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IL CASO/ 2. L'Ocse: la scuola italiana, un moloch mangiasoldi che dimentica gli studenti

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I proporzionalmente pochi soldi per la scuola vengono però spesi prodigalmente, visto che il costo pro capite degli studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado è superiore alla media OCSE, mentre è inferiore nella scuola superiore e soprattutto nell’istruzione di terzo livello, e il costo cumulativo per portare uno studente dalla prima elementare al diploma è di 101mila dollari contro 94.500 di media. Gli autori stessi, nelle avvertenze metodologiche, segnalano che si tratta di un indicatore impreciso, con valore orientativo, e bisogna tenere conto che il dato italiano è relativo a 13 anni, e quello medio a 12,4 anni, per cui il costo annuo è abbastanza simile, 7.769 dollari per l’Italia contro 7.620 per la media OCSE: piuttosto, lo spreco è dato dal fatto che si tenga conto di tutti gli studenti, anche quelli che abbandonano, che in Italia sono particolarmente numerosi.

La componente maggiore della spesa è la retribuzione dei docenti, su cui si tende a dire che si spende molto, eppure i docenti sono poco pagati (la conseguenza logica, cioè che si possono pagare bene poche persone o male tante persone, ma non bene tante persone, viene ignorata). I dati su cui bisognerebbe fare i confronti sono numerosi: il principale è il numero di ore/studente erogate. Per chiarire: il mitico insegnante tedesco della scuola secondaria di primo grado dopo 15 anni di carriera prende sì 57.978 euro l’anno, contro i miseri 32.859 del suo collega italiano, però ha una media di 14,9 studenti contro 10,2, e sta in classe per 758 ore contro 601.

Ne consegue che l’insegnante italiano eroga 6.130 ore/studente ogni anno, e il suo collega tedesco ne eroga 11.294, quasi il doppio (l’84% in più), per uno stipendio che è superiore del 76%. Questo significa che se valessero gli stessi parametri, la scuola di base italiana potrebbe funzionare con circa il 60% degli insegnanti che ha adesso, che potrebbero quindi essere pagati molto meglio… ma temo che non sia un discorso molto popolare, in questo momento. L’insegnante tedesco, infine,  percepisce 76 euro per ogni ora di presenza in classe, contro i 55 dell’insegnante italiano, ma resta in scuola 1750 ore l’anno, mentre in Italia questo tempo non è previsto, o non indicato.

Mi scuso per questo commento così schematico, e mi rendo conto che più che i dati ho commentato i commenti, ma penso che sarebbe necessaria una seria riflessione, finalizzata non a stracciarsi le vesti per poi non cambiare nulla, ma a identificare le priorità su cui intervenire, individuando i soggetti coinvolti e i tempi necessari per agire sui punti deboli. Questo è il motivo per cui era nato Uno sguardo sull’educazione, che si proponeva di fornire ai ricercatori e ai politici uno strumento di comparazione fra le nazioni per valutare lo stato di salute dei sistemi formativi (scuola, università, formazione professionale, formazione permanente): oggi sembra prevalere l’aspetto mediatico, e passato lo scalpore degli annunci tutto resta come prima.

 


Luisa Ribolzi rappresenta l’Italia nel consiglio di amministrazione dell’OCSE CERI


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COMMENTI
09/09/2010 - Ocse-Pisa serve? Mi accontenterei se si facesse (Franco Labella)

un uso corretto dei dati (2). Ma a parte che non intendo violare il segreto d'ufficio, ho ben chiaro che quello che mi è successo potrebbe non essere un dato statistico significativo e quindi non ne vado scrivendo in giro. La prof.ssa Ribalzi scrive: "Gli autori stessi, nelle avvertenze metodologiche, segnalano che si tratta di un indicatore impreciso, con valore orientativo, e bisogna tenere conto che il dato italiano è relativo a 13 anni, e quello medio a 12,4 anni, per cui il costo annuo è abbastanza simile, 7.769 dollari per l’Italia contro 7.620 per la media OCSE". Ecco, questo mi sembra un esempio di scrittura corretta. Poi uno può commentare come gli pare. Provo a fare un esempio aggiuntivo rispetto a quelli già fatti da Annalisa a sostegno del mio ragionamento. Rapporto docenti-numero di alunni. Se io paragono Francia e Italia viene fuori che il nostro rapporto è più favorevole. Ma se ometto di far sapere che nel calcolo del rapporto francese non sono compresi gli insegnanti di sostegno, ho dato gli elementi per una lettura corretta? In ultimo vorrei ricordare che chi segue le vicende economiche del nostro Paese ha presente polemiche relative alla elaborazione perfino dei dati ISTAT. Ed allora, senza tirare in ballo Trilussa, evitiamo almeno il "Moloch" e forniamo strumenti per una analisi pacata.

