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SCUOLA/ Non bastano il latino e la riforma a spiegare il boom dei licei

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L’anno si apre con i dati alfine consolidati delle iscrizioni al primo anno dei diversi tipi di scuole superiori usciti dalla riforma del governo Berlusconi. Pensare che l’orientamento delle famiglie venga significativamente modificato, in qualsiasi senso, da cambiamenti realizzati pochi mesi prima sarebbe ingenuo. Il normale cittadino italiano non riesce a tenersi informato direttamente, soprattutto perché fa fatica ad orientarsi nel guazzabuglio, cui è ormai ridotta la discussione sulla scuola superiore italiana. Ciò anche quando dovrebbe avere una forte motivazione a farlo; ma quanti italiani pensano oggi che il destino dei figli sia determinato dal percorso scolastico?


Le informazioni che arrivano alle famiglie sono filtrate o da passaparola storici o dalla attività delle scuole medie, per lo più svogliate e non sempre a loro volta bene informate (proviamo a fare un test sulla differenza fra IPS e CFP?). Inoltre, in Italia spesso si sopravvaluta l’importanza delle leggi nell’orientare la cosiddetta società civile, per non dire che spesso si pensa che la loro funzione sia quella di modellarla.


Invece le tendenze sociali procedono con una loro logica. I professori dei licei forse pensano che la grande recente fortuna del liceo scientifico sia dovuta ai meriti loro o – se va bene – del loro piano di studi. In realtà l’aspirazione ad una formazione generalista e non più direttamente professionalizzante deriva, negli ultimi decenni europei, non tanto dalla crescente sofisticazione delle richieste del mercato del lavoro (che ne sono in realtà più una conseguenza) quanto dall’innalzamento generalizzato del livello economico di vita e di consumi. Tra questi consumi c’è anche un prolungato periodo di formazione – o di libertà dai gravami del lavoro? – per i propri figli.


Continua perciò il trend favorevole delle iscrizioni per i licei: non sembra che la recente crisi economica sia arrivata a determinare mutamenti negli orientamenti delle famiglie. I licei classici diminuiscono dal 10 al 7,1%, ma non si tratta certo di un crollo, perché i licei linguistici, che erano per lo più allocati in forma sperimentale presso di loro, arrivano fino al 5,7% . Dunque l’area della formazione linguistico - letteraria registra un incremento pari quasi al 4%.

 

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COMMENTI
13/09/2010 - commentino (francesco corsaro)

Vorrei dire solo poche parole. Non bisogna essere ipocriti, il successo dei licei rispetto ai tecnici e professionali è soprattutto legato alla massiccia propaganda e alla pubblicità fatta dal ministro attraverso notizie di telegiornali e televisioni. Nove notizie su dieci facevano riferimento ai licei, e non ai tecnici, basta fare una ricerca per rendersene conto. Il trucco è sempre li, la televisione, uno strumento di comunicazione potentissimo, che ha la capacità di veicolare le masse dove e quando si vuole. Non sono state di certo ragioni didattico-culturali che hanno influenzato le iscrizioni, ma solo ragioni di tipo economico. Chi è nel settore sa che la gestione di tecnici e professionali richiede maggiore spesa a causa dei tanti laboratori da mantenere, gestire e controllare.

 
09/09/2010 - La scuola di chi non sa cosa fare (e perchè) (Sergio Palazzi)

Quando dico cose simili so che mi aspetta il linciaggio, credo capiti anche a Pedrizzi. Beh, almeno sono in buona compagnia. Il Liceo scientifico che sforna para-umanisti light destinati al call-center... appena ripreso da una rabelasiana risata per l'icastica sintesi, ho risentito però la solita rabbia di ogni volta che ci penso. Non nego a nessuno di accedere ad un LS, se lo fa consapevolmente, ci mancherebbe. Ma non sono più i '50 o '60, quando il LS aveva un ruolo essenziale, anche perchè unico (con l'IT all'università non ci andavi!). Come nota Pedrizzi, la gran parte di chi va al LS lo fa perchè non sa cosa fare dopo, nè perchè... "sempre meglio che lavorare". E non sa cosa si perde, COSA GLI VIENE TOLTO! Vedo molti periti che, dai test di ammissione fino al PhD, mangiano in testa a chi esce da LS di rango: ma chi lo sa, e a chi importa? Non vorrai che un genitore ex liceale, indi "dottore", accetti lo scorno di mandare un figlio all'IT? E, attenzione, è difficile che tutti i LS possano essere scuole di rango, se anzichè il 5% di una leva ne devono accogliere il 35%! Come pretendere poi un "orientamento" serio da persone che, detto con tutto il rispetto, non hanno oggettivamente mai vissuto se non entro le quattro mura di una scuola, come la maggior parte dei docenti delle scuole medie: specie se di area letteraria, solitamente preposti alla cosa. Ma sostenere questi fatti è come dire che non devi credere all'oroscopo, ci guadagni solo antipatia e scetticismo.

