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UNIVERSITA’/ Sogaro (Cnsu): caro Presidente, ecco la "nostra" riforma in 5 punti

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Giorgio Napolitano (foto Imagoeconomica)  Giorgio Napolitano (foto Imagoeconomica)

Vogliamo cogliere questa occasione per farLe sapere che nelle università italiane ci sono migliaia di giovani seriamente impegnati con il proprio studio, con i problemi dell’università e con la propria vita, che, anche in questo momento di particolare difficoltà dal punto di vista economico, sociale e politico, non cedono alla tentazione del lamento o della recriminazione, rifiutano di imboccare il vicolo cieco della protesta violenta e tentano di contribuire costruttivamente al bene dell’Università e dell’intero Paese.

Venendo ora al testo della riforma appena approvata (un testo scritto a più mani, anche da esponenti del mondo accademico e politico del PD e di Confindustria), ritengo, come ho avuto modo di dire in più occasioni, che una riforma sia oggi meglio di una non riforma: il nostro sistema universitario necessita infatti di essere rilanciato e rinnovato. L’attuale Ministro si è fatto coraggiosamente carico di questa necessità, sebbene l’approccio ai problemi della nostra accademia sia stato viziato da una lettura parziale della situazione e da una politica economica largamente inadeguata.

L’università italiana non è come l’hanno raccontata dalle colonne dei giornali alcuni professori e tanti panflettisti negli ultimi due anni, cioè un covo di baroni e fannulloni, un luogo di privilegi, di inefficienze e di sprechi. È comodo e strumentale fare di ogni erba un fascio, ignorando le molte e notevoli differenze tra le situazioni esistenti, per poter poi praticare, col plauso dell’opinione pubblica, un drastico e indifferenziato taglio di risorse. Quando ci rechiamo in altri Paesi, con i programmi di scambio o di studio all’estero, il livello di preparazione offerto dall’università italiana si dimostra mediamente assai superiore a quello che i nostri coetanei ricevono nei loro Paesi. Questo dato d’esperienza è confermato dalle classifiche internazionali (assai spesso citate a sproposito): se è vero infatti che gli atenei italiani sono lontani dalle prime posizioni è altrettanto vero che molti di essi sono presenti tra le prime 4-500 del mondo. Il che significa, in sintesi, che il livello medio dell’Università italiana è alto e compete con i sistemi universitari dei Paesi con i quali siamo soliti confrontarci.

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