BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Come aprire la "scatola nera" dei ragazzi generazione-Twitter?

Pubblicazione:

studenti_a-spassoR375.jpg

Occorre pertanto lasciar cadere, da parte del mondo della scuola, ogni rassegnazione e ogni esitazione: in un contesto in cui il sociale e persino la famiglia sembrano aver gettato le armi, la scuola rappresenta oggi l’occasione di un’offerta di qualità che possa alzare lo sguardo, aprire gli orizzonti e suggerire soluzioni alle questioni individuali. Credendo fermamente che esista davvero una questione individuale in ciascuno di loro e partendo proprio da questa.

Se sollecitati da una proposta affascinante, non necessariamente modernistica, ma che parta dal loro sentire e dalle loro esigenze, i giovani sanno ancora aderire, ciascuno secondo una modalità sempre personale che va riconosciuta, rispettata e semmai rielaborata. Le soluzioni vanno ritrovate a due diversi livelli, di pari dignità e non disgiungibili: un livello politico-organizzativo che deve tener conto delle mutate condizioni giovanili e produrre il necessario rinnovamento del sistema, ed un livello squisitamente personale. Quanto a quest’ultimo c’è un passo, banale e al contempo assai efficace, con cui partire in questo nuovo inizio d’anno, che potrebbe avere anche il sapore di un proposito.

Alla portata di ciascuno, basta solo pensarci prima di uscire di casa. È importante che l’adulto che questi ragazzi si ritrovano in classe la mattina dimostri con tutto se stesso di essersi preparato all’appuntamento con loro, perché di appuntamento si tratta. Ogni singolo giorno di scuola. Appuntamento alias confermata disponibilità al rapporto. Ben preparato non significa solo con lezioni adeguatamente meditate e confezionate, ma anche curato e gradevole nella presentazione di sé. Proporsi come un soggetto possibilmente non nevrotizzato (e pertanto non nevrotizzante), dall’abbigliamento curato e pensato è il primo elementare modo per trasmettere la nostra simpatia e rispetto verso l’umanità dei ragazzi.

Un modo semplice per invogliare l’altro del rapporto a collaborare e per comunicare il nostro apprezzamento per la vita, per il tempo storico in cui viviamo. Perché è nel qui e nell’ora che si gioca il rapporto, passando anche dalla riaffermazione della dignità del luogo-scuola, distinto dai non-luoghi abitualmente frequentati. Centri commerciali in primis.

Uno spunto questo che forse potrà far sorridere ironicamente se non addirittura innervosire qualcuno per la sua banalità e apparente lontananza con le questioni “alte”, quelle che contano davvero. Eppure credo sia in grado di fare la differenza e un ottimo punto di partenza. Anche perché certi tratti sono irresistibilmente contagiosi. E riescono a generare un clima.

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
10/09/2010 - luogo e non-luogo (Daniela Notarbartolo)

(Leggo e mi monta la nostalgia per gli studenti, ora che sto ad altri incarichi) La più grande sfida per il prof. è proprio fare di un non-luogo, dove si trovano per caso individui slegati e indifferenti, un luogo reale: ce ne sono così pochi! Un luogo perché ha una continuità nel tempo, e in quel tempo bisogna che avvenga qualcosa, per ciascuno di quei ragazzi. Forse la classe è ancora uno dei pochi posti della società di oggi dove si può capire cosa è il rapporto fra persone, sempre che il primo interesse di chi guida sia di fare lui e far fare agli altri questa insostituibile esperienza. Buon anno a tutti i colleghi.