 
09/09/2010 - finalmente qualcuno che parla chiaro! (marelia gabrinetti)

Certo ci voleva una donna di scuola come l'autrice dell'articolo per capire la dura e amara realtà: l'istruzione tecnica, fiore all'occhiello di una secondaria superiore immobile per anni nei programmi, monitorata e coccolata dagli ispettori tecnici regionali e romani, si ritrova oggi non solo "scippata" dei suoi indirizzi sperimentali più innovativi, ma anche progressivamente svalorizzata dalle famiglie. A fronte di una riforma che funziona solo per la riduzione delle ore di lezione, in quanto ambisce alla distillazione dei saperi delle varie discipline, ma che nella pratica si tradurrà solo in meri tagli di contenuti più che in una rivoluzione di programmazioni disciplinari, e che ha proposto denominazioni nuove agli indirizzi e decurtazioni orarie in quelli esistenti, cosa si pretende, che genitori e alunni capiscano? Gli open day delle scuole superiori presso le scuole medie del territorio hanno cercato di rassicurare gli utenti che "tutto è come prima" in una fase di transizione dove le certezze sono arrivate dal Ministero da aprile in poi! E che dire poi dei docenti, quelli che non più di primo pelo e che con tanta fierezza e passione han lavorato nel passato convinti di costruire insieme, e con i ragazzi, un modo nuovo di fare scuola, di imparare, di rinnovare il servizio scolastico al fine di esprimere al meglio competenze e professionalità? Ma si sa, e i dati OCSE 2010 lo confermano: agli stakeholder di casa nostra della formazione poco cale. E così sia.

 
09/09/2010 - la scelta della scuola (Daniele Prof Pauletto)

sul tema c'è un'interessante studio ISAE 2010 (Istituto di Studi e Analisi Economica) Trasparenza per una scuola più efficiente... -il criterio più importante per la scelta della scuola superiore è la qualità degli insegnanti (55% risposte) | -i genitori vorrebbero avere accesso ai dati sulla prepazione degli insegnanti (39%) ed in particolare attraverso CV(curriculum insegnanti) disponibile/ accessibile es. sito scuola trasparenza | -influenza titolo di studio genitori come evidenziato anche da Rapporto Fondazione Agnelli | -i canali informativi sulla scuola per i genitori sono in primis passa parola con altri genitori(52%) amici colleghi (35%)|

 
09/09/2010 - Nella scuola la confusione regna sovrana (enrico maranzana)

Il male della scuola è l'ambiguità, la distorsione concettuale. Si consideri l'interrogativo posto per gli istituti tecnici: "Ci sono i laboratori? Ancora più importante: ci sono i professori benevolmente disposti ad entrarvi ed i presidi pronti ad obbligarli a farlo?" Per l'articolista il laboratorio è un'aula. Ma i nuovi regolamenti, non dei tecnici ma dei licei, dicono tutt'altro: "I percorsi forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinché egli si ponga con atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico DI FRONTE ALLE SITUAZIONI, AI FENOMENI E AI PROBLEMI ..". Il decreto successivamente "fissa alcuni punti fondamentali e imprescindibili" tra cui "la pratica dei metodi di indagini propri dei diversi ambiti disciplinari..l'uso costante del laboratorio per l'insegnamento delle discipline scientifiche". Considerare il laboratorio come spazio fisico ha un solo significato: lasciare le cose come stanno e non modificare le tradizionali, fallimentari, pratiche didattiche. Si vogliono mantenere le discipline a fondamento dell’istituzione mentre il mondo contemporaneo richiede un servizio fondato sulla progettazione di percorsi d’apprendimento. In una società dinamica e complessa la scuola deve gravitare intorno ai giovani e alle loro potenzialità.