimestre solo per imparare tutti i cognomi. Ma sarà perchè mi faccio vecchio e teso a proteggere il mio "Io" di parassita consumarisorse. Ma a qualcuno viene in mente che non si gode particolarmente a lavorar male? Soprattutto se quello che fai è l'unico lavoro che hai scelto? Base scuola Terra continua a chiamare disperatamente Marte invocando coerenza e completezza di ragionamento (anche se bisogna criticare il presente) tra i messaggi di aiuto e le missioni di soccorso. Ps: avevo promesso brevità... ma ahimè l'"Io" è tiranno e qualche volta chiede vendetta. Scusatemi, proverò a non rifarlo più. PPS: ma quando ho fatto un corso di recupero con 8 allievi, non solo hanno recuperato ma sono perfino riuscito a capire quali erano i loro problemi :-)))))). Ed uno mi ha perfino detto: fosse sempre così ce la farei di sicuro...

 
06/09/2010 - GRAZIE! (Gianni MEREGHETTI)

Grazie, il grande equivoco sugli insegnanti è pensare che persona e istituzione possano diventare due strade parallele, così che si possa educare la persona stando fuori dalla struttura scuola o si possa cambiare l'istituzione senza implicare la persona. Il dramma degli insegnanti è l'io diviso, è concepirsi in modo astratto senza legami con la realtà, è pensare che tutto si piehi all'immagine che ognuno ha del suo rapporto con la realtà. Invece io come insegnante ho bisogno della realtà, ho bisogno di immergermi nella materia delle cose, ho bisogno di battere la testa contro la concretezza dell'esistere, questo fa di me un insegnante reale, capace di stare davanti a dei "tu", capace di stare dentro una classe aprendola agli orizzonti del mondo.

 
06/09/2010 - Perchè coprire la negligenza dei presidi? (enrico maranzana)

"La conoscenza del mondo passato e presente, la trasmissione dell’eredità intellettuale e culturale delle generazioni precedenti" è del tutto insufficiente per rivitalizzare la scuola: sono gli scenari che troveranno i giovani al termine del loro percorso scolastico che devono qualificare i loro processi d'apprendimento. Impresa di dimensione smisurata, risolta dal legislatore che ha posto lo studente e le sue qualità (capacità) a fondamento dell'ordinamento. Da cui emerge, con fragore, l'esigenza di "lavorare per équipe-sconfiggendo la pratica dell’insegnante solista". Ma come? Ancora una volta le norme, che i dirigenti scolastici non hanno fatto rispettare, indicano la via: "Le istituzioni scolastiche adottano, anche per quanto riguarda l'impiego dei docenti, ogni modalità organizzativa che sia espressione di libertà progettuale e sia coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e indirizzo di studio" [art. 5 DPR 275/99]. Si tratta di abbandonare l'usurata e inefficace concezione della scuola frazionata in insegnamenti e di riconsiderare il problema formativo/educativo/di istruzione in ottica sistemica che conduce all'enunciazione dei traguardi in termini di capacità e competenze, alla scomposizione del problema, all’ideazione di piani pluriennali di intervento, all'inquadramento, all'interno di tali ipotesi, della progettazione di percorsi, al controllo e alla capitalizzazione degli scostamenti risultati..obiettivi.