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SCUOLA/ Il richiamo del Papa sui corsi di educazione sessuale mette in gioco il valore della persona

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Nel suo discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede Benedetto XVI ha sollevato una questione molto delicata, quella dei corsi di educazione sessuale o civile "che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà
riflettono un'antropologia contraria alla fede e alla retta ragione". E' quella sollevata dal Papa una questione reale, perché di fatto attraverso l'educazione sessuale e le diverse forme con cui si sviluppa l'educazione alla cittadinanza si veicola una concezione della persona e non si dà, come molti credono, una informazione del tutto neutra, laica come una falsa propaganda suggerisce stravolgendo i termini della questione. Il problema è delicato, ma va affrontato in termini nuovi e con urgenza.

Da una parte l'introduzione nella scuola di corsi di educazione sessuale e civile evidenzia un'esigenza, quella di conoscere il proprio corpo e di sapersi rapportare con gli altri. Si tratta di un'esigenza reale, ogni ragazzo e ogni ragazza hanno il diritto a conoscere l'armonia della propria corporeità come hanno diritto a vivere una convivenza sociale piena in cui essere protagonisti. La questione è come viene fatta questa educazione, perché è inevitabile che parlando della sessualità o della legalità si comunichi il valore che si dà alla persona, se la si considera un meccanismo che funziona per leggi consequenziali o un essere unico, irripetibile, teso all'infinito. Siccome le cose stanno così, parlando di sesso o di società si trasmette un senso, bisogna trovare la forma di organizzazione di tali corsi che da una parte valorizzi l'esigenza, dall'altra tenga conto che si tratta di educazione e quindi di comunicazione di sé.



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