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SCUOLA/ Come aprire la "scatola nera" dei ragazzi generazione-Twitter?

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Proprio al contrario dell’immediatezza, il bene è sempre mediato dalla presenza dell’altro, il bene come tale viene ricevuto all’interno di un rapporto con l’altro, rapporto che necessita di essere coltivato e curato. Minare il concetto di tempo e rapporto significa minare la possibilità stessa dell’esperienza. È un tratto comune di molti ragazzi di medie e superiori la caduta degli interessi e il loro appiattimento su modelli imposti dalle logiche di marketing e di profitto delle aziende che producono beni destinati a loro. L’orizzonte personale viene progressivamente ridotto, chiuso all’interno di un recinto dove faticano ad entrare proposte diverse da ciò che rappresenta il sentito comune giovanile.
 
Di fronte a questo panorama gli adulti, anche a scuola, si trovano davanti a un bivio: aut pensare l’ineluttabilità della situazione con conseguenti strategie di contenimento delle perdite e relativa rassegnazione sui possibili risultati; aut riconoscere ciò che resta ancora presente in questi ragazzi e ragazze che costituisca materia prima di un lavoro di rilancio del rapporto con gli altri e con la realtà. Trovo che sarebbe ugualmente un errore trattare i ragazzi in classe cercando di digitalizzare ingenuamente la funzione dell’insegnante (che risulterebbe patetico come certi genitori giovanilisti) oppure all’altro estremo arroccandosi su stili, metodologie e programmi che funzionavano decenni fa. Non è il fideistico affidarsi alla tecnologia e al suo linguaggio né costituire sacche di resistenza ostinata ai nuovi linguaggi che potranno aiutare il lavoro comune.

Non possiamo neanche ridurci ad amplificare il mito dell’insegnante giovane, vicino di età, che per questo solo motivo sarebbe davvero capace di capire gli studenti e parlare il loro slang. Occorre invece ripartire proprio dai ragazzi tenendo conto della loro specifica situazione culturale e sociale, e iniziando a prestare loro fiducia. Ricentrando la questione dal rapporto con loro. È un errore trattarli come degli eterni adolescenti in crisi, a volte brufolosi e sempre preda degli ormoni, incomprensibili e inafferrabili per natura, rinchiusi in un mondo inaccessibile. La maggior parte dei ragazzi che in questi anni ho incontrato aveva in sé il desiderio di essere preso sul serio, nonostante magari facesse di tutto per non invogliare a questa posizione.

Magari in modo residuale, ma in loro persiste sempre questo desiderio inespresso di essere stimati in quanto soggetti ambiziosi di esserci nel mondo e dire la loro. La loro mente resta aperta all’universo, vogliosa di conoscere la realtà. A patto di incontrare qualcuno che la presenti in unitarietà, senza frammentazioni schizofreniche. Benedetto XVI nel recente discorso ai giovani ci ha parlato di sé: “Se penso ai miei anni di allora: semplicemente non volevamo perderci nella normalità della vita borghese”. Ecco, i ragazzi di oggi sembrano invece effettivamente persi dentro una nuova normalità borghese che è stata preparata per loro dai grandi; eppure cercano ancora la soddisfazione come e dove possono, trovando risposte che loro stessi giudicano insoddisfacenti cui si adeguano nonostante tutto.

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COMMENTI
10/09/2010 - luogo e non-luogo (Daniela Notarbartolo)

(Leggo e mi monta la nostalgia per gli studenti, ora che sto ad altri incarichi) La più grande sfida per il prof. è proprio fare di un non-luogo, dove si trovano per caso individui slegati e indifferenti, un luogo reale: ce ne sono così pochi! Un luogo perché ha una continuità nel tempo, e in quel tempo bisogna che avvenga qualcosa, per ciascuno di quei ragazzi. Forse la classe è ancora uno dei pochi posti della società di oggi dove si può capire cosa è il rapporto fra persone, sempre che il primo interesse di chi guida sia di fare lui e far fare agli altri questa insostituibile esperienza. Buon anno a tutti i colleghi.

