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SCUOLA/ Ocse-Pisa, in Lombardia paritaria batte statale 65-0

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Vale la pena riprendere il discorso sui dati che emergono dall’indagine Ocse-Pisa 2009, poiché il messaggio degli articoli di Repubblica e Corriere della Sera rischia davvero di essere fuorviante oltre ogni ragionevole limite. Come ricordato nelle pagine di questo quotidiano, i due articoli in questione (e specialmente quello di Repubblica) annunciavano che le scuole paritarie in Italia otterrebbero risultati peggiori rispetto alle scuole statali. In particolare, Salvo Intravaia (Repubblica) spiegava che: “(…) a fare precipitare gli studenti italiani in fondo alle classifiche internazionali sono proprio gli istituti non statali. Senza il loro "contributo", la scuola italiana scalerebbe le classifiche Ocse anche di dieci posizioni”.

 

Il dato citato da Intravaia non può che basarsi sulla tabella IV.3.9 del IV volume del rapporto Ocse-Pisa 2009 (p. 225), dove effettivamente si rileva come tra le scuole statali e le non statali esista un divario di 38 punti (a favore delle prime) - si ricordi che la media Ocse è, per costruzione, di 500 punti, ed il punteggio medio dell’Italia è 486 punti (tutti i dati si riferiscono alla materia “reading”, lettura, che è il focus dell’edizione 2009 di Pisa).

 

Tuttavia, il dato va letto in modo molto più approfondito, anche perché altre indagini - in particolare, quelle Invalsi - sembrerebbero sostenere il contrario. In ogni caso, il mio mestiere di ricercatore mi ha insegnato che è sempre meglio studiare dettagliatamente i fenomeni, prima di formulare giudizi azzardati o lanciarsi in analisi di policy.

 

Con riferimento al problema in questione, pertanto, si può andare alla tabella S.IV.f IV volume del Rapporto Ocse-Pisa 2009 (pp. 276-78), dove sono riportati i dati disaggregati per Regione, da cui emerge un’informazione importante: i dati a livello regionale sono significativi solo per Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Valle d’Aosta e Lombardia. Per tutte le altre regioni, il Rapporto riporta il dato “c”, ossia “il campione è troppo limitato per fare analisi statistiche robuste”. Ecco, dunque, un primo segnale di prudenza nell’analisi. Inoltre, per le prime tre regioni citate è noto che le scuole non statali sono sottoposte a regimi regolatori particolari, essendo Regioni a statuto speciale (e tali scuole non statali sono in realtà finanziate dal settore pubblico). L’unico caso su cui fare riflessioni, dunque, è quello della Lombardia.

 

Cosa emerge, allora, dai dati sulla Lombardia? Due evidenze:



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COMMENTI
12/01/2011 - Da perfetto ignorante "statistico" (Francesco Giuseppe Pianori)

Nel "vergognoso" articolo di Repubblica non ho compreso bene se nella categoria "scuole private" siano state inserite anche quelle scuole fatte per puri motivi "economici", quelle cioé (senza citare nomi) che usano proporre un diploma ottenibile in pochi anni e in qualche Istituto compiacente... Prestando la mia opera come "bidello" volontario in una scuola "libera" (vulgo "privata") di Rimini posso tranquillamente affermare che la qualità degli studenti è notevole. Fare di tutta l'erba un fascio non è scientificamente (statisticamente) corretto. Grazie