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SCUOLA/ I tre punti che salvano la sperimentazione dal fallimento

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In ambedue i casi, si sapeva dove andare a parare. Nel primo, poiché le leggi di riforma morivano prematuramente in Parlamento, il Ministro Falcucci nel 1986 pensò di aggirare l’ostacolo dell’impotenza della politica con la via amministrativa alle riforme (che poi finirà per sfuggire di mano e generare effetti controfinali). Nel secondo caso, c’era da superare l’opposizione diffusa della scuola: dal 2001 al 2004 furono sperimentati quattro Progetti Pilota, che portarono l’adesione volontaria delle scuole da 1.800 a circa 8.000. Nel 2005 fu possibile fare la prima somministrazione obbligatoria dei questionari e nel settembre 2006 produrre il Primo Rapporto Invalsi. Sperimentare è metodo utile - non si dà qui un giudizio di merito né su Brocca né sull’Invalsi - a condizione che il progetto guardi avanti.

Ora - ed è il secondo argomento di Luisa Ribolzi - l’ipotesi del Comitato di valutazione, presieduto dal Dirigente, guarda esattamente avanti, anche se riprende un’idea, mai attuata, dei Decreti delegati del 1974. Anche Paolo Franco Comensoli pare condividere questa ipotesi: il Preside è in grado di esprimere un giudizio sugli insegnanti, coadiuvato da due insegnanti eletti. Anch’io sono convinto che non solo il Dirigente, ma anche ciascun insegnante, alunno e forse anche qualche genitore dispongano già della conoscenza necessaria per esprimere un giudizio realistico su ogni altro insegnante. È la Peer Review, grosso modo. Ma il problema sta tutto nella raccolta, nel trattamento e nella formalizzazione di queste conoscenze diffuse.

Rispetto al 1974 sono cambiate alcune cose. La prima è la caduta della qualità professionale dei Dirigenti, che è la conseguenza di un abbassamento generale della qualità professionale del corpo insegnante - dal quale i Dirigenti sono tratti - e di un allentamento o di un’assenza delle procedure di reclutamento. Anche laddove siano stati fatti dei rari e recenti concorsi, il reclutamento avviene incrociando le procedure formali con quelle “reali” delle appartenenze partitiche, sindacali, professionali. La seconda è che i nuovi Dirigenti, rispetto a quelli della mia generazione, sono prigionieri di una rete formale e informale di potere sindacale: le RSU furono istituite con il Dlgs 3 febbraio 1993 n. 29, che, fingendo di privatizzare il rapporto di lavoro degli insegnanti, legittimava una sindacalizzazione pervasiva e invasiva della vita scolastica.
 



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COMMENTI
10/01/2011 - non esiste alternativa praticabile (paolo franco comensoli)

nel mio intervento sul tema della valutazione dei docenti (da tenere ben distinta da quella della singola scuola nel suo complesso, dirigente compreso) ho sostenuto che il dirigente scolastico, con il sussidio di idonee griglie di osservazione (magari elaborate dall'INVALSI), è l'unico (e da solo) che può realisticamente fare la valutazione "di massa" dei docenti che sono centinaia di mIgliaia. Le Commissioni, composte con varia fantasia e creatività (basti pensare che si è proposto di usare i pensionati, ecc.), e onerose per le casse dello Stato, possono valutare le singole istituzioni scolastiche e intervenire nei casi in cui l'azione del dirigente sia fonte di eccessiva conflittualità. Ogni altra procedura, credo, avrà vita dura o sarà inefficace.