 
09/09/2010 - Ebbene sì, io a 50 anni taggo! (Sergio Palazzi)

Jovanotti voleva un posto "dove le regole non esistono esistono solo le eccezioni". Era l'ombelico del mondo; non ho mai capito se fosse troppo concentrato sul proprio medesimo ombelico, nè se fosse conscio di aver detto un simpatico ossimoro o ci credesse davvero. Tuttavia il messaggio che passa è quello di dover essere tutti alternativi, cioè tutti uguali, libertà obbligatoria. Sono d'accordo, tra le cose che servono per essere percepiti "diversi" c'è l'essere "curato e gradevole nella presentazione di sé", quando le sale insegnanti sono un campionario di sciatteria ed i banchi un catalogo delle penultime o terzultime mode di MTV. La "riaffermazione della dignità del luogo-scuola", già. Ci aggiungiamo, usare un linguaggio attento e "pulito" quando il turpiloquio è accettato e non si nota? Memorabili gli aneddoti di "sai quella volta che al prof X è scappata una parolaccia", per contrasto con gli altri che le hanno sempre in bocca. Ed è positivo se "loro" notano che il tuo linguaggio cambia stando in aula, in birreria o in gita scolastica. Ma, e anche qui sono d'accordo, senza ostentare la propria differenza come qualcosa di inevitabile e definitivo, come i prof carogna di certi film: se no, si chiudono i canali di comunicazione. Scambiare sms e mail con gli studenti, ma mai abusarne, e se si passa a fb l'abuso diventa facile. E... ah, ehm, dimenticavo... su Twitter sono CanonF1... mi metti il follow? voglio restare sempre in contatto... ;)

 
08/09/2010 - "digito" ergo sum (Anna Di Gennaro)

Articolo saggio che suscita domande speculari negli adulti. Non si tratta di "aprire la scatola nera". Meglio imparare a decifrare i messaggi, i desideri del cuore nel suo perpetuo "guazzabuglio", senza interferire oltre e col rispetto che merita il bisogno di riconoscimento dei ragazzi. Non dimenticherò, tra le numerose richieste pervenute allo sportello di ascolto sul burnout dei docenti, appena aperto nel 2005, la richiesta di uno studente di liceo. Garbatamente mi chiedeva lumi sul come interpretare e gestire le "stranezze" di una sua insegnante. Cambiare scuola? La breve descrizione non lasciava dubbi: la poverina stava precipitando in una grave condizione di DMP. Pur tuttavia il ragazzo ne parlava con benevolenza, rispettandone la dignità. Aveva capito molto più di altri illustri adulti. Inizialmente spiazzata dal tono del testo, gli risposi come potei e mi ringraziò. Mi contattarono anche altri studenti di varie università per la tesi di laurea sulla questione. Nessuno però fu più limpido di quel ragazzo al quale sono grata per la lezione impartita.

 
07/09/2010 - Tecnologie digitali, giovani e scuola (Daniele Prof Pauletto)

Gutenberg ci ha reso stupidi ? Internet e il Web allora ... La società digitale modifica le nostre capacità cognitive verso forme di intelligenza utilitaristica, più veloce, più rapida, multitasking, simultanea, meno concentrata e analititica ... Stiamo "evolvendo" verso un'intelligenza fluida, utilitaristica, che meglio si adatta al mondo/società digitale, una intelligenza capace di trovare un senso nella confusione delle informazioni mediali (multitasking).... I nativi digitali sono inoltre capaci di risolvere nuovi problemi indipendentemente dalle nostre conoscenze acquisite, hanno sviluppato una nuova creatività intesa come un mix di conoscenza e una serie di collegamenti, link e connessione con altre persone (socialnetworking)... Un'intelligenza che spende meno tempo a cercare di ricordare (search) e più tempo alla generazione di soluzioni, in grado di integrazione più avanzato e valutazione delle informazioni. Un'intelligenza veloce nel muoversi tra le info, senza approfondirle, ma capace di collegarle tra loro nella loro interezza o in parti, interconessioni di frammnenti... Un'intelligenza capace di utilizzzare forme di intelligenza distribuita... capace di un apprendimento nuovo, più informale che formale... capace di scoprire in modo rapido ed efficace le informazioni estraendole da più media, in modalità web mediate più che in operazioni cognitive mentali, più abile a trattare con con una molteplicità di fattori... http://mentelab.blogspot.com