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SCUOLA/ Basteranno le scuole virtuose a sconfiggere l'eredità del centralismo?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Mussolini, dopo aver sciolto i partiti, dichiarò che «l’educazione totalitaria e integrale dell’uomo spetta esclusivamente allo Stato come una delle sue funzioni fondamentali e primordiali o, meglio ancora, come “la” funzione fondamentale dello Stato». Il fascismo portò alle estreme conseguenze il centralismo statale nel campo dell’istruzione, sia riducendo la scuola a strumento del regime (secondo una celebre espressione di Mussolini si doveva «fascistizzare la nazione tanto che, domani, italiano e fascista e cattolico siano la stessa cosa» ) sia creando un complesso di organizzazioni parallele che assicurassero allo Stato «l’effettivo monopolio dell’istruzione e dell’educazione della gioventù». 

 

Nella sua acuta analisi del regime fascista, Francesco Luigi Ferrari così concludeva il suo ragionamento sulla scuola mussoliniana: «Il sistema pare così avviato a tentare il più colossale esperimento di statalizzazione che mai sia stato pensato presso alcun popolo dell’Europa occidentale. Lo stato accentra in sé tutto ciò che ha attinenza con l’istruzione e con l’educazione della gioventù, per costituire uno speciale servizio della sua amministrazione, cui si riconosce ormai il potere di dichiarare il vero e il falso, il bene e il male».

 

Questa idea s’è talmente radicata nella politica italiana che dai regimi totalitari è passata anche alla nostra democrazia. Ma l’ipotesi che oggi si possa costruire «lo studente democratico» utilizzando i metodi dello statalismo totalitario è perdente in partenza. Il fattore realmente innovativo dell’attuale momento scolastico, in realtà, si ritrova nel concetto di «autonomia». Non è più lo Stato a decidere cosa e come si debba insegnare, ma i singoli istituti hanno libertà di individuare percorsi didattici ed educativi legati alle istanze degli studenti, delle famiglie e del territorio. È singolare, però, che nell’era dell’autonomia, e della creazione di un sistema pubblico integrato (istituti statali e istituti paritari) la protesta studentesca si sia orientata nella richiesta di più Stato e di meno libertà. È il ritorno a un passato che non vuol passare.

 

(Giuseppe Di Fazio - La Sicilia, 29 dicembre 2010)

 



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