 
09/09/2010 - Ebbene sì, io a 50 anni taggo! (Sergio Palazzi)

Jovanotti voleva un posto "dove le regole non esistono esistono solo le eccezioni". Era l'ombelico del mondo; non ho mai capito se fosse troppo concentrato sul proprio medesimo ombelico, nè se fosse conscio di aver detto un simpatico ossimoro o ci credesse davvero. Tuttavia il messaggio che passa è quello di dover essere tutti alternativi, cioè tutti uguali, libertà obbligatoria. Sono d'accordo, tra le cose che servono per essere percepiti "diversi" c'è l'essere "curato e gradevole nella presentazione di sé", quando le sale insegnanti sono un campionario di sciatteria ed i banchi un catalogo delle penultime o terzultime mode di MTV. La "riaffermazione della dignità del luogo-scuola", già. Ci aggiungiamo, usare un linguaggio attento e "pulito" quando il turpiloquio è accettato e non si nota? Memorabili gli aneddoti di "sai quella volta che al prof X è scappata una parolaccia", per contrasto con gli altri che le hanno sempre in bocca. Ed è positivo se "loro" notano che il tuo linguaggio cambia stando in aula, in birreria o in gita scolastica. Ma, e anche qui sono d'accordo, senza ostentare la propria differenza come qualcosa di inevitabile e definitivo, come i prof carogna di certi film: se no, si chiudono i canali di comunicazione. Scambiare sms e mail con gli studenti, ma mai abusarne, e se si passa a fb l'abuso diventa facile. E... ah, ehm, dimenticavo... su Twitter sono CanonF1... mi metti il follow? voglio restare sempre in contatto... ;)

 
08/09/2010 - "digito" ergo sum (Anna Di Gennaro)

Articolo saggio che suscita domande speculari negli adulti. Non si tratta di "aprire la scatola nera". Meglio imparare a decifrare i messaggi, i desideri del cuore nel suo perpetuo "guazzabuglio", senza interferire oltre e col rispetto che merita il bisogno di riconoscimento dei ragazzi. Non dimenticherò, tra le numerose richieste pervenute allo sportello di ascolto sul burnout dei docenti, appena aperto nel 2005, la richiesta di uno studente di liceo. Garbatamente mi chiedeva lumi sul come interpretare e gestire le "stranezze" di una sua insegnante. Cambiare scuola? La breve descrizione non lasciava dubbi: la poverina stava precipitando in una grave condizione di DMP. Pur tuttavia il ragazzo ne parlava con benevolenza, rispettandone la dignità. Aveva capito molto più di altri illustri adulti. Inizialmente spiazzata dal tono del testo, gli risposi come potei e mi ringraziò. Mi contattarono anche altri studenti di varie università per la tesi di laurea sulla questione. Nessuno però fu più limpido di quel ragazzo al quale sono grata per la lezione impartita.

 
07/09/2010 - Tecnologie digitali, giovani e scuola (Daniele Prof Pauletto)

Gutenberg ci ha reso stupidi ? Internet e il Web allora ... La società digitale modifica le nostre capacità cognitive verso forme di intelligenza utilitaristica, più veloce, più rapida, multitasking, simultanea, meno concentrata e analititica ... Stiamo "evolvendo" verso un'intelligenza fluida, utilitaristica, che meglio si adatta al mondo/società digitale, una intelligenza capace di trovare un senso nella confusione delle informazioni mediali (multitasking).... I nativi digitali sono inoltre capaci di risolvere nuovi problemi indipendentemente dalle nostre conoscenze acquisite, hanno sviluppato una nuova creatività intesa come un mix di conoscenza e una serie di collegamenti, link e connessione con altre persone (socialnetworking)... Un'intelligenza che spende meno tempo a cercare di ricordare (search) e più tempo alla generazione di soluzioni, in grado di integrazione più avanzato e valutazione delle informazioni. Un'intelligenza veloce nel muoversi tra le info, senza approfondirle, ma capace di collegarle tra loro nella loro interezza o in parti, interconessioni di frammnenti... Un'intelligenza capace di utilizzzare forme di intelligenza distribuita... capace di un apprendimento nuovo, più informale che formale... capace di scoprire in modo rapido ed efficace le informazioni estraendole da più media, in modalità web mediate più che in operazioni cognitive mentali, più abile a trattare con con una molteplicità di fattori... http://mentelab.blogspot.com