 
09/09/2010 - Ocse-Pisa serve? Mi accontenterei se si facesse (Franco Labella)

dei dati un uso corretto. Alle considerazioni di Annalisa e Salvo e osservando che il titolo non fa giustizia delle considerazioni decisamente più equilibrate della prof.ssa Ribolzi, vorrei aggiungere solo che dei dati OCSE e OCSE Pisa sarebbe auspicabile si facesse un uso corretto. Cerco di spiegarmi: se si guarda la rassegna stampa anche solo sulla pubblicazione di tre giorni fa si scopre che ognuno, al solito, tira l'acqua al suo mulino. E se fosse solo un problema di commento, poco male. Il problema è che non si forniscono strumenti perchè anche il non specialista si raccapezzi. Qualche giorno fa ho polemizzato con Abravanel perchè uno del suo livello non può contribuire a diffondere la vulgata (in quel caso era il riferimento generico alla scuola del Sud "imbrogliona" ed inefficiente) senza essere preciso ed analitico. Tempo fa ho fatto osservare, qui sul Sussidiario, che anche l'altra storiella dei compiti di italiano degli Esami di Stato inviati dalle scuole furbe del Sud a Invalsi-Crusca scambiando i migliori al posto dei peggiori, non la si può diffondere come "dato noto" senza riferimenti almeno quantitativi. Questo perchè se si vogliono fare analisi serie bisogna rifuggire dalla tentazione dell'approssimato ad uso stampa. Anch'io potrei raccontare qualcosina, per esperienza diretta e non de relato, a proposito di come vengono elaborati i dati OCSE-Pisa. (segue)

 
08/09/2010 - ma l'ocse-pisa serve? (Salvo Piccinini)

quoto il commento di Annalisa. Sarebbe interessante avere un organismo che verificasse se le indagini Ocse-Pisa hanno effettivamente contribuito ad alzare il livello della preparazione degli alunni europei (800.000 mila euro l'anno? mah..., no comment). a me sembra che la vecchia scuola preparava alunni in maniera più che dignitosa, visto che tra i miei ex compagni di classe ci sono diversi validi professionisti, docenti universitari, ricercatori... eppure non facevamo i test, né in ingresso, né in itinere, ma la becera lezione frontale e le desuete interrogazioni orali. Avevamo, tuttavia, docenti preparatissimi e severi, che ci costringevano a raggiungere livelli di preparazione molto elevati.

 
08/09/2010 - l'annosa e vergognosa questione dell'orario (massari annalisa)

Le ore in più che i colleghi tedeschi passano a scuola, i prof italiani le trascorrono lavorando il pomeriggio, non retribuiti, sulla correzione dei compiti, la preparazione delle lezioni, a casa o, se è aperta, a scuola stessa. Quindi non vengono dichiarate. E' vergognoso che si indichi la scuola italiana come la più costosa anche per i parametri errati denunciati dalla stessa autrice. In USA al liceo scientifico, il latino è opzionale, e non fanno più di "rosa,rosae"; la Storia per loro comincia dal Mayflower. Chi vuole sapere di antropologia ed evoluzionismo si specializza dopo. In UK i quindicenni vengono formati a scuola perfettamente sull'uso degli strumenti informatici, ma pochi sanno chi fosse Napoleone. E' questo il livello che c'interessa? E poi, quanto sono attendibili questi dati se si ribadisce che gli studenti italiani passano molto più tempo degli altri sui banchi? Chi ci sta con loro in classe, i bidelli? In Francia il mercoledì le lezioni sono sospese, e ovunque all'estero i disabili hanno scuole speciali, le vecchie "differenziali": ci piace? E l'art.3 Cost.? Ci diano uno stipendio dignitoso, strumenti informatici funzionanti (abbiamo le LIM ma non i computer, portiamo i notebook da casa sperando nel collegamento WI-FI) aggiornamenti, aule, biblioteche e bibliotecari che non abbiamo, un ufficio, un locale per ricevere dignitosamente i genitori, le penne, gli ATA necessari e faremo anche le 36 ore tutte a scuola, anzichè le 50 a casa.

 
08/09/2010 - All'origine del disservizio scolastico (enrico maranzana)

Per favorire il cambiamento e adeguare la scuola agli scenari contemporanei si devono "identificare le priorità su cui intervenire, individuando i soggetti coinvolti e i tempi necessari per agire sui punti deboli". PRIORITA' 1)superare la confusione terminologica e, in particolare, far derivare il significato di APPRENDIMENTO dalla legge. Apprendere non è sinonimo di imparare ma identifica processi volti a "raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità": le conoscenze e le abilità sono strumentali rispetto alla promozione di stabili comportamenti. 2) organizzare la scuola seguendo i dettami delle scienze dell'amministrazione: unica è la finalità (apprendimento) unitario deve essere il servizio. La parcellizzazione, tipica delle nostre scuole, cozza con la visione sistemica, elemento essenziale della cultura contemporanea. SOGGETTI COINVOLTI E RESPONSABILI DEL DISSERVIZIO: i dirigenti scolastici che hanno omesso di inserire all'ODG degli organismi collegiali adempimenti obbligatori. E' sufficiente passare in rassegna i POF per constatare che a) la trasmissione della conoscenza è l'unico traguardo perseguito; b) la progettualità, fondamento dell'autonomia,è pratica sconosciuta; c) il servizio è destrutturato: non sono messe a frutto le sinergie tra gli insegnamenti. TEMPI: se i dirigenti, locali e territoriali, cambiassero punto di vista, l'innovazione avrebbe inizio.