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SCUOLA/ I tre punti che salvano la sperimentazione dal fallimento

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Nicolas Sarkozy ha guardato per sei giorni lo spettacolo della Francia paralizzata dagli scioperi contro l’innalzamento dell’età pensionabile. Poi ha riunito il Parlamento, che ha votato la legge che milioni di persone contestavano nelle piazze. Perderà le prossime elezioni? Può darsi. Ma intanto ha costretto il Paese a fare un passo in avanti irreversibile, ha fatto il bene del Paese. Quella francese è la democrazia liberale; quella italiana è democrazia consociativa e plebiscitaria.

O Luisa Ribolzi, parlando di “brevità dei tempi”, pensa a quelli della XVI legislatura? Finora il ministro Gelmini non ha avuto la forza politica né di trainare la sua maggioranza parlamentare ad approvare il pdl 953 né di trasformarlo in proposta del Governo, visto che si tratta per lo più di una Legge-delega. Perché? Dicevamo sopra della Cisl. Dal 1985, allorché Franco Marini succedette a Pierre Carniti quale segretario generale, essa pratica una ben nota doppiezza: moderata nel settore del lavoro dipendente privato, intransigente nella difesa delle ragioni corporative del lavoro dipendente pubblico. Così, oggi il governo di centro-destra può incassare un discreto appoggio alle politiche del lavoro di Sacconi, in cambio di un’opposizione ostinata a quelle della Gelmini. Così Bonanni si atteggia in un modo, Francesco Scrima sulla valutazione degli insegnanti in un altro. Come a dire: la Fiat è una priorità del centro-destra, la scuola no.

Per uscire dalla stretta, il ministro Gelmini ha fatto ricorso all’escamotage dei progetti di sperimentazione. Incapace di portare la croce, l’ha addossata all’apparato ministeriale, il quale a sua volta l’ha appoggiata provvisoriamente sulle spalle di un Comitato/Commissione di esperti. Con ciò si evita per l’ennesima volta - la seconda per il centro-destra, che così ha raggiunto il numero di legislature inadempienti del centro-sinistra - di regolare in modo definitivo e cogente per via normativa la questione della carriera dei docenti e la valutazione esterna come una tessera essenziale dello status giuridico e della carriera: chi non accetta la valutazione non entra nella carriera insegnante.

Il meta-messaggio del disimpegno del ministro è limpido: la politica non ce la fa, neppure questa volta, che la scuola si arrangi. Questo abbandono del campo rende felici gli insegnanti conservatori e disperati gli innovatori. Intanto la croce del Comitato-Cireneo è divenuta troppo pesante per le sue generose, ma strette spalle. Non si vede infatti quali scuole e quali insegnanti possano ormai accettare di esporsi volontariamente alla sperimentazione, dopo i massicci rifiuti. Allora il metodo della sperimentazione non ha più senso? Lo può avere, se essa anticipi in un tempo/territorio determinato gli obbiettivi che la normativa intende istituzionalmente stabilizzare. Nella storia recente ci sono due esempi di tale metodo: le sperimentazioni Brocca e i quattro progetti Pilota per costruire l’Invalsi.
 



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COMMENTI
10/01/2011 - non esiste alternativa praticabile (paolo franco comensoli)

nel mio intervento sul tema della valutazione dei docenti (da tenere ben distinta da quella della singola scuola nel suo complesso, dirigente compreso) ho sostenuto che il dirigente scolastico, con il sussidio di idonee griglie di osservazione (magari elaborate dall'INVALSI), è l'unico (e da solo) che può realisticamente fare la valutazione "di massa" dei docenti che sono centinaia di mIgliaia. Le Commissioni, composte con varia fantasia e creatività (basti pensare che si è proposto di usare i pensionati, ecc.), e onerose per le casse dello Stato, possono valutare le singole istituzioni scolastiche e intervenire nei casi in cui l'azione del dirigente sia fonte di eccessiva conflittualità. Ogni altra procedura, credo, avrà vita dura o sarà inefficace.