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SCUOLA/ Basteranno le scuole virtuose a sconfiggere l'eredità del centralismo?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Nonostante le enunciazioni di principio sull’istruzione obbligatoria e gratuita, tuttavia, la triste piaga dell’analfabetismo restava gravissima: il censimento del 1881 rilevò il 67,3% di analfabeti su tutta la popolazione. Sempre allarmante rimaneva la situazione nel Sud: a Napoli si registrava il 65% di analfabetismo fra i maschi e il 75% fra le femmine; a Bari il 79% fra i maschi e l’88% fra le femmine; a Catania le percentuali toccavano rispettivamente l’80 e il 90%.

 

Nel primo dopoguerra i popolari si fecero paladini della libertà di educazione che impone allo Stato di lasciare liberi i genitori di «scegliere tra la scuola di Stato e la scuola privata». Secondo Sturzo bisognava mettere sullo stesso piano di parità i due tipi di scuola. A questo scopo nel programma del Ppi si chiedeva la «parità di trattamento giuridico ed economico fra gl’insegnanti di Stato e quelli privati» e si auspicava che le «somme stanziate nel bilancio dello Stato per l’insegnamento (fossero) ripartite fra tutte le scuole, siano esse di Stato o private, in proporzione del numero dei rispettivi alunni».

 

I socialisti, dal canto loro, oscillavano fra una posizione dichiaratamente statalista e laicista - che mirava a far fuori la “scuola dei preti” - e una più propensa alla libertà di educazione.

Antonio Gramsci, nel 1918 in un articolo per Il grido del Popolo, scriveva: «Noi socialisti dobbiamo essere propugnatori della scuola libera, della scuola lasciata all’iniziativa privata e ai Comuni. La libertà nella scuola è possibile solo se la scuola è indipendente dal controllo dello Stato. (…) Noi dobbiamo farci propugnatori della scuola libera, e conquistarci la libertà di creare la nostra scuola. I cattolici faranno altrettanto dove sono in maggioranza; chi avrà più filo tesserà più tela».

Il fascismo, nonostante la fondamentale riforma scolastica di Gentile, si attestò sull’idea di un accentramento assoluto.

 



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